Curiosità Cultura Torino
Quando Cagliostro arrivò a Torino: il misterioso soggiorno durato poche ore
Una delle storie più enigmatiche legate a Torino
TORINO – Torino, settembre 1788. Nella capitale sabauda arriva un personaggio che, nella sua vita avventurosa, aveva già attraversato mezza Europa lasciandosi dietro una scia di fama, misteri, scandali e sospetti. È Giuseppe Balsamo, palermitano, che da anni si presenta con il nome di conte Alessandro di Cagliostro.
Il suo passaggio sotto la Mole, però, è destinato a durare pochissimo. Anzi, secondo una testimonianza dell’epoca, appena poche ore.
La curiosa storia del soggiorno torinese di Cagliostro è oggi uno degli episodi più affascinanti della Torino settecentesca: una vicenda nella quale si incrociano diplomazia internazionale, monarchia sabauda, massoneria, alchimia e naturalmente una buona dose di leggenda.
Cagliostro, l’uomo dai mille nomi
Quando arriva a Torino, Cagliostro è già una celebrità europea.
Nato a Palermo nel 1743 come Giuseppe Balsamo, aveva costruito intorno a sé un personaggio molto più grande della sua origine. Si presentava come conte, medico, guaritore, alchimista e iniziato ai segreti delle antiche sapienze. Organizzava anche logge massoniche e prometteva ai suoi interlocutori conoscenze e rimedi straordinari.
La sua fama, tuttavia, aveva ormai anche un lato decisamente meno positivo.
Il grande scandalo che aveva contribuito alla sua rovina era stato quello della collana di diamanti, che nel 1785 aveva travolto la corte francese e soprattutto la reputazione di Maria Antonietta. Cagliostro era stato arrestato e rinchiuso alla Bastiglia, salvo poi essere assolto.
Ma l’assoluzione non significò la libertà di rimanere in Francia. Luigi XVI gli ordinò di lasciare il regno. Da quel momento cominciò una nuova fase del suo interminabile peregrinare europeo.
E nella primavera-estate del 1788, insieme alla moglie Lorenza Serafina Feliciani, Cagliostro si mise nuovamente in viaggio.
La tappa torinese
Dopo essere passato per diverse località francesi e svizzere, Cagliostro arrivò in Piemonte.
Il 23 settembre 1788 il ministro degli Esteri di Luigi XVI, Armand Marc de Montmorin, scrisse all’ambasciatore francese a Torino proprio a proposito di Giuseppe Balsamo, alias conte di Cagliostro.
La lettera è particolarmente interessante perché mostra quanto la vicenda fosse seguita dalle autorità francesi.
Cagliostro non era semplicemente un viaggiatore eccentrico. Per Parigi era un personaggio da tenere sotto controllo e la Francia esercitava pressioni affinché anche gli Stati attraversati durante la sua fuga ne impedissero la permanenza.
A Torino la richiesta trovò terreno fertile.
Vittorio Amedeo III non volle Cagliostro nei suoi Stati.
Il sovrano sabaudo gli ordinò di partire immediatamente. La ricostruzione basata sulla documentazione diplomatica riferisce che la permanenza torinese fu così breve da ridursi, in sostanza, a poche ore.
La cosa curiosa è che la fama di Cagliostro lo aveva preceduto.
La casa di via Barbaroux
E qui entra in scena uno dei luoghi più curiosi della storia torinese di Cagliostro.
La tradizione identifica infatti come sua abitazione un palazzo all’angolo tra via Barbaroux e la piazzetta dell’Università dei Maestri Minusieri, nell’area centrale della città.
Secondo le ricostruzioni locali, l’edificio sarebbe stato scelto anche per motivi legati alle convinzioni esoteriche della coppia. Nel palazzo si trovava infatti il Caffè Saturno, nome tutt’altro che casuale per chi cercava corrispondenze astrologiche e simboliche. Il vecchio numero civico, inoltre, era il 25: nella tradizione numerologica legata alla vicenda, 2+5 dava 7, numero associato all’alchimia e alla cosiddetta Grande Opera.
Qui, però, è necessario distinguere la storia dalla leggenda.
Il legame tra Cagliostro e questo edificio è entrato profondamente nella memoria cittadina, ma molti dei particolari legati alla numerologia, all’astrologia e alle presunte proprietà esoteriche della casa appartengono alla tradizione narrativa costruita intorno al personaggio.
La cosa certa è che Cagliostro fu a Torino nel 1788 e che il suo passaggio è stato associato proprio a quella zona di via Barbaroux.
Il re che lo mandò via
La decisione di Vittorio Amedeo III acquista ancora più significato se si considera il contesto politico.
Torino era allora la capitale del Regno di Sardegna e Vittorio Amedeo III governava uno Stato che guardava con grande attenzione a ciò che accadeva oltre le Alpi. La Francia era ormai attraversata da tensioni profonde e il rapporto con la monarchia sabauda era tutt’altro che semplice.
Il re, dunque, non aveva particolare interesse a trasformare Torino in un rifugio per un personaggio tanto discusso.
In altre parole, il misterioso conte arrivò a Torino e quasi subito dovette ripartire.
Da Torino verso una nuova fuga
Dopo la brevissima parentesi piemontese, Cagliostro proseguì il viaggio verso Genova e quindi verso altre città dell’Italia settentrionale.
Il suo peregrinare terminò soltanto qualche anno dopo.
Nel 1789 arrivò a Roma, dove fu arrestato. Il processo lo portò alla condanna a morte, poi commutata nel carcere a vita. Cagliostro fu rinchiuso nella Rocca di San Leo, dove rimase fino alla morte, avvenuta nel 1795.
La sua vita, insomma, terminò molto lontano da Torino.
Ma il passaggio nella capitale sabauda è rimasto nella memoria della città proprio per la sua brevità e per il contrasto tra la fama del personaggio e l’accoglienza tutt’altro che entusiasta riservatagli dai Savoia.
Cagliostro e la Torino dei misteri
Oggi camminando in via Barbaroux è difficile immaginare che, oltre due secoli fa, quelle stesse strade fossero state attraversate da uno degli uomini più enigmatici e controversi dell’Europa del Settecento.
Il palazzo legato alla sua memoria è sopravvissuto ai cambiamenti della città e persino alle distruzioni della Seconda guerra mondiale: l’edificio venne infatti gravemente danneggiato dai bombardamenti del 1942 e successivamente restaurato.
Del Caffè Saturno non resta nulla.
Restano invece il nome di Cagliostro, le storie tramandate nei secoli e quella singolare coincidenza che rende la vicenda perfetta per la Torino più misteriosa: un celebre alchimista arriva in città, cerca un rifugio e viene immediatamente invitato a ripartire dal re.
Forse non ci fu nessuna maledizione lanciata sulla città, come vuole una delle versioni più suggestive della storia.
Di certo, però, Torino non dimenticò il suo ospite più enigmatico.
E ancora oggi, passeggiando in via Barbaroux, basta conoscere questa storia per guardare quel palazzo con occhi completamente diversi.
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