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CronacaTorino

Naturopata di Pecetto e sua sorella hanno risarcito la vittima: assolti dalla mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice

Il primo capitolo era iniziato con un procedimento per truffa e frode alimentare culminato nella condanna nel 2020 della Corte d’Appello di Torino a tre mesi solo per frode, in quanto la truffa era stata prescritta

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PECETTO – Sono stati assolti Gianfranco Lanza e la sorella Manuela dall’accusa di mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice. La sentenza di martedì 6 ottobre 2026 chiude il secondo capitolo di una vicenda durata più di dieci anni.

Il primo capitolo era iniziato con un procedimento per truffa e frode alimentare culminato nella condanna nel 2020 della Corte d’Appello di Torino a tre mesi solo per frode, in quanto la truffa era stata prescritta.

Come è iniziato

Nel 2011 una donna di 67 anni si rivolge a Gianfranco Lanza per il figlio gravemente malato e con il desiderio di dimagrire. Lui, che indossa camice bianco e si fa chiamare “dottore”, pur non avendo alcun titolo, le propone un prodotto a base di “aloe arborescens brasiliana” anche se analisi successive avevano rilevato che era per la maggior parte italiana. Il prodotto è a marchio “Aloe Ghignone”, dal cognome della madre Ottavia, fondatrice dell’attività.

Secondo quanto riportato dall’Antitrust, parlava addirittura di una “molecola killer” capace di colpire le cellule tumorali e affermava che “un paziente oncologico ha un’aspettativa di vita decisamente inferiore se fa chemio senza aloe”. Per queste affermazioni il Garante per la Concorrenza gli infligge una sanzione.

La cliente, convinta dalle promesse di Lanza e desiderosa di aiutare il figlio, acquista ripetutamente i prodotti, arrivando a consegnare assegni da 4-5 mila euro per volta. Spera anche di perdere peso grazie ai flaconi “snelling”, ma non ottiene alcun risultato. Si sente ingannata e denuncia il naturopata.

Parallelamente la 67enne apre il processo per il risarcimento ottenendo dal giudice la conferma della somma risarcitoria di 33.000 euro. Gianfranco Lanza e Manuela Lanza vengono assolti dall’accusa di aver nascosto i proventi della vendita di Aloe Ghignone su un conto intestato a Manuela per sottrarlo alle richieste della cliente.

I 33.000 euro sono stati pagati e ora per Gianfranco e Manuela Lanza si tratta di “un importante momento di chiarezza e pone fine a un capitolo particolarmente difficile. La giustizia ha fatto il suo corso”.

 

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