CronacaTorino
Delitto di via Gulli a Torino, Morando punta il dito contro la prof: “La chiamavamo Satana”
Tramite le intercettazioni ambientali si tracciano i contorni di un delitto efferato e della macabra gestione del post-omicidio
TORINO – Nelle 18 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare del Gip del tribunale di Torino, Antonio Borretta, c’è tutto l’orrore di un delitto che ha sconvolto il capoluogo piemontese, l’omicidio del 39enne Fabio Colapietro. Pagine che cambiano anche la narrativa che in questi giorni concitati si è fatta del delitto di via Gulli.
Per l’omicidio i tre fermati Christian Matheus De Oliveira Morando, di 26 anni originario di Chivasso, Nicole Formichetti, docente di 47 anni originaria di Rieti, e l’italo-filippina Keith Simon Domingo, di 22 anni, resteranno in carcere. Il Gip Borretta, che si era riservato la decisione, non ha convalidato i fermi – giacché non è stato riconosciuto il pericolo di fuga –, ma ha ritenuto gli indizi contro di loro sufficienti a trattenerli e ha disposto comunque la custodia cautelare in carcere per tutti e tre.
L’uomo è accusato di omicidio e soppressione di cadavere, le due donne di favoreggiamento e concorso nella soppressione del cadavere.
I dettagli emergono nelle pagine del Gip
Ma i ruoli forse non sono così netti. Ed ecco che ritorniamo alle 18 pagine di cui sopra.
Ne emerge un quadro leggermente diverso, in cui ognuno ha avuto un ruolo e, soprattutto, in cui ora le responsabilità si scaricano sugli altri. È Morando il primo a puntare il dito contro la professoressa di Rieti Formichetti e a descriverla come colei che, in realtà, ha agito in maniera chirurgica per tentare di arginare il “danno”.
Tramite le intercettazioni ambientali si tracciano i contorni di un delitto efferato e della macabra gestione del post-omicidio.
All’origine dell’aggressione ci sarebbe la reazione d’istinto di Cristian Matheus De Oliveira Morando. Svegliato di soprassalto mentre dormiva nell’abitazione della coinquilina Nicole Formichetti, il giovane avrebbe sorpreso Colapietro entrato dalla finestra per rubargli un braccialetto d’oro. Non gli sarebbe quindi stato sottratto del denaro come emerso fino a ora.
La colluttazione è sfociata in tragedia: De Oliveira Morando ha stretto le braccia attorno al collo della vittima “a tenaglia” fino a strangolarla.
Dopo il delitto le intercettazioni registrano il crollo emotivo del 26enne che, sfogandosi con la madre e l’ex compagna, ha indicato nella coinquilina Nicole Formichetti la vera mente direttiva del gruppo. Secondo il suo racconto, la donna ha avuto un ruolo tutt’altro che passivo, anzi, sarebbe stata l’unica a gestire lucidamente la situazione con l’obiettivo di liberarsi rapidamente del corpo per tornare alla vita di sempre.
“La direzione dell’attività svolta era sotto il controllo della professoressa che chiamavamo ‘Satana’“, ha confessato l’uomo.
Il piano d’occultamento, orchestrato insieme anche a Keith Simon Domingo (detto “Sara”), ha toccato vertici di pura crudeltà. Scartata l’ipotesi di abbandonare il corpo in una valigia o gettarlo nel fiume, i tre hanno deciso di sezionarlo, chiuderlo in 16 sacchi neri e immergerlo nella vasca da bagno all’interno di contenitori riempiti con cemento a presa rapida, acquistato nei negozi della zona.
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