LavoroTorino
Sciopero sotto il grattacielo Intesa Sanpaolo: oltre 150 lavoratori chiedono stabilità
La protesta arriva dopo mesi segnati da cassa integrazione, dichiarazioni di esubero, programmi di incentivo all’esodo
TORINO – Oltre 150 lavoratrici e lavoratori di Innovaway e NBT hanno scioperato e manifestato a Torino, sotto il grattacielo di Intesa Sanpaolo, per chiedere garanzie sul futuro occupazionale e la stabilizzazione dei posti di lavoro nella filiera dei servizi bancari in appalto.
La protesta arriva dopo mesi segnati, secondo quanto riferito dalle organizzazioni sindacali, da cassa integrazione, dichiarazioni di esubero, programmi di incentivo all’esodo e progressivo spostamento delle attività verso altri fornitori o direttamente all’interno della banca.
La protesta dei lavoratori dell’indotto
Al centro della mobilitazione c’è il futuro di centinaia di lavoratori che operano nella filiera dei servizi collegati a Intesa Sanpaolo.
I sindacati contestano in particolare la progressiva riduzione dei volumi affidati alle aziende dell’indotto e la reinternalizzazione di alcune attività. Una situazione che, secondo le organizzazioni dei lavoratori, sta determinando una perdita di posti di lavoro e un peggioramento delle condizioni occupazionali.
«Intesa Sanpaolo, dopo mesi di cassa integrazione, dichiarazioni di esubero, programmi di incentivo all’esodo, costante dirottamento delle chiamate su altri fornitori, reinternalizzazione progressiva di importanti volumi e peggioramento costante delle condizioni di lavoro, prosegue nella sua strada distruttiva di posti di lavoro nella filiera che ha lei stessa creato», sostengono i sindacati.
I 30 esuberi di Innovaway
Tra le situazioni portate all’attenzione della protesta c’è quella di Innovaway, dove, secondo la Fim-Cisl Torino e Canavese, la reinternalizzazione presso l’azienda titolare del subappalto INBIZ comporterà entro la fine del mese 30 esuberi.
«Sono persone che hanno servito la banca per 15 anni», sottolinea Vito Bianchino della Fim-Cisl Torino e Canavese.
«Confrontare le marginalità miliardarie dell’istituto con lo stato in cui versano i lavoratori addetti ai suoi servizi in appalto dà un profondo senso di sconforto e di ingiustizia sociale», aggiunge Bianchino. «Chiediamo rispetto e un trattamento dignitoso per questi lavoratori. Chiediamo a Intesa Sanpaolo un intervento vero per cambiare questa situazione, assumendosi le sue responsabilità per la situazione in cui versano questi lavoratori».
Il caso NBT a Leinì
La protesta riguarda anche NBT, azienda con sede a Leinì, che nei mesi scorsi ha affrontato il rischio di chiusura.
«A due soli mesi dal rischio chiusura di NBT a Leinì, le lavoratrici e i lavoratori si ritrovano a dover scioperare per tornare ad avere un lavoro dignitoso e una prospettiva reale futura», afferma Giorgia Perrone della Fiom-Cgil Torino.
La sindacalista punta quindi il dito contro le scelte relative alla filiera dei servizi esterni della banca.
«La Banca dichiara utili da capogiro, è pronta ad investire oltre 30 miliardi di euro per acquistare Monte dei Paschi di Siena e prevede programmi d’assunzione da centinaia di persone nella Filiale Digitale. Non una parola sull’imponente filiera dei servizi esterni da lei creata, formata e controllata che si apprestano a smantellare», sostiene Perrone.
Secondo la Fiom, quasi mille persone in tutta Italia potrebbero essere coinvolte dalle ricadute occupazionali delle riorganizzazioni della filiera.
I sindacati chiedono un confronto
La richiesta dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali è quella di aprire un confronto con Intesa Sanpaolo per individuare soluzioni che consentano di salvaguardare i posti di lavoro e garantire una prospettiva occupazionale alle persone coinvolte.
«Torino apre le danze: domani sarà l’inizio di una valanga di indignazione che sommergerà in fretta la Banca», afferma Perrone. «Intesa è ancora in tempo per fare la differenza e costruire un percorso partecipato di salvaguardia dei posti di lavoro».
La mobilitazione torinese si inserisce dunque in una vertenza più ampia che riguarda il futuro della filiera dei servizi esternalizzati collegati a Intesa Sanpaolo e che, secondo i sindacati, potrebbe avere conseguenze occupazionali anche in altre città italiane.
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