CronacaPiemonte
Salito lo zero termico, ghiacciai arretrati e crolli: terribile il bilancio di Legambiente sulle Alpi dopo l’estate
«Le Alpi» – dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – «sono una delle sentinelle della crisi climatica in atto»
PIEMONTE – L’impatto della terribile estate 2026 per le Alpi e i suoi ghiacciai rischia di superare quella del 2022 e 2023. A pesare, caldo e zero termico sopra i 4.800-5.000 metri, poca neve e siccità, e oltre 70 eventi meteo estremi da inizio anno a fine agosto 2026 sulle regioni alpine. Lo sottolinea il report di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, che ha presentato ieri i dati di bilancio della sua campagna Carovana dei ghiacciai, frutto del viaggio di quest’estate lungo l’arco alpino
La conferma dello scarso stato di salute delle Alpi dopo questa estate arriva anche dallo studio dei sette ghiacciai simbolo (Adamello, Grande Motte, ghiacciai del Miage e Planpincieux sul Monte Bianco, ghiacciaio dei Forni, del Montasio e quello del Coolidge superiore sul Monviso), che testimoniano come la crisi climatica abbia accelerato il passo.
Tutti i ghiacciai osservati arretrano e sono segnati da fenomeni di instabilità. Aumentano le colate detritiche e le morene si deformano. In particolare, quest’estate, i crolli più importanti sono stati osservati sul Monviso, e sul Montasio. Dove i ghiacciai indietreggiano cresce nuova vegetazione e si diffondono specie pioniere, fenomeni su cui bisogna aprire una riflessione in termini di gestione del territorio montano.
Preoccupano Legambiente le temperature estive sempre più elevate e lo zero termico in quota che si stanno protraendo anche ad inizio settembre 2026, in coincidenza della sesta ondata di calore, determinando una fusione senza soste dei ghiacciai. Un campanello d’allarme che indica la gravità della situazione in alta quota, i cui effetti si ripercuotono anche a valle e sulle comunità locali. Secondo gli studi scientifici più recenti, dalla metà dell’Ottocento al 2015 le Alpi hanno perso circa il 57% della superficie glaciale e il 64% del volume. Ma è soprattutto la velocità della trasformazione a preoccupare: dopo il 2000 il tasso di abbassamento della superficie dei ghiacciai è triplicato.
In Piemonte sul Monviso, il ghiacciaio superiore del Coolidge è ormai declassato a glacionevato, mentre cresce l’instabilità delle pareti rocciose e soffre il fiume Po, che diminuisce la sua portata a valle.
L’associazione lancia ancora l’appello a mettere urgentemente in campo concrete politiche di mitigazione e di adattamento, monitoraggi continui in quota, e una governance europea che tenga conto dei ghiacciai e delle risorse connesse a partire dall’acqua, una risorsa che non è infinita.
«Le Alpi» – dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – «sono una delle sentinelle della crisi climatica in atto. Questa estate, segnata da caldo record, ondate di calore ed eventi meteo estremi, ci ricorda che non c’è più tempo da perdere. La crisi climatica si contrasta in primis con più politiche di mitigazione e adattamento da mettere in campo in montagna, a valle così come nelle aree urbane. Lo abbiamo chiesto nel corso di questa settimana edizione di Carovana dei ghiacciai e lo rilanciamo oggi indirizzando un chiaro appello al Governo insieme ad una governance europea dei ghiacciai e delle risorse connesse».
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