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Muore a 66 anni per un mesotelioma: esposto in Procura per la morte di un ex lavoratore delle OGR di Torino

La storia lavorativa di Vincenzo Faggiani inizia nel 1979. Per diversi anni ha lavorato alle Officine Grandi Riparazioni di Torino, occupandosi dello smontaggio dei rotabili ferroviari

Gabriele Farina

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TORINO – Trentanove anni di lavoro nelle Ferrovie dello Stato, tra le Officine Grandi Riparazioni di Torino e la rete ferroviaria piemontese. Poi la diagnosi di mesotelioma e, appena 35 giorni dopo, la morte. È la storia di Vincenzo Faggiani, deceduto a 66 anni l’8 ottobre 2025, dopo aver scoperto di essere malato il 3 settembre dello stesso anno.

A distanza di mesi, il figlio Aldo Faggiani ha deciso di rivolgersi alla Procura della Repubblica di Torino, assistito dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto. Al centro dell’esposto ci sono la morte del padre e la richiesta di verificare eventuali responsabilità, ma anche la necessità di accertare se altri lavoratori possano essere stati esposti agli stessi rischi.

Quasi quarant’anni di lavoro nelle Ferrovie

La storia lavorativa di Vincenzo Faggiani inizia nel 1979. Per diversi anni ha lavorato alle Officine Grandi Riparazioni di Torino, occupandosi dello smontaggio dei rotabili ferroviari.

Secondo quanto ricostruito nell’esposto, si trattava di attività svolte in ambienti nei quali era presente amianto. La presenza della fibra in alcuni ambienti di lavoro delle Ferrovie dello Stato è stata, negli anni, oggetto di diverse pronunce giudiziarie.

Successivamente Faggiani ha proseguito la propria attività lungo la rete ferroviaria torinese, fino al pensionamento. Secondo la ricostruzione della famiglia, anche queste mansioni lo avrebbero mantenuto in condizioni di esposizione all’amianto.

Il legame tra l’attività lavorativa e la malattia è stato successivamente riconosciuto dagli organismi competenti. L’INAIL ha riconosciuto la malattia professionale, attribuendo un’invalidità del 100%, mentre il COR Piemonte ha certificato l’origine occupazionale del mesotelioma, assegnando al caso il massimo livello di certezza previsto dal Registro Nazionale dei Mesoteliomi (ReNaM).

La diagnosi e la morte dopo appena 35 giorni

Il 3 settembre 2025 arriva la diagnosi di mesotelioma. Poco più di un mese dopo, l’8 ottobre, Vincenzo Faggiani muore.

Per il figlio Aldo, però, la vicenda non può fermarsi alla tragedia familiare. Da qui la decisione di presentare un esposto alla Procura di Torino per chiedere che vengano ricostruite le circostanze dell’esposizione e accertate eventuali responsabilità.

«Mio padre ha lavorato per trentanove anni nelle Ferrovie dello Stato e oggi non c’è più a causa del mesotelioma. Chiediamo giustizia per lui, ma soprattutto vogliamo che venga fatta piena luce su quanto accaduto, perché nessun’altra famiglia debba vivere un dolore come il nostro e perché tutti i lavoratori eventualmente esposti possano essere tutelati», afferma Aldo Faggiani.

L’esposto richiama le precedenti sentenze sull’amianto

Nell’iniziativa giudiziaria viene richiamato anche il quadro emerso negli anni davanti alla magistratura torinese. In diverse vicende sono state infatti accertate responsabilità penali legate all’esposizione all’amianto in ambienti delle Ferrovie dello Stato.

Tra i precedenti citati nell’esposto figura anche la sentenza del Tribunale di Torino n. 1291/2025.

La nuova denuncia non costituisce, però, un accertamento di responsabilità: sarà ora la Procura della Repubblica di Torino a valutare il contenuto dell’esposto e a stabilire se esistano profili di rilevanza penale da approfondire.

L’obiettivo indicato dalla famiglia è anche quello di verificare se vi siano altri lavoratori che potrebbero essere stati esposti alla fibra di amianto e che necessitino di particolare attenzione sul piano sanitario.

«La morte di Vincenzo non può essere archiviata come l’ennesimo caso»

L’avvocato Ezio Bonanni sottolinea la necessità di andare oltre il singolo caso e di ricostruire le eventuali condizioni che hanno determinato l’esposizione.

«Dietro ogni vittima dell’amianto non c’è soltanto una tragedia familiare, ma un dovere collettivo di verità. La morte di Vincenzo Faggiani non può essere archiviata come l’ennesimo caso di mesotelioma», afferma Bonanni.

E aggiunge: «Quando una malattia professionale viene riconosciuta dagli organi competenti, è doveroso verificare fino in fondo come sia potuta accadere e se altri lavoratori abbiano corso o continuino a correre gli stessi rischi».

L’esposto punta dunque su due piani: accertare eventuali responsabilità per la morte di Vincenzo Faggiani e verificare la presenza di possibili ulteriori situazioni di esposizione, con l’obiettivo di rafforzare prevenzione e tutela dei lavoratori.

La parola passa ora alla Procura di Torino, che dovrà valutare gli elementi contenuti nella denuncia e decidere se procedere con ulteriori accertamenti.

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