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Francesco Guccini a Torino e in Piemonte. I concerti, il Cantacronache, i rapporti con il Club Tenco
Guccini era un uomo di montagna di Pavana, tra Emilia-Romagna e Toscana
Il cantautore Francesco Guccini si è spento a 86 anni questa mattina a Pavana nell’appennino pistoiese circondato dall’affetto della moglie Raffaella, della figlia Teresa e dei familiari che hanno divulgato la notizia. La famiglia ha sottolineato che “nel rispetto delle sue volontà, le esequie si svolgeranno nei prossimi giorni e in forma strettamente privata. Nel chiedere che questo momento di dolore possa essere vissuto nella più stretta intimità, ringrazia tutti coloro che si uniranno al suo lutto con affetto, discrezione e rispetto. Per permettere, a chi lo ha amato, di ricordarlo e di salutarlo, verrà organizzata una cerimonia commemorativa nel mese di settembre”,
Il rapporto tra Guccini e Torino parte dai suoi concerti. Uno dei momenti più importanti è il 3 luglio 1984, quando Guccini si esibisce al Parco della Pellerina. Quella serata entra direttamente nella storia discografica del cantautore: la registrazione del concerto torinese viene infatti utilizzata per l’album dal vivo “Fra la via Emilia e il West”, pubblicato nello stesso anno.
Il doppio album raccoglie registrazioni realizzate in diverse località: il 5 giugno al Kiwi di Piumazzo, il 21 giugno in Piazza Maggiore a Bologna, il 3 luglio alla Pellerina di Torino e il 15 settembre al Teatro Tenda Lampugnano di Milano.
Guccini è ritornato diverse volte a suonare a Torino fino all’ultimo concerto PalaStampa nel 2006 e al Palaisozaki nel 2010.
Poi il rapporto fra Francesco Guccini e Torino passa dalla storia della canzone d’autore italiana, dall’influenza del Cantacronache, il collettivo nato a Torino nel 1957-1958 attorno a Sergio Liberovici, Michele L. Straniero, Fausto Amodei e Margot, con la partecipazione e la collaborazione di scrittori, poeti e intellettuali come Italo Calvino, Umberto Eco, Gianni Rodari, Franco Fortini ed Emilio Jona. Nel presentare il suo album Canzoni da intorto, Guccini indica esplicitamente nella Torino del 1958 il punto di partenza di un percorso culturale che avrebbe portato alla nascita e alla maturazione della canzone d’autore italiana.
Il nome che più di ogni altro lega Guccini a Torino è quello di Fausto Amodei. Torinese, architetto e musicista, Amodei fu tra i protagonisti del Cantacronache. La sua produzione si distingue per l’attenzione ai temi sociali e politici e per una scrittura capace di utilizzare ironia, satira e linguaggio popolare. Guccini lo ha ricordato più volte come figura di riferimento. Nel progetto di Canzoni da intorto ha scelto di rendere omaggio proprio a quella tradizione, inserendo “Per i morti di Reggio Emilia”, una delle composizioni più note di Amodei.
C’è un’altra connessione importante tra Guccini e il Piemonte: quella con il Club Tenco e con la tradizione della canzone d’autore nata attorno a Sanremo. Guccini è stato uno dei protagonisti storici della rassegna e nel 1975 ricevette il Premio Tenco alla carriera insieme, tra gli altri, proprio a Fausto Amodei, oltre che a Fabrizio De André, Enzo Jannacci e Umberto Bindi. Il rapporto con il mondo piemontese della canzone d’autore si intreccia con figure come Carlo Petrini, amico di Guccini e protagonista della storia del Club Tenco. Nel 2026 il Club Tenco ha ricordato Petrini sottolineando proprio il suo rapporto di amicizia con Guccini e il suo contributo alla cultura della canzone d’autore.
Uncem lo ricorda come uomo di montagna
Come non dirgli grazie? Per la semplicità, la schiettezza, la voce, la forza del montanaro. Francesco Guccini ci lascia con tanta eredità. Della montagna di Pavana, tra Emilia-Romagna e Toscana. Tra i castagni e le sue canzoni troppo spesso non capite. Uncem gli dice un semplice grazie. Senza romanticismo, che non gli piaceva e che non piace ai montanari. A chi vive davvero la montagna. “Pensando oggi alla sua morte – evidenzia il Presidente Uncem Marco Bussone – ci sono poche parole per racchiudere la sua vita, le sue canzoni. Guai a noi a essere banali e a ingabbiarlo in ideologie. Lo penso costruttore di un nuovo Umanesimo, proprio da Pavana. Autore di nuovi percorsi di comunità che lui aveva conosciuto in quei paesi dell’Appennino prima della fuga delle montagne. Lo penso come colui che ritorna, neomontanaro, capace di esserci ancora e sempre. Tanta eredità. Autore semplice di un Umanesimo del quale abbiamo grande bisogno”.
Lo ricorda anche il PD torinese
Non è stato solo uno dei più grandi cantautori italiani, ma anche uno scrittore e un intellettuale, una voce capace di raccontare l’Italia con le sue contraddizioni e i suoi sogni con parole che sono diventate patrimonio di intere generazioni. Le sue canzoni hanno accompagnato la storia della sinistra e di chi crede nella libertà e nella giustizia sociale. I suoi testi sono diventati poesia civile che ancora oggi ci interroga. Molti di noi conoscono a memoria tante sue canzoni. E forse, proprio in questo momento, dentro di sé ne stanno cantando una. Il modo migliore per ricordarlo è continuare ad ascoltarlo, a leggerlo, a lasciarci provocare dalla sua voce libera.
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