CronacaTorino
Scontri a Torino, non scatta la stretta del governo Meloni: 2 arresti e 25 denunce nel bilancio
Dall’analisi dei provvedimenti adottati emerge che il recente pacchetto normativo voluto dal governo Meloni non ha trovato applicazione concreta
TORINO – Si chiude con 2 arresti, 25 persone denunciate a vario titolo e oltre 400 identificazioni il bilancio ufficiale diramato dalla Questura di Torino all’indomani del corteo “Torino è contro il riarmo”. La manifestazione ha attraversato la città per oltre sei ore registrando momenti di forte attrito con i cordoni delle forze dell’ordine, ma rivela un dato politico importante, ovvero che a nessuno dei fermati è stato contestato il nuovo reato di partecipazione violenta a manifestazioni introdotto di recente dall’esecutivo.
Il quadro delle misure giudiziarie
Per i due arrestati l’accusa resta quella tradizionale di resistenza a pubblico ufficiale, in un caso con l’aggravante, mentre per i venticinque indagati le contestazioni spaziano dall’istigazione a delinquere all’inosservanza dei provvedimenti dell’autorità, passando per il travisamento e la resistenza. In totale sono state 413 le persone identificate sul campo e 38 quelle accompagnate negli uffici della questura per accertamenti.
Sei ore di corteo e negozi salvi
La mobilitazione ha visto una consistente partecipazione popolare, stimata dalla questura in circa 4.000 presenze e quantificata dagli organizzatori in oltre 20.000 persone. Dopo il concentramento iniziale in una piazza Castello presidiata dalle forze dell’ordine, il corteo ha deviato verso i quartieri della zona nord snodandosi fino a piazza Crispi.
Lungo il percorso non sono mancati momenti di attrito, segnati da cariche di alleggerimento, uso di lacrimogeni, idranti, lanci di oggetti e la comparsa di alcune barricate improvvisate per tentare di superare gli sbarramenti. Ciononostante, il dispositivo di sicurezza ha retto l’urto e vetrine e negozi dell’area commerciale sono rimasti completamente indenni per tutta la durata delle proteste.
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