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Moschea alla ex Nebiolo di Torino, la Comunità valdese: “Non si strumentalizzi la libertà di culto”
Nel documento viene richiamata anche la sentenza della Corte costituzionale n. 254 del 2019, relativa alla destinazione di spazi pubblici alle attività di culto delle diverse confessioni religiose
TORINO – La Comunità valdese prende posizione sul progetto di riqualificazione dell’ex Fonderia Nebiolo di Torino, destinato anche ad accogliere un nuovo luogo di culto islamico, e invita a non trasformare la questione in uno strumento di scontro politico ed elettorale.
«Non si può strumentalizzare a fini elettorali un progetto di riqualificazione urbana e di libertà di culto come quello della ex-Nebiolo», afferma il presidente del Concistoro, Sergio Velluto.
Secondo la Comunità valdese, la libertà religiosa è un diritto garantito dalla Costituzione e non può essere subordinato alla presenza o meno di un’Intesa tra lo Stato e una confessione religiosa. Il riferimento è in particolare all’articolo 19 della Costituzione, che garantisce a tutti il diritto di professare liberamente la propria fede religiosa.
“La libertà di culto vale per tutti”
Per i valdesi è quindi necessario individuare e rendere accessibili aree adeguate allo svolgimento delle attività di culto per tutte le confessioni religiose.
«Cambiare la legislazione regionale per rendere più difficile l’esercizio di un diritto costituzionale è sbagliato oltre che discriminatorio», sostiene Velluto, secondo cui la libertà religiosa deve essere tutelata senza distinzioni tra le diverse fedi.
La Comunità valdese sottolinea inoltre il ruolo che i luoghi di culto possono avere all’interno di una società sempre più multiculturale. La possibilità di disporre di spazi adeguati favorisce il dialogo tra le religioni e i percorsi di integrazione e convivenza civile.
Al contrario, rendere più difficile l’accesso a luoghi di culto regolari potrebbe contribuire a mantenere sommerso il fenomeno, con possibili conseguenze anche sul piano dell’ordine pubblico.
Il richiamo alla sentenza della Corte costituzionale
Nel documento viene richiamata anche la sentenza della Corte costituzionale n. 254 del 2019, relativa alla destinazione di spazi pubblici alle attività di culto delle diverse confessioni religiose.
Secondo la Comunità valdese, regioni e comuni devono tenere conto della presenza delle diverse confessioni sul territorio quando programmano gli spazi destinati al culto. Per questo, sostiene Velluto, il problema non dovrebbe essere affrontato semplicemente ragionando sulla distanza tra un luogo di culto e l’altro, ma sulla necessità di realizzare strutture adeguate alla loro funzione e integrate nel tessuto urbano.
Ed è proprio in questa prospettiva che l’ex Nebiolo viene indicata come un esempio di intervento coerente con una corretta pianificazione urbana.
A Torino più luoghi di culto non cattolici che chiese cattoliche
La Comunità valdese cita inoltre gli studi condotti negli ultimi anni da università e Politecnico di Torino sulla presenza delle diverse confessioni religiose in città.
Secondo il dato riportato nel documento, già nel 2021 una tesi magistrale di Architettura di Celenza censiva a Torino 161 luoghi di culto appartenenti a confessioni diverse da quella cattolica, a fronte di 159 chiese cattoliche.
Un dato che, secondo i valdesi, dimostrerebbe la necessità di una programmazione urbanistica capace di tenere conto della trasformazione della società torinese e della crescita della presenza di confessioni religiose differenti da quella cattolica.
«Un approccio e un’apertura che riguarda tutte le fedi, non solo quella islamica», sottolinea Velluto.
La posizione della Comunità valdese si inserisce così nel dibattito politico e istituzionale che si è aperto attorno all’ex Fonderia Nebiolo, sostenendo la necessità di affrontare la questione soprattutto dal punto di vista della libertà religiosa, della pianificazione urbana e della convivenza in una città sempre più pluralista.
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