Seguici su

CulturaIntervisteTorino

La nuova Biblioteca Centrale di Torino, il Teatro Nuovo e i padiglioni del Politecnico:, il direttore dei lavori Maglione racconta il maxi cantiere

Confermata la data di apertura della Biblioteca per l’11 dicembre, bisognerà aspettare la seconda metà del 2027 per il Teatro Nuovo

Gabriele Farina

Pubblicato

il

TORINO – La nuova Biblioteca Civica Centrale di Torino, il progetto del Polo Culturale VALE nel cuore del parco del Valentino, si avvicina al traguardo. L’inaugurazione è prevista per venerdì 11 dicembre 2026 e, secondo quanto confermato dall’ingegner Fabio Maglione, direttore dei lavori dell’intervento, per quella data sarà tutto pronto.

«Le opere strutturali sono concluse mentre le lavorazioni edili sono in fase di competamento», è il quadro che emerge dal confronto con il direttore dei lavori. Le attività impiantistiche presentano invece uno stato di avanzamento più limitato rispetto a quelle edili: restano da completare alcune lavorazioni e da eseguire le prove e le verifiche tecniche necessarie ad accertare il corretto funzionamento degli impianti e dei sistemi della nuova biblioteca.

Alcuni collaudi potranno eventualmente proseguire anche dopo l’inaugurazione, come accade normalmente per opere di questa complessità. Il punto centrale, però, è che la data dell’11 dicembre viene confermata e l’obiettivo è arrivare all’appuntamento con l’opera pronta.

Cinque anni di lavoro per trasformare Torino Esposizioni

Il cantiere è stato avviato nel luglio 2023, ma la storia della nuova biblioteca è cominciata molto prima. Considerando anche la fase di progettazione, l’intero percorso ha richiesto circa cinque anni: un tempo decisamente contenuto per un intervento di queste dimensioni e complessità, soprattutto nel panorama delle grandi opere pubbliche italiane.

La trasformazione del Padiglione 2 di Torino Esposizioni in una biblioteca contemporanea rappresenta infatti un intervento che va ben oltre il recupero edilizio. Si tratta di attribuire una nuova funzione a un’architettura monumentale del Novecento, preservandone le caratteristiche originarie e adeguandola alle esigenze di un servizio pubblico destinato a migliaia di persone.

Nelle ultime fasi del cantiere sono impegnati circa 200 operai al giorno, con la presenza contemporanea di numerose imprese specializzate.

Il progetto è promosso dalla Città di Torino, con SCR Piemonte nel ruolo di stazione appaltante. I lavori sono affidati all’impresa COBAR Spa, mentre la progettazione di fattibilità tecnico-economica e la direzione lavori sono state affidate al raggruppamento guidato dallo Studio ICIS, con Isolarchitetti, Rafael Moneo, GAe Engineering e Ai Studio.

Da Palazzo della Moda al grande padiglione di Pier Luigi Nervi

Per comprendere il valore dell’intervento bisogna tornare alla storia di Torino Esposizioni. Le origini dell’edificio risalgono al Palazzo della Moda progettato da Ettore Sottsass tra il 1936 e il 1938, gravemente danneggiato durante i bombardamenti della Seconda guerra mondiale.

Nel dopoguerra arrivò la ricostruzione firmata da Pier Luigi Nervi, realizzata tra il 1947 e il 1948, seguita dall’ampliamento del 1954. Il complesso divenne uno dei principali spazi cittadini dedicati alle grandi manifestazioni fieristiche, ospitando per anni eventi come il Salone dell’Automobile. Nel 2006 accolse anche le competizioni di hockey su ghiaccio dei Giochi olimpici invernali di Torino.

Oggi quello stesso spazio è destinato a diventare il cuore della nuova Biblioteca Civica Centrale.

Le dimensioni restituiscono immediatamente la portata del progetto: circa 94 metri di larghezza, quasi 150 metri di lunghezza considerando l’abside semicircolare e una volta che supera i 21 metri di altezza.

La biblioteca metterà a disposizione circa 19.000 metri quadrati di spazi aperti al pubblico, ai quali si aggiungeranno 1.000 metri quadrati di uffici e 2.000 metri quadrati di depositi e ambienti di servizio. La capienza complessiva prevista è di 1.800 persone.

Anche il patrimonio librario sarà considerevole: circa 900.000 volumi, dei quali 250.000 direttamente consultabili a scaffale aperto e altri 650.000 custoditi nei depositi.

Non sarà quindi soltanto un luogo nel quale prendere in prestito o consultare libri. L’obiettivo è creare uno spazio pubblico capace di accogliere studenti, lettori, ricercatori e cittadini, con ambienti per lo studio individuale, il lavoro condiviso, gli incontri e le attività culturali.

La sfida più complessa: consolidare le strutture di Nervi senza cambiarne l’aspetto

Uno degli aspetti più importanti del cantiere, anche dal punto di vista ingegneristico, riguarda il consolidamento delle strutture storiche. Fabio Maglione ci ha raccontato come sia stato un lavoro che merita particolare attenzione perché permette di intervenire su un edificio di grande valore architettonico senza comprometterne l’identità.

Le grandi volte, i pilastri inclinati, i ventagli strutturali e gli elementi in ferrocemento progettati da Nervi costituiscono infatti una parte essenziale del valore del complesso. Non sono semplici componenti edilizi, ma gli elementi che definiscono la forma e l’espressività dell’architettura.

Il ferrocemento, in particolare, era una delle tecniche attraverso le quali Nervi sperimentava sistemi costruttivi innovativi, realizzando elementi in serie e assemblandoli in opera. Un approccio che anticipava alcuni principi della prefabbricazione moderna e consentiva di ottenere strutture leggere e forme di grande complessità.

Il recupero ha richiesto interventi sulle grandi strutture storiche in calcestruzzo armato e sugli elementi in ferrocemento, con l’obiettivo di migliorarne sicurezza, durabilità e comportamento in caso di sollecitazioni sismiche.

Per farlo sono state utilizzate tecniche di rinforzo poco invasive, basate su malte minerali e reti in acciaio ad altissima resistenza, applicate con spessori molto contenuti.

Il risultato più significativo – questo è il centro della questione – è che questi rinforzi sono destinati a rimanere invisibili al visitatore, pur svolgendo una funzione strutturale fondamentale.

Gli interventi sono stati infatti concepiti per non alterare l’aspetto delle superfici architettoniche. Sulle coperture si è lavorato prevalentemente dall’estradosso, cioè dal lato esterno delle strutture, preservando la geometria delle superfici visibili dall’interno.

È una scelta che sintetizza la difficoltà dell’intero progetto: rendere un edificio storico più sicuro e adatto a un utilizzo contemporaneo, senza cancellare i segni della sua storia.

In una struttura come quella di Torino Esposizioni, dove le grandi volte e le soluzioni costruttive sono parte integrante dell’esperienza dello spazio, il consolidamento non poteva limitarsi a una semplice operazione tecnica. Doveva essere compatibile con la conservazione dell’architettura originale.

Progettare per sottrazione: più spazio alla grande navata

Un altro principio guida dell’intervento è stato quello di progettare per sottrazione. Invece di riempire il grande padiglione con nuove strutture, il progetto ha puntato a liberare lo spazio monumentale dalle aggiunte accumulate nel corso dei decenni e a recuperare la leggibilità dell’architettura di Nervi.

La scelta più importante è stata quella di collocare una parte significativa delle nuove funzioni nel sottosuolo.

La realizzazione degli ambienti ipogei ha permesso di aumentare le superfici utilizzabili senza frammentare la grande navata. Gli spazi interrati sono illuminati naturalmente anche grazie a una corte ribassata, che contribuisce a portare luce negli ambienti collocati sotto il livello principale.

In questo modo la biblioteca potrà ospitare le numerose funzioni richieste da una struttura contemporanea, mantenendo al tempo stesso il carattere monumentale dell’edificio.

Le grandi volte ondulate, i pilastri inclinati e le balconate torneranno a essere i protagonisti dello spazio. L’architettura non sarà quindi soltanto un contenitore per libri e servizi, ma una componente essenziale dell’esperienza della biblioteca.

La sfida è stata trovare un equilibrio tra la necessità di realizzare un edificio funzionale e quella di conservare un’opera che rappresenta una testimonianza importante della storia dell’architettura e dell’ingegneria italiane.

Geotermia e climatizzazione: come riscaldare e raffrescare un edificio monumentale

Un edificio con volumi di queste dimensioni presenta anche una sfida impiantistica notevole. Riscaldare d’inverno e raffrescare d’estate una grande navata alta oltre 21 metri richiede soluzioni diverse da quelle utilizzate in una normale biblioteca.

Il progetto prevede un sistema geotermico che sfrutta l’acqua di falda attraverso pozzi di captazione e restituzione, abbinati a pompe di calore ad alta efficienza. Il sistema è progettato per contribuire sia al riscaldamento invernale sia al raffrescamento estivo.

L’utilizzo dell’energia termica disponibile nel sottosuolo consente di ridurre il ricorso ai combustibili fossili e di contenere l’impatto energetico della struttura, secondo le prestazioni attese dal sistema progettato.

Un altro elemento importante è la distribuzione del calore e dell’aria. Sono previsti sistemi radianti a pavimento e una distribuzione dell’aria a dislocamento, concepita per concentrare il trattamento climatico nella fascia effettivamente occupata dalle persone.

La logica è evitare, per quanto possibile, di dover climatizzare in modo uniforme l’intero volume della navata, compresa la grande quantità di aria che si trova sopra le teste dei frequentatori.

La complessità non riguarda quindi soltanto la potenza necessaria per garantire condizioni confortevoli, ma anche il modo in cui l’energia viene distribuita all’interno di uno spazio così particolare.

Una biblioteca che cambia il modo di vivere Torino Esposizioni

La nuova Biblioteca Civica Centrale nasce da una trasformazione profonda della funzione originaria dell’edificio. Il padiglione non sarà più destinato alle grandi manifestazioni fieristiche, ma diventerà un luogo di accesso alla cultura, allo studio e alla vita collettiva.

La disponibilità di ampi spazi aperti al pubblico e di centinaia di migliaia di volumi direttamente consultabili consentirà di affiancare alla tradizionale funzione di conservazione del patrimonio librario quella di spazio di incontro e permanenza.

La biblioteca potrà così rivolgersi a pubblici diversi: dagli studenti che cercano un luogo in cui preparare gli esami ai cittadini interessati alla lettura, fino a chi vorrà partecipare a iniziative culturali o utilizzare gli ambienti per lavorare.

La sfida è fare convivere queste nuove esigenze con la monumentalità dell’edificio, evitando che la necessità di introdurre servizi, impianti e spazi funzionali finisca per nascondere le caratteristiche architettoniche che rendono unico il padiglione.

Il recupero del complesso di Nervi si inserisce così in una prospettiva più ampia: dimostrare che l’architettura del Novecento può essere conservata e riutilizzata, senza rinunciare all’innovazione tecnologica e alla necessità di attribuirle nuove funzioni pubbliche.

Il Teatro Nuovo aprirà nella seconda metà del 2027

Il calendario della biblioteca non coincide con quello dell’intero progetto di riqualificazione dell’area. I lavori del vicino Teatro Nuovo sono infatti più indietro e, secondo quanto riferito da Maglione, l’apertura è prevista nella seconda metà del 2027.

Biblioteca e teatro fanno parte di un più ampio programma di interventi nel complesso di Torino Esposizioni. Il finanziamento complessivo dell’opera, che comprende entrambi gli interventi, ammonta a circa 100 milioni di euro: una cifra che non va quindi attribuita alla sola biblioteca.

Il finanziamento proviene principalmente dal Piano nazionale per gli investimenti complementari al PNRR (PNC), nell’ambito del programma del Ministero della Cultura «Torino, il suo parco e il suo fiume: memoria e futuro», con ulteriori risorse previste dall’articolo 42 del decreto-legge 50/2022 e dalla legge 65/2012.

La riqualificazione punta a restituire una nuova funzione a edifici che per decenni hanno rappresentato un punto di riferimento per le manifestazioni e la vita pubblica torinese, inserendoli in un progetto più ampio per il Valentino e le aree circostanti.

Partiti anche i lavori nei padiglioni destinati al Politecnico di Torino

C’è infine un altro sviluppo che riguarda direttamente il futuro dell’area. Il 9 settembre 2026 sono iniziati, sempre sotto la direzione dei lavori dell’ingegner Maglione, gli interventi nei padiglioni 1, 3A e 3B, assegnati al Politecnico di Torino.

In questi spazi l’ateneo realizzerà aule, laboratori e altre strutture destinate alle proprie attività. Si tratta di un intervento distinto da quello della biblioteca, ma inserito nello stesso processo di trasformazione del complesso di Torino Esposizioni.

L’avvio dei lavori amplia quindi la portata del progetto: il Valentino non sarà interessato soltanto dalla riapertura di un grande spazio culturale, ma anche dal progressivo sviluppo di nuovi ambienti destinati alla didattica e alla ricerca universitaria.

La biblioteca rappresenta il primo appuntamento con una data già fissata: l’11 dicembre 2026. Per il Teatro Nuovo bisognerà invece attendere la seconda metà del 2027, mentre i lavori nei padiglioni del Politecnico sono entrati nella fase operativa.

Il recupero di Torino Esposizioni procede dunque su più fronti. E la nuova Biblioteca Civica Centrale, con le sue dimensioni monumentali e le soluzioni ingegneristiche adottate per conservare l’opera di Nervi, si prepara a diventare uno degli interventi più rilevanti per la vita culturale della città.

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI

Iscriviti al canale WhatsApp, segui la nostra pagina Facebook e continua a leggere Quotidiano Piemontese

E tu cosa ne pensi?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *