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La Confederazione islamica italiana sulla nuova moschea a Torino: «Respingiamo falsità e ricostruzioni di parte»
Nel comunicato la Confederazione sottolinea di aver parlato anche con l’assessore Marrone in passato, ricevendo apprezzamenti e disponibilità
TORINO – Ha generato molte polemiche l’approvazione dell’erezione del nuovo centro islamico a Torino, nella zona dell’Ex Nebiolo. Tra le moltissime voci che si sono espresse a commento del progetto, ci sono anche quelle delle comunità religiose.
Le parole della Chiesa torinese e dei valdesi
L’arcivescovo di Torino Repole, a margine della firma della candidatura Unesco del Chilometro Quadrato della Carità, non aveva in realtà offerto una posizione chiara sul tema, limitandosi a presentare l’edificazione della moschea come un’occasione per riflettere sulla laicità e l’integrazione religiosa. La comunità valdese in un comunicato aveva invece accolto positivamente la notizia, invitando a non «strumentalizzare a fini elettorali un progetto di riqualificazione urbana e di libertà di culto come quello della ex-Nebiolo». Il presidente del Concistoro valdese Sergio Velluto aveva sottolineato come la libertà religiosa sia un diritto garantito dalla Costituzione che vale per tutti.
Progetto finanziato dal Marocco
Per contrastare alcune ricostruzioni che alimenterebbero «paure infondate a scopo propagandistico», ieri la Confederazione Islamica Italiana ha diffuso un comunicato per fare chiarezza sul progetto. «Le caratteristiche del progetto sono pubbliche e descritte nei nostri comunicati. Le cifre su piani e altezze circolate in questi giorni, diverse a seconda di chi le cita, non corrispondono al progetto. Si tratta di un centro polifunzionale, con spazi aperti a pubblici e attività diversi, sviluppato anche con il contributo di una ricerca di dottorato del Dipartimento di Architettura e Design del Politecnico di Torino sull’uso interculturale degli spazi. Gli alloggi per studenti avranno prezzi calmierati, in convenzione con EDISU».
La confederazione conferma che «il progetto è finanziato dal Regno del Marocco, come dichiarato fin dall’inizio, un Paese che a livello internazionale è impegnato nel contrasto all’estremismo e al terrorismo». E c’è un patto con lo Stato italiano che si basa su rispetto e riconoscimento reciproco: «La Confederazione ha sottoscritto il Patto nazionale per un Islam italiano con il Ministero dell’Interno e ha avviato il percorso per il riconoscimento come ente di culto. Le istituzioni conoscono l’ente e l’origine dei suoi fondi, e l’ente rispetta quanto previsto dalla legge».
Il ricevimento in Regione Piemonte del 2024
Poi il passaggio sui rapporti con la Regione Piemonte: «Abbiamo invitato due volte la Regione Piemonte, come tutte le forze politiche, dalla destra alla sinistra, ai nostri incontri pubblici. Il nostro rapporto con la politica è sempre stato istituzionale e con tutti. Il 18 luglio 2024 una delegazione guidata dal presidente Mustapha Hajraoui, con Walid Bouchnaf, ha incontrato il vicepresidente Marrone nel suo ufficio. In oltre un’ora abbiamo illustrato l’iter che ha portato al diritto di superficie di 99 anni, le finalità del progetto e la convenzione con la Città. In quella sede ci furono espressi apprezzamento per il lavoro svolto e disponibilità al sostegno». Ma ora le cose sembrano essere cambiate: «Comprendiamo il clima elettorale, ma la coerenza è un valore, e continuiamo a offrire il confronto».
L’imam non sarà Shaykh Ibrahim
L’organo rappresentativo inoltre sottolinea che Gabriele Iungo, alias Shaykh Ibrahim, accusato da Marrone di essere vicino all’estremismo islamico «non sarà l’imam della moschea interna al progetto dell’Ex Nebiolo». «Respingiamo le falsità e le ricostruzioni di parte» afferma infine la Confederazione.
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