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Curiosità Cultura Novara

Perché la cupola di Novara è così enorme? La storia dietro un simbolo della città

La vera storia della Cupola di San Gaudenzio

Gabriele Farina

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NOVARA – A Novara c’è un edificio che rende impossibile confondere lo skyline della città con quello di qualsiasi altro luogo.

È la Cupola di San Gaudenzio.

La si vede arrivando in città, spunta tra i tetti del centro storico e domina il panorama novarese da decenni. Ma guardandola con attenzione viene spontanea una domanda: perché è così grande?

La risposta è una storia di ambizione, ostinazione e ingegneria. E ha come protagonista un architetto che i piemontesi conoscono bene: Alessandro Antonelli, lo stesso autore della Mole Antonelliana di Torino.

Una cupola che avrebbe dovuto essere molto diversa

La storia comincia nell’Ottocento.

Nel 1841 Antonelli presenta il primo progetto per la nuova cupola della Basilica di San Gaudenzio. I lavori iniziano tre anni più tardi, ma quello che vediamo oggi non corrisponde affatto al primo progetto.

Nel corso degli anni l’architetto continua infatti a modificare e ad ampliare la propria idea.

Il progetto del 1855 rende la struttura ancora più alta. Nel 1860 arriva un’ulteriore versione, ancora più ambiziosa.

In altre parole, la cupola cresce mentre il cantiere è già in corso. E non di poco.

Il Comune di Novara racconta proprio questa trasformazione: la prima versione era molto diversa dalla gigantesca cupola-torre che oggi domina la città, frutto delle numerose modifiche apportate da Antonelli durante oltre quarant’anni di lavori.

Antonelli voleva andare sempre più in alto

È questo il dettaglio che rende la storia particolarmente interessante.

Antonelli non si limitò a costruire una grande cupola. La trasformò progressivamente in una straordinaria struttura verticale.

Il risultato finale raggiunge 121 metri di altezza, esclusa la statua posta sulla sommità.

Con il Cristo Salvatore si arriva a circa 126 metri.

Per avere un’idea delle dimensioni, basta ricordare che il vicino campanile della basilica, progettato da Benedetto Alfieri, raggiunge i 92 metri. Per anni era stato l’edificio più alto della città. Poi arrivò Antonelli.

Il problema era come farla stare in piedi

Ed è qui che la storia della Cupola di San Gaudenzio diventa quasi più interessante della sua altezza.

Antonelli stava progettando una struttura gigantesca in muratura, in un’epoca nella quale il ferro stava rivoluzionando l’architettura.

La cupola è sostenuta da un sistema di grandi archi e strutture murarie studiato per distribuire il peso e trasferirlo sulla basilica preesistente.

Secondo l’ATL di Novara, la struttura pesa circa 5.572 tonnellate, esclusi gli arconi, e contiene circa 2.046 metri cubi di mattoni.

Non è quindi soltanto una grande cupola.

È una gigantesca macchina architettonica.

E Antonelli la costruì senza usare una moderna struttura in acciaio

Questo è forse il particolare più sorprendente.

La Cupola di San Gaudenzio viene realizzata utilizzando soprattutto mattoni e muratura, con materiali di provenienza locale.

Antonelli riuscì così a spingere verso l’alto una struttura che, vista da terra, sembra quasi sfidare le possibilità tecniche dell’epoca.

È proprio questa combinazione tra leggerezza apparente e grande massa reale a rendere l’opera così particolare.

Da lontano sembra quasi una struttura filiforme.

Da vicino si comprende quanto lavoro e quanto materiale siano stati necessari per costruirla.

Per oltre quarant’anni il cantiere rimase aperto

Il primo progetto è del 1841.

La statua del Cristo Salvatore viene collocata sulla sommità il 16 maggio 1878.

In mezzo ci sono decenni di modifiche, interruzioni, discussioni e nuovi progetti.

È anche per questo che la cupola può essere considerata quasi l’opera della vita di Antonelli.

L’architetto continuò a perfezionarla e ad aumentarne l’ambizione fino a trasformarla in uno dei suoi capolavori.

E non è l’unica grande sfida di Antonelli

Il collegamento con Torino non è casuale.

Negli stessi decenni Antonelli è impegnato anche nella costruzione della Mole Antonelliana.

Le due opere sono quindi quasi contemporanee e condividono la stessa idea di fondo: spingere la muratura verso una verticalità sempre più audace.

Non sono però copie l’una dell’altra.

Sono due progetti differenti, inseriti in due città diverse, ma accomunati dalla ricerca di Antonelli di nuove soluzioni architettoniche.

A Novara questa ricerca ha prodotto un edificio che è diventato il simbolo stesso della città.

E la statua in cima?

Sulla sommità della cupola venne collocata una statua del Cristo Salvatore realizzata da Pietro Zucchi.

Era in bronzo ricoperto da lamine d’oro e venne posata nel 1878. Oggi l’originale è conservato all’interno della basilica e sulla cima si trova una copia.

È quel piccolo elemento che completa la silhouette della cupola.

E che, vista da lontano, contribuisce ancora di più alla sensazione che la struttura salga quasi senza fine verso il cielo.

Oggi si può entrare dentro la cupola

La cosa forse più sorprendente è che la Cupola di San Gaudenzio non è soltanto qualcosa da guardare dal basso.

Oggi è possibile visitarla.

Il percorso permette di entrare letteralmente nella struttura progettata da Antonelli e di osservare da vicino gli elementi architettonici che dalla strada sono impossibili da vedere.

Sono previsti due itinerari: uno arriva a circa 75 metri, mentre quello più impegnativo raggiunge la guglia a 100 metri. Il percorso fino alla guglia comprende 478 gradini.

Da lassù lo sguardo arriva fino all’arco alpino e, nelle giornate limpide, permette persino di distinguere i grattacieli di Milano.

Perché allora è così grande?

Alla fine non c’è una sola risposta.

È grande perché Novara voleva completare e rendere ancora più monumentale la propria basilica.

È grande perché Antonelli aveva una concezione sempre più ambiziosa del progetto.

È grande perché l’architetto voleva dimostrare quanto fosse possibile spingere la muratura verso l’alto.

E soprattutto è grande perché Antonelli non si accontentò del primo progetto.

Ogni volta che ebbe la possibilità di modificarlo, la cupola diventò più alta e più audace.

Basta guardarla da lontano

Forse è questo il modo migliore per capire perché la Cupola di San Gaudenzio sia diventata uno dei simboli del Piemonte.

Non serve essere appassionati di architettura.

Arrivando a Novara basta alzare gli occhi.

Tra i tetti compare una struttura enorme, slanciata, quasi sproporzionata rispetto agli edifici che la circondano.

È lì da 150 anni.

E continua a fare esattamente ciò che Antonelli voleva: farsi vedere da lontano.

La prossima volta che passerete da Novara, quindi, non guardatela soltanto come una grande cupola.

Provate a pensare alla domanda più semplice: come è stato possibile costruire una cosa del genere, nell’Ottocento, usando soprattutto mattoni e muratura?

È proprio lì che comincia la vera storia della Cupola di San Gaudenzio.

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