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C.S.I. ad Alba, trent’anni dopo: il ritorno che pesa come una promessa mantenuta
Trent’anni dopo lo storico live nella Chiesa di San Domenico del 5 ottobre 1996 — quello che diede vita all’album “La terra, la guerra, una questione privata”, dedicato a Beppe Fenoglio
ALBA – Ci sono concerti che si limitano a suonare, e concerti che si fanno carico di un pezzo di storia. Quello dei C.S.I. ad Alba appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Non è un caso che la data sia stata scelta all’interno della Maratona Fenogliana: trent’anni dopo lo storico live nella Chiesa di San Domenico del 5 ottobre 1996 — quello che diede vita all’album “La terra, la guerra, una questione privata”, dedicato a Beppe Fenoglio — il Consorzio Suonatori Indipendenti è tornato nella città delle Langhe con la formazione storica al completo: Giovanni Lindo Ferretti, Massimo Zamboni, Gianni Maroccolo, Ginevra Di Marco, Francesco Magnelli e Giorgio Canali.
Piazza Medford si è riempita ben oltre le aspettative: una capienza fino a 8.800 spettatori in piedi, richiamati da ogni parte d’Italia per un evento che il Comune e il Centro Studi “Beppe Fenoglio”, insieme ad ANPI Alba-Bra e al Portami Via Festival, hanno costruito attorno a un’idea precisa — che la musica dei C.S.I. non sia mai stata solo musica, ma un modo di tenere viva la memoria partigiana e civile del territorio. Il sindaco Alberto Gatto e la vicesindaca Caterina Pasini lo avevano ribadito nei giorni precedenti, e lo stesso ha fatto Margherita Fenoglio, figlia dello scrittore, ricordando quanto quella prima serata in San Domenico fosse rimasta scolpita nella memoria della città.
Sul piano musicale, la scaletta ha attraversato l’intera parabola del gruppo, dagli esordi di “Ko de mondo” fino ai classici più identitari: apertura con “In Viaggio”, poi “Occidente”, “Del Mondo”, “A Tratti”, “Inquieto”, “Cupe Vampe” e una “Linea Gotica” che resta probabilmente il pezzo più atteso di ogni data del tour “In Viaggio”. Non sono mancati i momenti più aspri e viscerali di “Irata” ed “Esco”, l’apertura verso sonorità più ampie di “Bolormaa” e “Blu”, fino alla strepitosa “Forma E Sostanza” e “Brace”. La seconda parte del concerto ha virato più decisamente sul repertorio della memoria: “Unità Di Produzione”, “Depressione Caspica”, la toccante rilettura di “E Ti Vengo A Cercare” di Franco Battiato, e naturalmente “Montesole”, brano-manifesto che lega il gruppo al concerto del 2001 a Marzabotto in ricordo di don Giuseppe Dossetti. Chiusura con “Matrilineare”, “Mimporta ‘nasega” e “Buon Anno Ragazzi”, quest’ultima capace di lasciare la piazza sospesa tra commozione e energia residua.
Ad aprire la serata, dalle 20, Lo Stato Brado, prima che alle 21 salisse sul palco la band vera e protagonista della serata. Al di là del valore musicale — e la tenuta della formazione, a distanza di venticinque anni dallo scioglimento, non ha deluso chi si aspettava intensità piuttosto che nostalgia — a colpire è stato soprattutto il contesto: un pubblico arrivato da ogni regione, una città che ha trasformato un concerto rock in un momento di cittadinanza attiva, e una band che continua a scegliere le proprie tappe non per convenienza ma per significato, da Marzabotto alle Langhe fino alle prossime date del sud Italia. Ad Alba, il cerchio aperto nel 1996 si è chiuso — o forse, più esattamente, si è riaperto.
Foto e report Paolo Pavan/QP
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