CronacaTorino
Che fare se vi rubano la bicicletta a Torino e soprattutto come evitare di farsela rubare
La migliore protezione è una combinazione di buon antifurto, parcheggio intelligente, identificazione della bici e tecnologia GPS
TORINO – Purtroppo a Torino come in tutte le metropoli italiane il furto delle biciclette è diventano un fenomeno sempre piú diffuso. Ogni giorni se ne rubano a centinaia in qualsiasi quartiere. La ragione del trend deriva banalmente dal successo importante che ha avuto l’uso della bicicletta soprattutto dopo il covid come strumento per muoversi in città e anche per lavorare in movimento.
Le biciclette piacciono, sono utili. Quelle usate servono per tutti e per tutti gli usi, sono economiche e in teoria meno appetibili per i ladri, ma è tutto relativo che oramai si ruba di tutto. Quelle a pedalata assistita, per capirsi quelle con il motore elettrico, sono molto usate dai rider che portano il cibo e altro a casa, ma diventano uno strumento utile per muoversi in città in libertà e agilità. Quelle nuove soprattutto quelle di alta gamma spesso hanno un valore economico importante, ma sono difficili da smerciare sul territorio dove sono state rubate perchè spesso sono facilmente riconoscibili.
Come evitare di farsela rubare?
La migliore protezione è una combinazione di buon antifurto, parcheggio intelligente, identificazione della bici e tecnologia GPS ovvero più tempo e strumenti servono per rubare una bici, maggiore è la probabilità che il ladro scelga un altro obiettivo. Non esiste un sistema capace di garantire il rischio zero, ma adottare diverse precauzioni può rendere il furto molto più difficile e, soprattutto, poco conveniente per chi lo tenta.
La prima regola è non risparmiare su una buona catena o un buon lucchetto I cavi metallici sottili e le catene leggere possono essere tagliati rapidamente con strumenti relativamente semplici. Una buona strategia consiste nell’utilizzare due sistemi antifurto differenti. Per esempio, un lucchetto a U per il telaio e una catena per fissare anche una ruota. Uno degli errori più comuni è fissare il lucchetto esclusivamente alla ruota. Una ruota può essere rimossa rapidamente e il resto della bicicletta può essere portato via. Il lucchetto deve passare attraverso il telaio e un elemento fisso e resistente. Meglio ancora se permette di bloccare contemporaneamente telaio e ruota.
Il luogo in cui si parcheggia la bicicletta è importante. Sono preferibili zone molto frequentate; luoghi illuminati; aree videosorvegliate; rastrelliere pubbliche; luoghi dove vengono parcheggiate molte biciclette. Da evitare vicoli isolati, cortili facilmente accessibili, zone buie e luoghi nei quali il ladro può lavorare indisturbato. Una bici lasciata sempre nello stesso punto per molte ore può inoltre diventare un bersaglio particolarmente interessante.
Quando si utilizza una rastrelliera, bisogna verificare che sia realmente fissata al terreno. Legare una bicicletta a un elemento che può essere facilmente sfilato, spostato o smontato serve a poco. Bisogna inoltre controllare che il lucchetto non rimanga troppo lontano dal telaio. Più spazio libero c’è all’interno dell’arco del lucchetto, più facilmente il ladro può inserire strumenti per forzarlo.
La cosa migliore è parcheggiare la bici in un luogo chiuso o sorvegliato oppure davanti a telecamere funzionanti. Le aziende cominciano a realizzare aree sorvegliate e protette per le bici dei proprio collaboratori. I cortili condominiali devono poter ospitare rastrelliere per le bici, ma possono diventare zone a rischio perchè i ladri si intruffolano e cercano bici da vendere su commissione. Occorre essere molto attenti per impedire l’accesso a chi pensate non sia autorizzato per evitare che poi spariscano le bici.
La bicicletta deve essere identificabile: è importante raccogliere tutte le informazioni che possono aiutare a dimostrare la proprietà. Conviene conservare: numero di telaio; marca e modello; fotografie della bicicletta; ricevuta o fattura d’acquisto; caratteristiche particolari; eventuali segni distintivi. Una bicicletta facilmente riconoscibile e documentata è più difficile da rivendere e può essere più facilmente associata al legittimo proprietario.
Un localizzatore GPS non impedisce il furto, ma può diventare molto utile per individuare la posizione della bicicletta dopo la sottrazione. Esistono dispositivi specificamente progettati per essere nascosti nel telaio o integrati nella bicicletta. Alcuni sistemi permettono inoltre di ricevere notifiche quando la bici si muove. Se la posizione della bicicletta viene individuata, è molto più prudente fornire le informazioni alle forze dell’ordine piuttosto che affrontare direttamente chi la sta trasportando.
Per una e-bike il problema è ancora maggiore, perché è opportuno rimuovere la batteria se la bici deve rimanere a lungo incustodita. Anche la batteria stessa può essere un componente appetibile per i ladri.
Come sporgere denuncia?
Se vi rubano la bici sicuramente occorre sporgere in tempi brevi la denuncia presso i Carabinieri o la Polizia di Stato, presso una qualsiasi stazione dell’Arma, al Commissariato di zona, oppure sporgere denuncia online tramite il portale della Polizia di Stato per poi recarti in ufficio a firmarla. Successivamente pubblicare su uno dei diversi gruppi social del tipo “bici rubate” foto e circostanze del furto. La denuncia è il passo più importante e deve essere fatta entro 48 ore. Assicuratevi di portare con voi: un documento di identità valido e se disponibile Il numero di telaio della bicicletta che di solito è inciso sotto la scatola del movimento centrale per capirsi dove si innestano le pedivelle che avrete fotografato per archivio e delle fotografie dettagliate della bici con tuttele possibile caratteristiche identificative e l’eventuale scontrino o fattura di acquisto.
Se avete un localizzatore GPS funzionante conviene essere tempestivi quindi seguire la bicicletta per fare in modo che poi dopo aver chiamato il 112 le forze dell’ordine possan intercettare la bici rubata e colui che la ha portata via o ora la detiene ovvero il ladro o il ricettatore. Nei giorni scorsi una bici rubata a Torino è stata ritrovata al porto di Genova in procinto di salpare per il Marocco insieme ad altre bici rubate. Le forze dell’ordine sono intervenute e hanno saputo trovare altre bici rubate per un valore di centinaia di migliaia di euro.
Vi racconto la mia vicenda, che può essere utile per capire come agire e soprattutto il contesto nel quale ci troviamo a convivere.
Alle 12.00 del 13 luglio esco dalle OGR, dove circa un’ora prima avevo lasciato la bicicletta legata con una catena che ritenevo di buona se non ottima qualità. La bici non c’era più. La bici era dotata di un tag GPS per cui prendo immediatamente l’app che li gestisce e localizza e scopro che la bicicletta è già in movimento e si trova in una zona non lontana dalla GAM. Commetto l’errore di non prendere al volo una bici in bike sharing o chiamare un taxi e seguirla, ma chiamo mia figlia perché venga a prendermi in auto. Muoversi con i mezzi pubblici mi sembra una soluzione poco efficace; un’altra possibilità sarebbe stata prendere un taxi. Vero … ma la tempestività è importante
Naturalmente mia figlia impiega fisiologicamente almeno 20-25 minuti per raggiungermi. Nel frattempo chiamo il 112 per capire come comportarmi. Mi viene spiegato che la cosa migliore è riuscire a mantenere la bicicletta sotto controllo attraverso il GPS e poi richiamare il 112 quando si è a vista, in modo che le forze dell’ordine possano intercettarla fisicamente e fermare chi la sta trasportando.
Mentre aspetto mia figlia, seguo il GPS e quindi il tragitto della bicicletta. La bici sale verso nord lungo corso Galileo Ferraris, attraversa corso Regina Margherita e arriva dalle parti del Cottolengo, per poi dirigersi verso Porta Palazzo, nella zona del Balon. Immagino che l’obiettivo possa essere quello di venderla rapidamente.
Nel frattempo arriva mia figlia e, prendendo il passante, raggiungiamo velocemente la zona a nord di piazza Baldissera. La bicicletta, però, nel frattempo si è spostata, arrivando nella zona di corso Novara, tra corso Vercelli e corso Giulio Cesare. Il GPS continua a localizzarla in tempo reale, questa volta in via Baltea, all’angolo con via Leinì. Arriviamo in zona e, come mi era stato consigliato, chiamo nuovamente il 112. Dopo più di 20 minuti arriva una volante della Polizia. Racconto agli agenti quello che è successo. Nel frattempo, però, il GPS non è più troppo disponibile in tempo reale.
Abbiamo quattro numeri civici da verificare insieme alla Polizia. Entriamo nell’androne, poi nel cortile e infine saliamo le scale, pianerottolo dopo pianerottolo, cercando di riuscire a connetterci direttamente alla bicicletta attraverso il Bluetooth. Non ci riusciamo. L’ipotesi degli agenti è che la bicicletta possa essere stata portata in una cantina. Probabilmente, invece, come vedremo dopo, c’era un problema legato alla precisione della localizzazione.
Gli agenti mi consigliano a questo di presentare denuncia, in modo che le fotografie della bicicletta possano essere messe a disposizione delle forze dell’ordine e utilizzate per un eventuale riconoscimento diretto. Partiamo quindi alla volta del commissariato di Polizia di via Botticelli. Fortunatamente non c’è praticamente nessuno e riusciamo a presentare la denuncia rapidamente. Il consiglio degli agenti è molto chiaro: «Appena rivede online la bicicletta, vada in zona oppure ci chiami e ritentiamo una localizzazione precisa». Sono ormai passate le 15.00. Siamo stanchi, accaldati e senza aver ancora pranzato e andiamo a mangiare e a riposarci un po’.
Nel pomeriggio il segnale torna a essere presente più preciso. La bicicletta viene localizzata all’incrocio tra via Malone e via Leinì, circa cinquanta metri a sud rispetto all’avvistamento precedente. Alle 19.30 salgo sulla mia auto e torno in zona per capire meglio la situazione. Il segnale GPS va e viene, ma quando è disponibile risulta localizzato. Pensavo che a quell’ora ci fosse almeno qualche auto delle forze dell’ordine in zona, per cui giro per oltre un’ora avanti e indietro tra corso Vercelli e corso Giulio Cesare. Curiosamente, però, non ne vedo nemmeno una. Una volta ce n’erano sempre, comprese le auto dell’Esercito. Ora nulla. Poi il segnale si perde e non sarà più disponibile.
Questa è la mia esperienza. Al di là del furto della bicicletta, mi sembra che possa essere utile per aprire una riflessione più ampia sulla sicurezza urbana, sulla capacità di intervenire rapidamente quando un bene rubato è localizzato in tempo reale e, soprattutto, sull’effettiva utilità dei sistemi di geolocalizzazione quando il segnale conduce in una zona precisa ma non consente di individuare con certezza un edificio o un appartamento. Resta inoltre una domanda: se una bicicletta rubata può essere seguita quasi in tempo reale attraverso un GPS, quanto è efficace il sistema quando il proprietario riesce a indicare alle forze dell’ordine una zona estremamente circoscritta, ma l’intervento richiede comunque tempi relativamente lunghi?
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