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BiellaCronaca

Monte Barone, dopo l’incendio i gestori del rifugio sono riusciti a tornare per fare la conta dei danni

La presenza del fungo pirofilo è un segno di speranza, che guarda al futuro e alla rinascita della natura e di conseguenza del rifugio

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BIELLA – L’incendio che ha colpito il Monte Barone e spento solo dopo oltre due settimane di lavoro ha lasciato dietro di sé devastazione e paesaggi lunari. I gestori del rifugio Monte Barone sono riusciti a tornare alla struttura dopo 20 giorni dall’evacuazione, per fare la conta dei danni.

Sono riusciti a tornare solo grazie all’accompagnamento dei volontari del Soccorso Alpino di Coggiola e della squadra di manutenzione sentieri del CAI Valsessera, a cui va il loro ringraziamento.
I gestori scrivono sui social:

Abbiamo trovato una montagna profondamente ferita.

I sentieri di accesso presentano ancora focolai nella lettiera e nelle radici degli alberi, grossi tronchi caduti che impediscono il passaggio, terreno che in alcuni punti cede e fa sprofondare, massi e pietre instabili e porzioni di sentiero completamente crollate. Cercare percorsi alternativi non è semplice e, soprattutto, non è ancora sicuro.
Intorno, un paesaggio quasi lunare pervaso dall’odore acre di bruciato.

Anche il rifugio è stato raggiunto dal fuoco sul retro, proprio in prossimità del tetto, che in quel punto è praticamente a contatto con il terreno.
Siamo stati fortunati: il fuoco non è entrato nei locali tecnici, dove la presenza di legnaia, combustibili e bombole del gas avrebbe potuto provocare conseguenze ben più gravi.
Ma i danni ci sono. Le condutture dell’acqua e quelle degli scarichi sono state distrutte e dovranno essere completamente sostituite.

Per questo, l’attività del Rifugio Monte Barone non potrà riprendere fino a quando non sarà ripristinata la rete sentieristica e rifatta l’impiantistica necessaria a rendere nuovamente funzionale la struttura.

La speranza risiede nell’attesa. Come hanno notato e documentato nelle foto c’è già tra i resti il fungo pirofilo, Pyronema Omphalodes, che compare sui terreni interessati dal fuoco e contribuisce ai primi processi di decomposizione del materiale carbonizzato. Un segno di speranza, che guarda al futuro e alla rinascita della natura e di conseguenza del rifugio.

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