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La Cassazione rigetta tutti i ricorsi: l’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto sarà fermata

Si attendeva la pronuncia: ora seriamente a rischio anche gli stabilimenti piemontesi di Novi Ligure e Racconigi

Marco Lovisolo

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Lo stabilimento di Taranto in una foto di repertorio - copyright: Dubtastic

NOVI LIGURE – Sentenza storica quella di oggi, 29 ottobre, sugli impianti dell’ex Ilva di Taranto, oggi Acciaierie d’Italia. La Corte di Cassazione, Sezioni Unite Civili, ha rigettato tutti i ricorsi presentati nell’udienza del 20 ottobre da Acciaierie d’Italia e Ilva contro il decreto della Corte d’Appello di Milano, che aveva disposto la fermata dell’area a caldo poiché inquinante e dannosa per la salute.

Questo significa che l’area a caldo dello stabilimento di Taranto sarà definitivamente fermata: negli ultimi giorni, in attesa della scadenza del decreto, era stata messa in stato di preriscaldo. Ora spetta ai commissari decidere, nel dettaglio, i passaggi tecnici e i tempi dello spegnimento.

La decisione avrà ripercussioni anche sugli stabilimenti piemontesi, a Novi Ligure (AL) e Racconigi (CN): preoccupazione ovviamente tra i 600 dipendenti di questi stabilimenti, che sono in larga parte in cassa integrazione.

Durante l’ultimo vertice a Palazzo Chigi tra governo e sindacati era già stato stabilito che anche la fabbrica novese era destinata a interrompere la produzione quando sarebbero state esaurite le scorte. L’attività riprenderà a febbraio grazie alle commesse fino a oggi reperite ma, nel frattempo, lo Stato si è impegnato nella ricerca di nuove materie prime. Entro metà novembre si terrà un nuovo confronto tra le parti.

L’imminente fermo produttivo completo potrebbe impattare molto anche sul sito Sanac di Gattinara (VC), che fornisce Acciaierie d’Italia di mattoni refrattari.

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