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Campus Einaudi occupato e lezioni sospese: c’è anche il parere di chi non manifesta

Gli studenti che non hanno preso parte all’occupazione reclamano i loro diritti

Chiara Scerba

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TORINO – La protesta che da giorni interessa il Campus Einaudi di Torino continua a far discutere, sollevando l’intervento di NuoveStrade e UnionePerLeLibertà, che pongono al centro del dibattito la tutela di chi vuole frequentare le lezioni e il nodo cruciale delle rette universitarie.

A seguito dell’occupazione, l’Università ha disposto la sospensione delle attività didattiche fino al prossimo 31 ottobre. Una misura che apre a interrogativi pesanti sul fronte dei servizi e dei costi a carico degli iscritti, sintetizzati dallo slogan provocatorio lanciato dal movimento: «Io occupo, tu non studi, noi non paghiamo».

La presa di posizione

Pur riconoscendo la legittimità della protesta sul caro-vita, si alza una richiesta netta di garanzie e trasparenza rivolta all’ateneo sabaudo e alle istituzioni.

«Il diritto di protestare è sacrosanto, ma il diritto di alcuni non può diventare la rinuncia obbligata di tutti — denunciano i promotori dell’iniziativa —. Le tasse universitarie si pagano per un servizio: se questo viene interrotto, quali garanzie, quali modalità di recupero e quali tutele sono previste per chi ha regolarmente saldato le rette e chiede solo di poter studiare? Chiediamo chiarezza all’Università e ascolto per chi non occupa».

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