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Livio Berruti la leggenda dello sport e la memorabile vittoria alle Olimpiadi di Roma 1960
Livio Berruti è sempre stato un persona semplice, educata, disponibile, ma è stato per lo sport una vera leggenda per aver ottenuto risultati che nessun italiano aveva mai ottenuto nella velocità dell’atletica leggera.
Il 3 settembre 1960 il giovane velocista torinese vinse i 200 metri delle Olimpiadi allo Stadio Olimpico in Roma in 20”5, eguagliando il record mondiale che aveva ottenuto in semifinale. Una corsa entrata nella leggenda dello sport italiano e diventata uno dei simboli della rinascita dell’Italia del dopoguerra.
Roma, 3 settembre 1960. È un pomeriggio caldo allo Stadio Olimpico e sugli spalti c’è l’atmosfera delle grandi occasioni. L’Italia sta vivendo la sua Olimpiade, la prima organizzata nel Paese, e nello stadio sta per andare in scena una delle gare destinate a diventare leggenda.
In pista c’è un ragazzo di Torino di appena 21 anni. Si chiama Livio Berruti. Porta gli occhiali scuri, ha un fisico asciutto e una corsa elegante, quasi leggera. Non è considerato il grande favorito della gara. Gli americani, nei 200 metri, sono i padroni della specialità da decenni. Ma quel pomeriggio Berruti cambierà la storia.
Nato a Torino il 19 maggio 1939, Berruti aveva iniziato a praticare sport dedicandosi anche al tennis. La velocità arrivò quasi per caso, quando partecipò alle selezioni dei campionati studenteschi. Al liceo classico Cavour di Torino si fece notare vincendo gli 80 metri in 8”7, un risultato che sarebbe rimasto a lungo imbattuto. Tesserato per il Club Lancia, Berruti entrò nel giro dell’atletica nazionale e cominciò a costruire una carriera mitica.
Nel 1959, all’Arena di Milano, corse i 200 metri in 20”7. Un risultato che lo segnalava ormai come uno dei più interessanti velocisti europei. Alle Olimpiadi di Roma arrivò però senza essere considerato il principale candidato all’oro. Di fronte aveva alcuni dei migliori specialisti del mondo: gli americani Ray Norton, Stonewall Johnson e Lester Carney, il britannico Peter Radford e il francese Abdoulaye Seye.
Il programma dei 200 metri prevedeva batterie, quarti di finale, semifinali e finale. Berruti superò la sua batteria in 21 secondi e vinse anche il quarto di finale, correndo in 20”8.
Il vero capolavoro arrivò però in semifinale. La seconda semifinale era un autentico inferno per l’azzurro: in pista c’erano contemporaneamente Berruti, Ray Norton, Stonewall Johnson e Peter Radford. Soltanto i primi tre avrebbero conquistato l’accesso alla finale. Berruti non si fece intimorire. Partì forte, affrontò la curva con la sua caratteristica fluidità e accelerò nel rettilineo. Il cronometro si fermò a 20”5. Era un risultato straordinario: Berruti aveva eguagliato il record mondiale, stabilendo contemporaneamente il nuovo record olimpico e quello europeo.
Mancava ancora la finale. e mancavano soltanto due ore. per entrare nella storia. Dopo la semifinale Berruti dovette recuperare le energie per l’appuntamento decisivo. La finale era prevista alle 18, sempre allo Stadio Olimpico. Si racconta che il torinese cercò di recuperare nel sottopasso tra lo Stadio dei Marmi e lo Stadio Olimpico, approfittando di un ambiente più fresco. Gli altri finalisti, invece, si riscaldavano correndo sul prato.
Alle 18 Berruti entrò in pista. Era in quinta corsia. Accanto a lui c’erano alcuni degli uomini più veloci del mondo. Il torinese partì bene e prese immediatamente un vantaggio importante. La sua corsa era composta, elegante, quasi senza apparente fatica. All’uscita della curva era davanti agli avversari. Poi arrivò il rettilineo. Alle sue spalle Lester Carney e Abdoulaye Seye provavano a recuperare. Berruti iniziò a sentire la fatica, ma non perse la concentrazione. Continuò a correre con quella leggerezza che era diventata la sua caratteristica. Gli ultimi metri sembrarono interminabili. Poi il traguardo. Livio Berruti era campione olimpico.
Il tempo era ancora una volta 20”5. Secondo fu l’americano Lester Carney in 20”6, terzo il francese Abdoulaye Seye in 20”7. Berruti aveva quindi corso due volte nella stessa giornata in 20”5, eguagliando per due volte il record mondiale. Il primo europeo a battere gli americani.
Berruti diventò infatti il primo europeo della storia a vincere i 200 metri alle Olimpiadi interrompendo il dominio nordamericano che aveva caratterizzato la specialità. La sua vittoria rappresentò uno dei momenti più importanti dell’atletica italiana e uno dei simboli dell’Olimpiade di Roma. In quei Giochi l’Italia stava mostrando al mondo un volto nuovo. Erano passati soltanto quindici anni dalla fine della Seconda guerra mondiale e il Paese viveva gli anni della ricostruzione e del boom economico.
Ma Berruti non fu soltanto un campione di atletica. La sua storia è anche quella di uno sportivo che mantenne un rapporto molto forte con lo studio. Dopo l’oro olimpico continuò infatti il suo percorso universitario e si laureò in chimica industriale all’Università di Torino. La sua carriera internazionale proseguì ancora per diversi anni. A Tokyo 1964 arrivò quinto nella finale dei 200 metri e nel 1968 partecipò ai Giochi di Città del Messico, dove fu anche finalista con la staffetta 4×100. Nella sua carriera ha vinto sei titoli italiani nei 100 metri, otto nei 200 e uno nella staffetta 4×100.
Nel 2006, durante i Giochi olimpici invernali di Torino, fu tra gli atleti italiani incaricati di portare la bandiera olimpica nella cerimonia di chiusura. Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, nel 1960 e Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana nel 1975. Nel 2015 il Coni gli conferì il Collare d’oro al merito sportivo e il suo nome venne inserito nella Walk of Fame dello sport italiano. Nel 2018 fu nominato presidente onorario dell’Isef Torino.
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