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I Babaci di Maranzana: il paese che ha scelto la fantasia per non scomparire

La storia di un paese che ha scelto la fantasia per ripopolarsi ed attirare turisti

Gabriele Farina

Pubblicato

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MARANZANA – Tra le colline del Monferrato astigiano, dove i vigneti disegnano geometrie morbide e il silenzio sembra avere più voce delle persone, c’è un piccolo borgo che negli ultimi anni è diventato un caso unico in Italia. Si chiama Maranzana e oggi è conosciuto soprattutto come il “paese dei Babaci”.

Non si tratta di una leggenda né di un’installazione artistica isolata, ma di un’intera comunità diffusa che ha trasformato il centro abitato in un museo a cielo aperto popolato da figure di pezza a grandezza naturale.

Cosa sono i Babaci

Nel dialetto locale, “babaci” (o “babaciu”, al singolare) significa semplicemente “pupazzi”. Ma a Maranzana questa parola ha assunto un significato molto più ampio.

I Babaci sono manichini di stoffa, imbottiti e vestiti con abiti veri, spesso donati dagli abitanti. Raffigurano uomini, donne e bambini intenti nelle attività quotidiane di un tempo: il falegname, la sarta, il contadino, le signore sedute a chiacchierare, i bambini che vanno a scuola o giocano in strada.

Sono collocati lungo le vie, nelle piazzette, davanti alle case e persino negli angoli più inattesi del borgo. A prima vista possono sembrare persone reali ferme nel tempo. Poi, avvicinandosi, si scopre la loro natura: presenze silenziose, immobili, ma cariche di racconto.

L’idea che ha cambiato il paese

L’origine dei Babaci è legata a una scelta semplice e radicale: contrastare lo spopolamento del borgo.

Come molti piccoli comuni dell’entroterra piemontese, anche Maranzana ha vissuto un forte calo demografico nel corso del Novecento. Le case si sono svuotate, le botteghe hanno chiuso, la popolazione è diminuita fino a poche centinaia di residenti.

In questo contesto nasce l’idea: non aspettare che il paese si ripopoli, ma “riempirlo” simbolicamente.

A dare forma al progetto sono state soprattutto alcune abitanti del luogo, che hanno iniziato a cucire e assemblare figure ispirate alla memoria collettiva del paese. Ogni Babacio rappresenta una storia, un mestiere, un ricordo condiviso.

Un museo diffuso tra le colline

Oggi i Babaci sono diventati una vera e propria attrazione diffusa, soprattutto nei mesi tra primavera ed estate, quando il borgo si anima di visitatori.

Passeggiando per Maranzana si ha la sensazione di entrare in un set cinematografico sospeso nel tempo: scene di vita quotidiana ricostruite con ironia e delicatezza, che restituiscono l’immagine di un paese com’era.

Non è raro trovare:

  • famiglie sedute sulle panchine
  • artigiani al lavoro
  • anziani intenti a giocare a carte
  • giovani in bicicletta
  • scene di festa o di mercato

Ogni figura è diversa, unica, e spesso accompagnata da piccoli dettagli che ne raccontano la “biografia immaginaria”.

Tra memoria e identità

Il successo dei Babaci non è solo turistico. Il progetto ha un valore più profondo: è una forma di narrazione collettiva.

In un’epoca in cui molti borghi italiani rischiano di scomparire, Maranzana ha scelto di non cancellare il proprio passato ma di renderlo visibile, trasformandolo in presenza scenica.

I Babaci non sostituiscono le persone, ma ricordano ciò che il paese è stato. Sono una sorta di archivio emotivo all’aperto, dove la memoria non è conservata in un museo, ma cammina tra le strade.

Un simbolo del Monferrato contemporaneo

Oggi Maranzana è conosciuta anche per la sua vocazione vitivinicola e per il paesaggio collinare che la circonda, ma i Babaci sono diventati il suo tratto distintivo più riconoscibile.

Il borgo si inserisce così in una tendenza più ampia del Piemonte rurale: quella dei paesi che reinventano la propria identità attraverso arte diffusa, installazioni e progetti comunitari.

Accanto ai vigneti e alle cantine, la fantasia diventa un elemento di attrazione culturale e turistica.

Un paese che si guarda allo specchio

C’è qualcosa di particolare nel camminare tra i Babaci: non si ha mai la sensazione di trovarsi davanti a un’attrazione artificiale, ma piuttosto a un dialogo con il passato.

Ogni figura sembra osservare il visitatore, come se chiedesse di ricordare ciò che non c’è più. E allo stesso tempo, ogni presenza di stoffa è anche un segno di resistenza: il paese non è vuoto, è reinterpretato.

Un equilibrio fragile ma vitale

Maranzana non ha “risolto” il problema dello spopolamento. Come molti borghi dell’entroterra italiano, continua a vivere una realtà demografica fragile.

Ma i Babaci hanno introdotto qualcosa di nuovo: un modo diverso di raccontare la vita nei piccoli paesi, dove l’identità non è solo ciò che resta, ma anche ciò che si decide di rappresentare.

Conclusione

I Babaci di Maranzana non sono semplici pupazzi. Sono un linguaggio. Un modo per trasformare l’assenza in presenza, il silenzio in racconto, la memoria in paesaggio.

In un’Italia sempre più urbana, questo piccolo borgo piemontese ha scelto una strada controcorrente: non dimenticare il proprio passato, ma vestirlo di stoffa e lasciarlo camminare ancora tra le sue strade.

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