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CronacaTorino

Modella sui social, narcotrafficante per campare, la strana vita di Paula Simões

Simões è soprattutto conosciuta per essere la moglie di Patrick Assisi e dopo l’arresto del marito avrebbe gestito il traffico

Gabriele Farina

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TORINO – Trentamila follower su Instagram e una vita apparentemente lontana dall’immagine tradizionale dei grandi trafficanti di droga. Paula Simões, 33 anni, brasiliana, è però finita al centro dell’operazione “Eredità”, l’indagine condotta dalla Polizia federale brasiliana insieme ai carabinieri del Ros di Torino, coordinata dalla Procura di Torino.

Il suo nome compare tra quelli delle persone arrestate in Brasile nell’ambito dell’inchiesta che punta a ricostruire la presunta prosecuzione del traffico internazionale di cocaina riconducibile alla famiglia di Patrick e Nicola Assisi, originari del Canavese.

Simões è soprattutto conosciuta per essere la moglie di Patrick Assisi, uno dei due fratelli già arrestati nel 2019. Secondo la ricostruzione degli investigatori, però, dopo l’arresto del marito avrebbe avuto un ruolo nella rete che avrebbe raccolto l’eredità dei traffici criminali della famiglia.

Chi è Paula Simões

Paula Simões ha 33 anni ed è brasiliana. La sua presenza sui social network restituisce un’immagine molto diversa da quella che emerge dalle carte dell’inchiesta.

Il suo profilo Instagram conta circa 30mila follower e presenta una dimensione pubblica legata alla vita personale e all’immagine, quella di una giovane donna che non sembra avere come obiettivo principale quello di costruire una carriera da influencer.

È però il legame con Patrick Assisi a collocarla all’interno della vicenda giudiziaria che coinvolge la famiglia.

Patrick Assisi, insieme al fratello Nicola, è infatti uno dei nomi già emersi nelle indagini sul traffico internazionale di cocaina tra il Sud America e l’Europa. I due, originari del Canavese, erano stati arrestati nel 2019.

Dopo gli arresti, secondo gli investigatori, la rete non si sarebbe fermata

È proprio questo il passaggio sul quale si concentra l’operazione “Eredità”.

Secondo gli investigatori, dopo l’arresto dei fratelli Assisi il traffico di cocaina non sarebbe stato interrotto, ma sarebbe proseguito attraverso una rete composta da familiari e persone di fiducia.

Il gruppo avrebbe continuato a utilizzare contatti e canali già costruiti in precedenza per procurare la droga in Sud America e organizzare le spedizioni verso l’Europa.

In questo quadro si inserisce la figura di Paula Simões, indicata dagli investigatori tra le persone coinvolte nella nuova organizzazione. Il suo arresto è avvenuto in Brasile, dove sono state eseguite complessivamente otto ordinanze di custodia cautelare e cinque perquisizioni in diverse località.

Il legame con Torino

L’inchiesta ha una dimensione internazionale, ma porta anche direttamente a Torino e al Piemonte.

La famiglia Assisi, originaria del Canavese, era già finita al centro delle indagini della magistratura torinese per il traffico di cocaina. La nuova operazione mira a ricostruire ciò che sarebbe avvenuto dopo gli arresti del 2019 e, in particolare, chi avrebbe assunto la gestione dei rapporti con i fornitori sudamericani e dei successivi trasferimenti della droga verso l’Europa.

Alla rete vengono collegati almeno 11 sequestri effettuati tra il 2019 e il 2020, per un totale di circa 4,6 tonnellate di cocaina.

Una delle partite più importanti, circa 2,2 tonnellate, si trovava già in Brasile quando gli Assisi furono arrestati. Secondo la ricostruzione investigativa, sarebbe stata successivamente movimentata dal gruppo che avrebbe raccolto l’eredità dei traffici.

Dai 30mila follower all’arresto

È soprattutto questo contrasto ad aver portato Paula Simões al centro dell’attenzione: da un lato la presenza sui social e un profilo seguito da migliaia di persone, dall’altro l’accusa di aver fatto parte della rete che avrebbe proseguito il traffico di cocaina della famiglia Assisi.

Un’immagine pubblica apparentemente distante dalle dinamiche criminali descritte dagli investigatori, ma che ora dovrà confrontarsi con le contestazioni contenute nell’inchiesta “Eredità”.

Per Paula Simões, come per gli altri destinatari dei provvedimenti, sarà il procedimento giudiziario a stabilire le eventuali responsabilità.

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