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Nasce la Rete dei Comuni delle Streghe del Nord Ovest: cinque territori uniti dalla storia delle streghe

Levone (Torino), Miagliano (Biella), Saint Denis (Aosta), Rifreddo (Cuneo) e Triora (Imperia)

Gabriele Farina

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LEVONE – Cinque Comuni di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta si mettono insieme per raccontare una storia comune, fatta di processi, documenti d’archivio, memoria e vicende umane. Nasce così la “Rete dei Comuni delle Streghe del Nord Ovest”, un progetto che riunisce Levone (Torino), Miagliano (Biella), Saint Denis (Aosta), Rifreddo (Cuneo) e Triora (Imperia).

La nascita ufficiale della Rete è prevista per domenica 18 ottobre, quando alle 10 il Teatro Comunale “Teresa Belloc” di San Giorgio Canavese ospiterà la cerimonia di sottoscrizione del Protocollo d’Intesa.

L’obiettivo è mettere in comune un patrimonio storico e antropologico legato alle vicende documentate sulla stregoneria, trasformandolo in un’occasione di collaborazione culturale e di sviluppo turistico sostenibile.

Cinque Comuni e una storia da raccontare

I territori coinvolti sono accomunati dalla presenza di tracce storiche e memorie processuali legate alla stregoneria. Storie diverse, maturate in contesti locali differenti, che la nuova Rete vuole però valorizzare attraverso una narrazione condivisa.

Alla cerimonia saranno presenti i rappresentanti dei cinque Comuni fondatori: il sindaco di Levone Massimiliano Gagnor con la vicesindaca Laura Allice, il sindaco di Miagliano Alessandro Mognaz con il vicesindaco Mauro Vinetti, il sindaco di Saint Denis Guido Théodule con la vicesindaca Rosy Falletti, il sindaco di Rifreddo Elia Giordanino e l’assessore alla Cultura di Triora Giacomo Oliva.

Ad aprire l’appuntamento saranno i saluti del sindaco di San Giorgio Canavese Marco Baudino, prima della presentazione e della firma dell’accordo.

Con la sottoscrizione del Protocollo, sarà Levone ad assumere il ruolo di Comune capofila della Rete.

La “strega” oltre il folklore

Uno degli elementi caratterizzanti dell’iniziativa sarà il tentativo di andare oltre l’immagine stereotipata della strega come semplice personaggio del folklore.

A moderare la conferenza sarà infatti Margherita Giacobino, scrittrice, saggista e traduttrice torinese, che ha un legame particolare con questo tema. Durante l’anno accademico 1975-1976 dedicò infatti la propria tesi di laurea all’Università degli Studi di Torino ai processi per stregoneria ed eresia del tardo Quattrocento, sotto la guida del medievista Giuseppe Sergi.

La conferenza permetterà ai rappresentanti dei cinque Comuni di presentare le rispettive vicende, le fonti d’archivio e le ragioni che hanno portato alla nascita della Rete.

Il progetto punta quindi a riportare al centro non soltanto la figura della “strega”, ma soprattutto le persone coinvolte nei processi, le dinamiche sociali dell’epoca e i meccanismi di marginalizzazione, utilizzando la storia come strumento per interrogarsi anche sul presente.

Cultura, turismo e memoria

Il Protocollo d’Intesa prevede una collaborazione su diversi fronti. I cinque Comuni intendono sviluppare insieme attività culturali, itinerari turistici e percorsi educativi, sia fisici sia digitali, oltre a favorire lo scambio di documenti, competenze ed esperienze.

Tra gli obiettivi c’è anche la costruzione di una narrazione comune del patrimonio legato alla stregoneria, considerato non soltanto come elemento della storia locale, ma come bene antropologico ed eredità culturale immateriale.

La Rete potrà inoltre partecipare congiuntamente a bandi, programmi di finanziamento ed eventi di promozione, cercando di aumentare la visibilità dei singoli territori attraverso un progetto condiviso.

Da Levone a Triora, passando per le vallate piemontesi e valdostane, l’idea è dunque quella di collegare luoghi differenti attraverso una storia che, per secoli, ha lasciato nei documenti e nella memoria locale le tracce di donne e uomini accusati di pratiche di stregoneria.

La firma del 18 ottobre a San Giorgio Canavese segnerà così l’avvio ufficiale di un percorso che punta a trasformare quelle memorie in conoscenza, cultura e nuove occasioni per i territori.

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