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Vanchiglia, la mala movida costa cara al Comune: oltre un milione di euro ai residenti
Ora il caso di Vanchiglia potrebbe avere conseguenze rilevanti anche sul piano delle misure che il Comune dovrà adottare
TORINO – La mala movida di Vanchiglia arriva in tribunale e per il Comune di Torino il conto supera il milione di euro. È quanto dovrà essere versato a una trentina di residenti della zona di piazza Santa Giulia, che da oltre dieci anni denunciano i disagi provocati dalla musica ad alto volume, dagli schiamazzi e dalle urla durante le ore notturne.
Il Tribunale di Torino, con una sentenza di primo grado, ha riconosciuto le ragioni dei cittadini coinvolti nel processo civile iniziato nel 2021. Le famiglie riceveranno somme comprese tra 28 e 42 mila euro, calcolate in base al periodo di esposizione all’inquinamento acustico.
Il rumore della movida per oltre dieci anni
Al centro della vicenda ci sono le notti di piazza Santa Giulia e delle vie circostanti, una delle zone più frequentate della movida torinese. Per i residenti, però, la presenza di locali e giovani nelle ore serali e notturne si sarebbe trasformata negli anni in un problema difficile da sopportare.
Musica alta, urla e schiamazzi avrebbero compromesso il riposo di chi vive nella zona, con conseguenze sulla qualità della vita. Una situazione che, secondo quanto riconosciuto dal giudice, si è protratta per un periodo particolarmente lungo.
Il precedente di San Salvario
La sentenza rappresenta un nuovo capitolo nelle battaglie giudiziarie dei residenti dei quartieri torinesi contro l’inquinamento acustico legato alla movida. Il precedente più noto è quello di San Salvario, diventato negli anni un simbolo delle controversie tra residenti, locali e amministrazione comunale sul diritto al riposo e alla vivibilità degli spazi urbani.
Ora il caso di Vanchiglia potrebbe avere conseguenze rilevanti anche sul piano delle misure che il Comune dovrà adottare.
Il Comune dovrà intervenire sul rumore
La sentenza, infatti, non riguarda soltanto il risarcimento economico. Il giudice ha dato al Comune di Torino due mesi di tempo per individuare soluzioni concrete in grado di riportare i livelli di rumore al di sotto della soglia massima prevista dalla legge e, allo stesso tempo, tutelare la salute dei cittadini.
Da Palazzo Civico fanno sapere che gli uffici competenti stanno esaminando il provvedimento per valutare la possibilità di presentare ricorso in appello.
Il procedimento, dunque, non è ancora definitivamente concluso. Ma la sentenza di primo grado segna comunque un passaggio importante nella lunga vicenda di piazza Santa Giulia e riaccende il confronto sul difficile equilibrio tra il diritto alla vita notturna e il diritto dei residenti a dormire e vivere serenamente nel proprio quartiere.
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