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Quando fa troppo caldo, le marmotte smettono di giocare: lo studio nel Parco del Gran Paradiso

Le marmotte, in questo senso, possono diventare una sorta di termometro biologico delle Alpi

Gabriele Farina

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TORINO – Quando la temperatura sale, le marmotte alpine cambiano comportamento e rinunciano a una delle attività più caratteristiche, soprattutto tra i giovani: il gioco. È il risultato di un nuovo studio condotto nell’area di ricerca di Orvieilles, in Valsavarenche, nel Parco Nazionale del Gran Paradiso, e pubblicato sulla rivista scientifica Animal Behaviour in open access.

La ricerca, dal titolo Too warm to play: temperature selectively constrains social behaviour in the Alpine marmot, Marmota marmota, è stata realizzata da Caterina Ferrari, ricercatrice del Parco, insieme a Diego Rastelli, Maria Paniw e Achaz von Hardenberg. Lo studio si inserisce nel progetto di ricerca di lungo periodo sulle marmotte attivo a Orvieilles dal 2006.

Quasi 200 ore di osservazione sulle marmotte

Tra giugno 2023 e giugno 2025 i ricercatori hanno seguito 83 marmotte appartenenti a 14 gruppi familiari, per un totale di 189 ore di osservazione. Sono state registrate 667 interazioni sociali.

Un patrimonio di dati reso possibile dalla continuità del monitoraggio, che da quasi vent’anni permette di osservare non soltanto la consistenza delle popolazioni, ma anche l’evoluzione dei comportamenti degli animali nel tempo.

Ed è proprio il comportamento a fornire uno degli elementi più interessanti dello studio.

Il gioco scompare sopra i 21 gradi

La relazione con la temperatura è particolarmente evidente nel caso del gioco, un’attività che coinvolge soprattutto gli individui giovani.

Secondo i dati raccolti, l’attività ludica raggiunge il suo massimo intorno ai 12,8 gradi. Poi diminuisce rapidamente con l’aumentare della temperatura, fino a diventare quasi nulla quando si superano i 21 gradi.

Non tutte le interazioni sociali, però, subiscono lo stesso effetto.

Comportamenti come il grooming, cioè la pulizia reciproca, i saluti tra individui e le interazioni agonistiche non mostrano infatti una riduzione significativa con l’aumento delle temperature.

Le marmotte sembrano quindi adottare una sorta di “gerarchia delle priorità”: quando fa troppo caldo rinunciano a un’attività facoltativa e dispendiosa come il gioco, ma continuano a mantenere quei comportamenti necessari alla vita sociale del gruppo, dalle relazioni alle gerarchie fino alla definizione dello status degli individui.

«Questo studio mostra quanto sia importante osservare la fauna non soltanto attraverso la consistenza delle popolazioni, ma anche attraverso i suoi comportamenti», spiega Caterina Ferrari. «Il monitoraggio di lungo periodo ci permette di cogliere cambiamenti sottili che possono rappresentare i primi segnali delle trasformazioni in atto nell’ambiente alpino».

Perché il gioco delle marmotte è importante

La rinuncia al gioco potrebbe sembrare un dettaglio marginale, ma per le marmotte alpine non lo è affatto.

Il gioco coinvolge soprattutto i giovani e contribuisce allo sviluppo delle loro capacità motorie e sociali. Una riduzione prolungata dell’attività potrebbe quindi avere conseguenze che vanno oltre la semplice risposta alle temperature elevate, arrivando potenzialmente a influenzare lo sviluppo degli individui e alcuni comportamenti importanti nella vita adulta, come la difesa del territorio e la riproduzione.

È questo uno degli aspetti più significativi della ricerca: il cambiamento climatico potrebbe modificare il comportamento degli animali prima ancora di produrre effetti evidenti sulla sopravvivenza o sulla consistenza delle popolazioni.

Un animale potrebbe quindi continuare a essere presente in un determinato ambiente, ma utilizzare il proprio tempo in modo diverso rispetto al passato.

La marmotta come “spia” del cambiamento climatico

I risultati ottenuti a Orvieilles suggeriscono così che la riduzione del gioco possa diventare un possibile bioindicatore precoce dello stress termico nella marmotta alpina.

Un comportamento apparentemente semplice può dunque fornire informazioni preziose sulle condizioni dell’ecosistema. Se le temperature aumentano e gli animali sono costretti a ridurre progressivamente il tempo dedicato ad attività non indispensabili, il cambiamento potrebbe essere rilevato prima che emergano conseguenze più gravi sulla popolazione.

È proprio per questo che assume particolare importanza il progetto di ricerca avviato a Orvieilles nel 2006. La raccolta sistematica di dati per un periodo così lungo consente infatti di individuare trasformazioni comportamentali che potrebbero non essere visibili attraverso osservazioni limitate a una sola stagione o a pochi anni.

Le marmotte, in questo senso, possono diventare una sorta di termometro biologico delle Alpi: non misurano soltanto la temperatura dell’ambiente, ma mostrano attraverso i loro comportamenti quanto il caldo stia cambiando il modo di vivere degli animali in alta quota.

E il fatto che il primo segnale possa essere la rinuncia a un gioco rende ancora più interessante ciò che sta emergendo dalla ricerca. Prima ancora di vedere diminuire una popolazione, potrebbe essere il comportamento dei suoi giovani a raccontare che qualcosa, nell’ambiente che li circonda, sta cambiando.

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