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Gillo Pontecorvo, al Museo del Cinema l’archivio del regista e il Leone d’Oro della Battaglia di Algeri

Si intitola “Gillo Pontecorvo. Una battaglia dopo l’altra” l’esposizione curata da Mauro Genovese con Caterina Massignani

Gabriele Farina

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TORINO – Documenti originali, sceneggiature, fotografie, appunti di lavoro e materiali in gran parte inediti. E per la prima volta esposto al pubblico anche il Leone d’Oro assegnato nel 1966 a La battaglia di Algeri. È il cuore della nuova mostra che il Museo Nazionale del Cinema dedica a Gillo Pontecorvo, a vent’anni dalla sua scomparsa e a sessant’anni dal riconoscimento veneziano al suo film più celebre.

Si intitola “Gillo Pontecorvo. Una battaglia dopo l’altra” l’esposizione curata da Mauro Genovese con Caterina Massignani, allestita al piano di accoglienza della Mole Antonelliana dal 16 settembre 2026 al 5 aprile 2027.

Al centro del percorso c’è l’Archivio Gillo Pontecorvo, donato dalla famiglia al Museo Nazionale del Cinema. Un fondo documentario che permette di entrare non soltanto nella filmografia del regista, ma anche nel suo laboratorio creativo e nella sua attività intellettuale e civile.

Dentro l’archivio di Gillo Pontecorvo

La mostra accompagna il pubblico attraverso le diverse fasi della vita di Pontecorvo: dagli anni della Resistenza all’esperienza giornalistica, dalla preparazione dei suoi film fino ai progetti culturali dell’ultima parte della sua vita.

Il percorso utilizza documenti originali, appunti, sceneggiature, corrispondenza, fotografie, materiali preparatori e filmati, molti dei quali vengono presentati al pubblico per la prima volta o sono stati digitalizzati proprio in occasione dell’esposizione.

L’obiettivo è mostrare come nasceva il cinema di Pontecorvo e quanto fosse stretto, nel suo lavoro, il rapporto tra ricerca cinematografica, storia contemporanea e impegno civile.

Le “battaglie” che danno il titolo alla mostra diventano così altrettante chiavi di lettura della sua opera: la Resistenza, la memoria della Shoah, l’autodeterminazione del popolo algerino, la denuncia del colonialismo, ma anche le istanze di emancipazione femminile e giovanile.

La Battaglia di Algeri e quel Leone d’Oro del 1966

Il fulcro dell’esposizione è naturalmente ** La battaglia di Algeri **, il film del 1966 che raccontò la lotta per l’indipendenza algerina attraverso uno stile cinematografico capace di avvicinarsi al documentario e alla cronaca.

Attorno al film sono costruiti alcuni dei principali focus della mostra, insieme agli altri lavori di Pontecorvo: Giovanna del 1955, Kapò del 1960 e Queimada del 1969.

Ma c’è un oggetto che, da solo, rappresenta una delle grandi attrazioni dell’esposizione: il Leone d’Oro originale assegnato nel 1966 alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia a La battaglia di Algeri.

Grazie alla collaborazione della famiglia Pontecorvo, il premio viene mostrato per la prima volta al pubblico. È il riconoscimento ottenuto da un’opera che avrebbe avuto una lunga influenza sulla storia del cinema e che ancora oggi viene studiata per il suo rapporto tra finzione, realismo e rappresentazione della Storia.

La mostra ricorda inoltre un altro capitolo legato al film: Yacef Saadi, ex comandante del Fronte di Liberazione Nazionale algerino, che fu produttore della pellicola e interpretò sé stesso, contribuendo alla particolare dimensione documentaria dell’opera.

Da Ennio Morricone a Franco Solinas

Il cinema di Pontecorvo è anche il risultato di una rete di collaborazioni che ha segnato profondamente la sua produzione.

Tra queste c’è quella con Ennio Morricone, autore delle musiche di alcune delle sue opere più importanti. Il rapporto tra immagini e musica contribuì a costruire la tensione drammatica e il carattere realistico dei film di Pontecorvo.

Fondamentale fu anche il sodalizio con Franco Solinas, sceneggiatore con il quale condivise una forte attenzione per i temi politici e civili. Insieme lavorarono a La battaglia di Algeri e Queimada, affrontando questioni come colonialismo, libertà e rapporti di potere.

Proprio per Queimada, Pontecorvo riuscì a coinvolgere Marlon Brando, protagonista nel ruolo di Sir William Walker.

Nel percorso della mostra trova spazio anche Giuliano Montaldo, figura importante nella vicenda umana e professionale del regista.

Il cinema come strumento per leggere la Storia

L’esposizione non vuole essere soltanto una celebrazione del regista. Una parte importante del progetto è infatti rivolta agli studenti e alle nuove generazioni, con un percorso che mette in relazione cinema, storia e cittadinanza.

Il Museo propone un dossier didattico destinato in particolare alle scuole secondarie di secondo grado. Il materiale affronta alcune delle parole chiave della mostra: Resistenza, Colonialismo, Autodeterminazione ed Emancipazione, utilizzando anche documenti provenienti dall’archivio di Pontecorvo.

Al centro c’è il tema delle fonti e del loro utilizzo per conoscere e interpretare la Storia.

Un’attenzione ai giovani che richiama anche una parte della carriera dello stesso Pontecorvo. Durante la sua direzione della Mostra del Cinema di Venezia, il regista promosse infatti iniziative rivolte alle nuove generazioni, tra concorsi per le scuole, incontri con gli autori e altre attività.

Una mostra accessibile a tutti

L’allestimento è stato progettato secondo i criteri del Design for All.

All’inizio del percorso sono disponibili un’introduzione in LIS, Lingua dei Segni Italiana, e una mappa orientativa visivo-tattile. Le diverse sezioni sono inoltre accompagnate da QR code che consentono di accedere all’audiodescrizione e alla traduzione in LIS dei testi.

I visitatori possono inoltre ricevere gratuitamente un supporto cartaceo alla visita, realizzato in italiano e inglese grazie agli sponsor tecnici Fedrigoni e Stampatello.

Al Cinema Massimo la retrospettiva dedicata a Pontecorvo

La mostra alla Mole Antonelliana è accompagnata da una retrospettiva al Cinema Massimo.

Dal 15 al 23 settembre 2026 è in programma Il cinema di Gillo Pontecorvo, con i principali film del regista, alcuni documentari e Il sole sorge ancora di Aldo Vergano, pellicola del 1946 nella quale Pontecorvo partecipò come attore.

La rassegna ricorda anche gli anni della sua esperienza come direttore della Mostra del Cinema di Venezia.

Per il Museo Nazionale del Cinema, dunque, il ventennale della scomparsa di Pontecorvo diventa l’occasione per aprire al pubblico non soltanto la sua filmografia, ma soprattutto il materiale che permette di capire come quei film siano nati.

E, accanto alle carte dell’archivio, c’è un simbolo concreto di quella storia: quel Leone d’Oro del 1966, rimasto per decenni lontano dagli occhi del pubblico e ora esposto alla Mole Antonelliana.

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