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Nocciola Piemonte 2026, raccolta anticipata ma il caldo riduce le rese: produzione migliore del 2025
Le conseguenze del caldo non saranno uguali in tutto il territorio.
ASTI – La raccolta della Nocciola Piemonte inizierà con circa una settimana di anticipo rispetto allo scorso anno. Le prospettive per la campagna 2026 restano complessivamente positive, anche se l’eccezionale ondata di calore e la siccità che hanno caratterizzato l’estate hanno ridimensionato le aspettative iniziali, provocando stress alle piante e una perdita di parte dei frutti.
È quanto emerge dalle valutazioni dei tecnici di Confagricoltura Asti, che prevedono comunque una produzione superiore a quella del 2025, nonostante le difficoltà climatiche affrontate negli ultimi mesi.
Il caldo e la siccità frenano le aspettative
Dopo una primavera che lasciava presagire un’annata particolarmente favorevole, le condizioni meteorologiche delle ultime settimane hanno inciso sullo sviluppo dei noccioleti. Le elevate temperature e la scarsità di precipitazioni hanno causato fenomeni di cascola, ossia la caduta anticipata dei frutti, oltre a diffusi segnali di stress vegetativo.
Nonostante questo scenario, il comparto mantiene un cauto ottimismo.
“Questa è l’ennesima dimostrazione di quanto il cambiamento climatico stia incidendo sulle produzioni”, spiega Enrico Masenga, responsabile del settore tecnico di Asti Agricoltura. “Fortunatamente le nostre aziende stanno lavorando con professionalità e competenza, riuscendo a fronteggiare sia le avversità climatiche sia quelle biologiche.”
Meno problemi con la cimice asiatica
Una nota positiva arriva dal fronte fitosanitario. Nell’Astigiano, infatti, la cimice asiatica, che negli anni scorsi aveva causato danni significativi ai noccioleti, risulta oggi ampiamente sotto controllo.
Secondo Confagricoltura Asti, i trattamenti effettuati tempestivamente dalle aziende agricole hanno consentito di contenere efficacemente la diffusione dell’insetto, evitando ulteriori perdite produttive.
Più penalizzati i noccioleti esposti al sole
Le conseguenze del caldo non saranno uguali in tutto il territorio.
Secondo Masenga, le aree storicamente vocate alla coltivazione del nocciolo dovrebbero mantenere produzioni soddisfacenti, mentre le situazioni più critiche riguarderanno i noccioleti situati nei sorì, le colline maggiormente esposte all’irraggiamento solare, dove lo stress idrico è stato più intenso.
Resta inoltre un’incognita per la prossima stagione produttiva.
“Se il caldo dovesse proseguire fino alla fine di agosto – avverte Masenga – potrebbe ridursi la differenziazione degli amenti, i fiori maschili della pianta. Un fenomeno che rischierebbe di compromettere la produzione del 2027.”
Appello per prezzi adeguati e maggior sostegno al settore
Oltre agli effetti del clima, le imprese agricole devono fare i conti con costi di produzione sempre più elevati.
Per questo Gabriele Baldi, presidente di Asti Agricoltura, sottolinea l’importanza che il mercato riconosca il valore della produzione piemontese.
“Ci auguriamo che le quotazioni tengano conto dell’andamento della campagna e dell’aumento dei costi sostenuti dalle aziende. Le rese saranno inferiori alle attese e prezzi adeguati saranno determinanti per garantire il futuro del comparto.”
Sulla stessa linea anche Mariagrazia Baravalle, direttore di Confagricoltura Asti, che chiede un maggiore impegno delle istituzioni.
“L’auspicio è che vengano riconosciuti prezzi capaci di garantire un reddito alle aziende e che il comparto possa essere maggiormente sostenuto. La Nocciola Piemonte rappresenta un’eccellenza del territorio e merita di essere valorizzata e tutelata.”
La raccolta, ormai alle porte, offrirà nelle prossime settimane un quadro più preciso dell’effettiva resa dei noccioleti piemontesi, ma il 2026 conferma ancora una volta quanto il clima sia diventato uno dei principali fattori che influenzano il futuro della corilicoltura regionale.
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