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Al Mauriziano di Torino il primo trapianto al ginocchio con tecnica BioUni e tessuto fresco: Andrea torna a fare sport senza dolore
La particolarità della tecnica BioUni consiste nell’utilizzo di un innesto di forma ellittica, modellato per adattarsi alla zona da ricostruire, anziché di numerosi piccoli cilindri di tessuto
TORINO – Un intervento innovativo per salvare l’articolazione ed evitare, almeno per il momento, una protesi a un paziente di appena 34 anni. È il risultato ottenuto all’Ospedale Mauriziano di Torino, dove il 25 settembre 2025 è stato eseguito per la prima volta in Italia un intervento che ha combinato la tecnica chirurgica BioUni con un trapianto osteocondrale fresco, utilizzando osso e cartilagine provenienti da un donatore.
Protagonista della vicenda è Andrea, 34 anni, residente nel Cuneese, personal trainer e appassionato di sport, che in passato ha partecipato anche a competizioni di culturismo. A distanza di un anno dall’operazione, il bilancio è positivo: il dolore al ginocchio che lo accompagnava da anni è scomparso e ha potuto riprendere progressivamente anche gli allenamenti in palestra.
L’intervento al Mauriziano per evitare la protesi al ginocchio
Andrea soffriva di una grave lesione osteocondrale del femore, conseguenza di un’osteocondrite dissecante, una patologia che può provocare il distacco e la perdita di porzioni di osso e cartilagine articolare. Una condizione che nel tempo aveva reso il dolore persistente, limitando sia le attività quotidiane sia la pratica sportiva.
Dopo aver consultato diversi specialisti in Italia, al paziente era stata prospettata anche la possibilità di una protesi parziale del ginocchio. Una soluzione percorribile, ma particolarmente impegnativa per una persona così giovane.
Al Mauriziano, il professor Davide Edoardo Bonasia, della Struttura di Ortopedia e Traumatologia diretta dal professor Roberto Rossi, ha proposto un’alternativa: tentare di preservare l’articolazione attraverso una ricostruzione biologica, evitando il ricorso alla protesi.
L’intervento, durato circa due ore e mezza, ha previsto inizialmente un’osteotomia, ovvero un riallineamento delle ossa del ginocchio, e successivamente la ricostruzione della superficie articolare danneggiata con un unico tassello di osso e cartilagine prelevato da un donatore.
La particolarità della tecnica BioUni consiste proprio nell’utilizzo di un innesto di forma ellittica, modellato per adattarsi alla zona da ricostruire, anziché di numerosi piccoli cilindri di tessuto.
A rendere ancora più particolare l’operazione è stata la scelta di utilizzare un innesto osteocondrale fresco, non congelato, conservato a circa 4 gradi per preservare la vitalità delle cellule cartilaginee. Una procedura che richiede un’organizzazione accurata e il coordinamento tra la disponibilità del tessuto e i tempi dell’intervento.
Fondamentale è stata la collaborazione con la Banca dei Tessuti Muscoloscheletrici del CTO della Città della Salute e della Scienza di Torino, che ha messo a disposizione il materiale biologico necessario. Nel percorso sono state coinvolte in particolare la dottoressa Ilaria Salussolia e le professionalità impegnate nel prelievo e nella conservazione dei tessuti.
A un anno dall’operazione il trapianto è perfettamente integrato
Nei dodici mesi successivi all’intervento Andrea è stato sottoposto a controlli periodici, che hanno documentato la progressiva evoluzione del trapianto.
La conferma definitiva è arrivata pochi giorni fa, quando il paziente è tornato in sala operatoria per la rimozione di una piccola placca metallica impiegata durante il primo intervento. In quella stessa occasione è stata eseguita un’artroscopia, che ha permesso ai medici di osservare direttamente il tessuto trapiantato e verificarne l’ottimale integrazione.
«In Italia erano già stati eseguiti trapianti con tessuto osteocondrale fresco e interventi con tecnica BioUni, ma in quest’ultimo caso utilizzando innesti congelati – spiega il professor Bonasia –. L’associazione delle due metodiche rappresenta la particolarità di questo intervento».
La scelta, sottolinea lo specialista, è stata il risultato di un’attenta valutazione delle condizioni del paziente e delle alternative terapeutiche disponibili. «Non si è trattato della strada più semplice, ma di quella che abbiamo ritenuto più appropriata per Andrea, considerando la sua età e le sue esigenze. A un anno dall’operazione, la risoluzione dei sintomi e l’ottimale integrazione dell’innesto, verificata anche artroscopicamente, ci consentono di parlare di un successo clinico».
«Non ho più quel dolore che mi accompagnava da anni»
Per Andrea il risultato più importante è soprattutto quello ritrovato nella vita di tutti i giorni.
«Avevo consultato diversi specialisti in tutta Italia, ma durante il primo incontro con il professor Bonasia ho sentito qualcosa di diverso. Mi sono sentito messo al centro, ascoltato. Sapevo che sarebbe stato un percorso più lungo e con maggiori incognite rispetto alla protesi, ma ho deciso di affrontarlo. Ho scelto quello che ritenevo il meglio per me», racconta.
Il recupero non è stato immediato. I primi due mesi sono stati particolarmente impegnativi, anche perché non poteva caricare il peso sul ginocchio. Poi è arrivato il momento di tornare a camminare.
«Ricordo perfettamente quando ho ricominciato. Ero appena uscito da una visita di controllo al Mauriziano e quasi non riuscivo a credere che il ginocchio reggesse così bene, senza dolore e senza fastidio. È stata una sensazione bellissima».
Oggi Andrea ha ripreso gradualmente anche gli allenamenti in palestra. «Non ho più avuto quel dolore al ginocchio che mi aveva accompagnato per anni. E sono tornato a fare le cose che facevo prima».
L’intervento ha coinvolto un’équipe composta, oltre che dal professor Bonasia, dagli ortopedici Federica Rosso, Giorgio Governale, Domenico Battaglia e Salvatore Iacono, dallo strumentista Nicola Greco e dall’anestesista Elena Conti, insieme al personale infermieristico della sala operatoria e del reparto.
Soddisfazione è stata espressa anche dalla direttrice generale dell’Azienda Ospedaliera Ordine Mauriziano, Franca Dall’Occo: «La qualità delle cure è anche nella capacità di scegliere il percorso più appropriato per ogni persona. La vicenda di Andrea racconta bene il valore di una sanità che mette il paziente al centro delle proprie decisioni, valutando con attenzione le alternative e affrontando anche percorsi complessi quando possono offrire prospettive importanti».
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