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Fiume Po, le piogge aiutano ma non fermano la crisi: (ri)confermato l’allarme siccità

I dati del bollettino dell’Osservatorio delle autorità di bacino distrettuale del fiume Po

Chiara Scerba

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TORINO – Le precipitazioni degli ultimi giorni hanno portato un temporaneo sollievo alla disponibilità idrica del bacino del Po, ma l’emergenza resta aperta. A certificarlo è l’ultimo bollettino dell’Osservatorio dell’Autorità di bacino distrettuale, che pur registrando un incremento dei volumi lungo l’asta fluviale, negli affluenti e nei grandi laghi regolati, evidenzia il permanere di condizioni di “siccità alta” e l’assenza di una reale inversione di tendenza strutturale.

Tanta acqua ma poca “pioggia utile”

L’Osservatorio spiega come i temporali convettivi e le violente ondate di calore scarichino grandi quantità d’acqua concentrate in pochissimo tempo su terreni resi duri e aridi da mesi di carenza idrica. Il suolo non riesce a filtrare l’acqua, che ruscella velocemente in superficie provocando piene repentine e rischi di dissesto locale, risultando scarsamente efficace come “pioggia utile” per la ricarica profonda delle falde acquifere sotterranee.

I dati idrometrici

Guardando i dati, i livelli del Grande Fiume si mantengono inferiori alle medie del periodo lungo tutto il corso: a Piacenza si misurano 338 metri cubi al secondo, a Cremona 483 m³/s, a Boretto 635 m³/s e a Borgoforte 723 m³/s. Una nota positiva riguarda il tratto terminale del Delta a Pontelagoscuro (Ferrara), dove la portata si è attestata a 787 metri cubi al secondo. Questo valore, superiore alla soglia di guardia dei 450 m³/s, sta consentendo di respingere verso la foce l’ingressione della risalita salina dal mare Adriatico.

Diminuiscono le autobotti tra Piemonte e Lombardia

Sul fronte degli approvvigionamenti, l’avvicinarsi della chiusura della stagione irrigua agricola ha permesso di alleggerire la pressione sui prelievi. Secondo i dati Utilitalia, le criticità legate alla fornitura di acqua potabile risultano circoscritte ad alcune aree montane e collinari tra Piemonte e Lombardia, interessando specifici comuni nelle province di Cuneo, Novara, Vercelli, Brescia, Pavia, Bergamo e Como.

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