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Scontri a Torino, la riflessione di un manifestante dopo il corteo: «Quando un governo smette di ascoltare le istanze e risponde con la forza, a perdere è l’Italia»
Riportiamo le parole di Abderrahmane Amajou, Presidente nazionale di Action Aid Italia, per arricchire il confronto sul tema caldo delle manifestazioni
TORINO – Il giorno dopo la turbolenta giornata di mobilitazione che ieri, sabato 24 ottobre 2026, ha attraversato il cuore di Torino, restano sul campo le polemiche, le ferite degli scontri e un profondo interrogativo sul diritto al dissenso e sulla gestione dell’ordine pubblico. Migliaia di cittadini sono scesi in strada per il grande corteo contro il costo della vita e la guerra: una protesta nata per dare voce a un disagio sociale diffuso che, ancora una volta, è degenerata in momenti di alta tensione e violenza, tra le cariche delle forze dell’ordine e le azioni di una parte dei manifestanti.
Per offrire una lettura plurale di quanto accaduto e andare oltre la sola cronaca, riportiamo la dura presa di posizione di Abderrahmane Amajou, Presidente nazionale di Action Aid Italia, la cui riflessione politica e sociale fa luce sul clima che si respira nel Paese.
«Bloccati in piazza Castello: la repressione come unica risposta»
Al centro della denuncia di c’è innanzitutto la gestione della piazza torinese, dove il corteo previsto è stato di fatto impedito:
«Oggi, a Torino, doveva esserci un corteo. All’ultimo momento, invece, si è deciso di bloccare tutti i manifestanti dentro piazza Castello» osserva l’autore, «Credo che la repressione stia diventando una delle poche risposte che questo governo riesce ancora a dare a un Paese che ha sempre più domande e sempre meno risposte. Ovunque cresce il malcontento. E quando un governo smette di ascoltare le istanze delle persone e sceglie di rispondere con la forza, a perdere non sono soltanto i manifestanti. A perdere è l’Italia».
Spontanee nascono le domande che l’attivista si pone, quando la distanza tra le istituzioni e la vita reale dei cittadini sembra ormai siderale:
«Ma a cosa serve vincere, se non sei in grado di migliorare la vita delle persone? A cosa serve essere il governo più longevo della storia repubblicana, se la longevità non si traduce in un miglioramento concreto delle condizioni di vita dei cittadini?».
Un malcontento trasversale
Un altro passaggio centrale dell’intervento riguarda la composizione sociale delle proteste di queste settimane, che a suo giudizio non possono essere liquidate come semplici agitazioni ideologiche. Nelle piazze, sottolinea l’autore, stanno scendendo anche cittadini che alle ultime elezioni hanno votato per Fratelli d’Italia, insieme a categorie diversissime tra loro:
«Ci sono agricoltori, trasportatori, camionisti, medici, insegnanti, studenti. Mondi diversi, storie diversi, bisogni diversi. Ma una domanda sempre più comune: chi ci sta ascoltando?».
Di fronte a questa crisi di rappresentanza, l’accusa mossa al governo è quella di alimentare una strategia della tensione comunicativa per distogliere l’attenzione dai problemi reali:
«Mentre il malcontento cresce, il governo sembra aver bisogno di individuare continuamente un nuovo nemico. Prima lo spauracchio dei black bloc. Poi i bambini di dieci e undici anni. E ancora: i musulmani, i comunisti, la sinistra, le persone nere, i lavoratori sfruttati. Basta! Non si può governare un Paese alimentando continuamente la paura, costruendo contrapposizioni e trasformando ogni fragilità sociale in una minaccia».
Il rischio denunciato è quello di consegnare ai cittadini una società sempre più polarizzata, attraversata dall’odio e dalla disgregazione, «in cui si alimentano divisioni anziché costruire comunità, si cercano nemici anziché affrontare i problemi, si invoca sicurezza finendo per generare altra insicurezza e altra paura».
Il dibattito aperto ai lettori
Le parole di Abderrahmane toccano un nervo scoperto e pongono interrogativi diretti sul confine tra tutela della sicurezza pubblica, gestione delle frange violente e garanzia costituzionale del diritto a manifestare. Di seguito trovate anche il video che lo stesso ha girato e montato riprendendo alcuni dei momenti salienti della giornata di ieri:
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Il punto di vista riportato intendiamo sottoporvelo per aprire un confronto libero, schietto e senza filtri su quanto avvenuto ieri a Torino: la scelta di contenere la piazza era necessaria per prevenire devastazioni o ha finito per innescare una tensione ancora più grave, soffocando le ragioni di chi protestava pacificamente per il caro vita? La parola passa ora ai cittadini.
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