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Un complesso intervento all’aorta salva un uomo di 65 anni: operazione multidisciplinare all’ospedale di Cuneo

Il trattamento è stato eseguito all’ospedale Santa Croce e Carle di Cuneo, dove il paziente è stato seguito dall’Aortic Team

Gabriele Farina

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CUNEO – Un percorso chirurgico lungo e particolarmente complesso, affrontato attraverso più interventi e grazie alla collaborazione tra diverse équipe specialistiche. È quello che ha permesso a un uomo di 65 anni, arrivato da un’altra provincia del Piemonte, di superare una grave patologia dell’aorta e tornare oggi alla propria quotidianità. Il trattamento è stato eseguito all’ospedale Santa Croce e Carle di Cuneo, dove il paziente è stato seguito dall’Aortic Team.

L’uomo, indicato con il nome di fantasia Alessandro, era affetto da un aneurisma post-dissecativo dell’aorta toraco-addominale, una patologia particolarmente delicata che ha richiesto un trattamento articolato in diverse fasi, con il coinvolgimento della Chirurgia vascolare, della Cardiochirurgia e della Cardio-anestesia.

Tre fasi chirurgiche per trattare l’aorta

Il percorso di cura è iniziato con un primo intervento sulla parte addominale dell’aorta, affrontato attraverso la chirurgia tradizionale. Successivamente è intervenuta l’équipe di Cardiochirurgia, diretta da Maurizio Roberto, in collaborazione con la Chirurgia vascolare guidata da Massimo Maione.

L’intervento ha riguardato la sostituzione dell’aorta ascendente, dell’arco aortico e di una parte dell’aorta toracica discendente. Si tratta di un tratto particolarmente delicato, dal quale originano le arterie che portano il sangue al cervello.

«Abbiamo dovuto sostituire aorta ascendente, arco aortico e parte dell’aorta toracica discendente – spiega Maurizio Roberto –. È stato un intervento a quattro mani con il collega Massimo Maione. Nella sostituzione di questo tratto di aorta abbiamo dovuto anche contemporaneamente assicurare la perfusione cerebrale, portando il paziente a un grado di ipotermia moderata».

Fondamentale anche il contributo dei cardio-anestesisti, diretti da Domenico Vitale, che hanno monitorato l’aorta durante l’operazione attraverso un fibroscopio, sia prima sia dopo l’impianto di una speciale protesi ibrida.

L’ultima fase del trattamento ha previsto invece l’utilizzo di una protesi customizzata, realizzata su misura sulla base dell’anatomia del paziente.

«È stato un approccio di tipo endovascolare – spiega Massimo Maione – che ha previsto la rivascolarizzazione delle principali arterie a livello addominale, evitando la necessità di interventi complessi con l’apertura del torace e dell’addome».

Un Aortic Center per interventi personalizzati

Il caso di Alessandro evidenzia il ruolo del lavoro multidisciplinare nella cura delle patologie più complesse dell’aorta. Al Santa Croce e Carle opera infatti un Aortic Team inserito all’interno di un vero e proprio Aortic Center, nel quale gli specialisti si confrontano per valutare ogni singolo caso e individuare il percorso terapeutico più adatto.

I pazienti interessati da queste patologie presentano spesso anche altre condizioni cliniche concomitanti. Per questo, alle riunioni dell’équipe possono partecipare specialisti di ulteriori discipline, così da costruire un trattamento personalizzato e ridurre il più possibile i rischi.

«Le sfide che offrono queste patologie sono veramente complesse – commentano Roberto e Maione – ma abbiamo la fortuna di lavorare con professionisti molto preparati e con tecnologie avanzate. Da sottolineare che anche il personale di comparto e, in questo caso, i tecnici della circolazione extracorporea, sono di alto livello».

È inoltre in corso un progetto, realizzato con la Fondazione Ospedale Cuneo e il sostegno di Fondazione CRC e Intesa Sanpaolo, per aggiornare la sala ibrida, una struttura tecnologica fondamentale per poter affrontare interventi di questo tipo.

Il valore del lavoro di squadra

L’intervento è stato sottolineato anche dal direttore generale dell’Azienda Ospedaliera Santa Croce e Carle, Franco Ripa, che ha evidenziato come il risultato sia stato possibile grazie alla preparazione dei professionisti e alla collaborazione tra le diverse specialità.

«L’intervento del paziente trattato da cardiochirurghi, chirurghi vascolari e cardio-anestesisti ne è un esempio chiaro: un intervento salvavita reso possibile dal livello di preparazione dei professionisti, ma soprattutto da un lavoro di squadra che fa la differenza, senza dimenticare il supporto tecnologico come la sala ibrida, senza la quale non potrebbero essere trattate determinate patologie».

Un riconoscimento al lavoro dell’équipe è arrivato anche dall’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi, secondo cui l’intervento dimostra l’importanza di integrare competenze altamente specialistiche e tecnologie avanzate per affrontare i casi clinici più impegnativi.

Il risultato più importante, in questo caso, è il ritorno di Alessandro alla propria vita quotidiana dopo un percorso di cura complesso, reso possibile dalla collaborazione tra i professionisti dell’ospedale cuneese.

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