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Filippo Juvarra, l’architetto che ha cambiato il volto di Torino e del Piemonte

Storia, architettura e curiosità del territorio

Gabriele Farina

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TORINO – Torino deve a Filippo Juvarra alcuni dei suoi scorci più riconoscibili. Dalla Basilica di Superga alla facciata di Palazzo Madama, passando per la Reggia di Venaria e la Palazzina di Caccia di Stupinigi, l’architetto siciliano ha lasciato un’impronta profonda nel paesaggio piemontese, contribuendo a trasformare la capitale sabauda in una delle grandi città europee del Settecento.

Nato a Messina nel 1678, Juvarra arrivò in Piemonte al seguito di Vittorio Amedeo II di Savoia, diventando il protagonista di una stagione di rinnovamento architettonico che unì ambizioni politiche, gusto artistico e trasformazione urbana. La sua storia dimostra come un artista arrivato da un’altra parte d’Italia sia riuscito a legare il proprio nome in modo indissolubile a Torino e ai suoi dintorni.

Dalla Sicilia alla corte dei Savoia

Figlio di una famiglia di orafi, Filippo Juvarra si formò inizialmente a Messina, per poi trasferirsi a Roma nel 1704. Nella capitale pontificia frequentò lo studio dell’architetto Carlo Fontana e maturò una cultura artistica che univa la tradizione classica, la ricchezza del Barocco e una particolare attenzione agli effetti scenografici.

Prima di affermarsi come architetto, si distinse anche come scenografo, sviluppando quella capacità di organizzare gli spazi e guidare lo sguardo che sarebbe diventata uno dei tratti distintivi delle sue opere.

La svolta arrivò con l’ingresso al servizio di Vittorio Amedeo II. Dopo aver ottenuto la corona di Sicilia, il sovrano chiamò Juvarra a lavorare per la dinastia sabauda. Nel 1714 l’architetto si stabilì a Torino, dove ricevette l’incarico di primo architetto civile del re.

Il suo compito non consisteva soltanto nel progettare singoli edifici: doveva contribuire a dare alla capitale un’immagine all’altezza delle nuove ambizioni della monarchia.

La Basilica di Superga, il simbolo di un voto e di una dinastia

Tra le opere di Juvarra in Piemonte, la Basilica di Superga occupa un posto speciale. La sua storia è legata a uno degli episodi più importanti della vicenda sabauda: l’assedio di Torino del 1706.

Secondo la tradizione, il 2 settembre di quell’anno Vittorio Amedeo II salì sul colle di Superga insieme al principe Eugenio di Savoia per osservare le posizioni delle truppe francesi. Il duca avrebbe fatto voto di costruire una chiesa dedicata alla Madonna in caso di vittoria. Pochi giorni dopo, il 7 settembre, le forze sabaude e alleate riuscirono a rompere l’assedio.

Quando il progetto venne affidato a Juvarra, l’architetto concepì un edificio monumentale, capace di dominare la collina e di essere riconoscibile anche da lontano. I lavori iniziarono nel 1717 e la basilica venne completata nel 1731.

La grande cupola, il pronao ispirato all’architettura classica e la posizione panoramica fecero di Superga uno dei punti di riferimento visivi di Torino. La chiesa divenne inoltre luogo di sepoltura di diversi membri della dinastia sabauda, rafforzando il legame tra architettura, religione e rappresentazione del potere.

Palazzo Madama e il nuovo volto di piazza Castello

Nel cuore di Torino, un’altra opera permette di riconoscere immediatamente il talento dell’architetto: la facciata monumentale di Palazzo Madama.

L’edificio aveva una storia molto più antica, legata alle origini romane della città e alle successive trasformazioni medievali e sabaude. Juvarra intervenne su questa struttura progettando una nuova facciata rivolta verso piazza Castello e un grande scalone d’onore.

Il progetto, avviato nel 1718, prevedeva una sistemazione monumentale che avrebbe dovuto trasformare radicalmente il palazzo. Non venne completato secondo il disegno originario, ma la facciata realizzata è ancora oggi uno degli esempi più significativi del Barocco piemontese.

Colonne, grandi aperture, ritmo delle decorazioni e luminosità degli ambienti mostrano la capacità di Juvarra di conferire leggerezza e movimento anche a un’architettura imponente. Il risultato è un edificio che dialoga con la piazza e contribuisce a definire l’immagine del centro storico torinese.

La Reggia di Venaria, tra rappresentanza e scenografia

Il rapporto tra Juvarra e il Piemonte non si limitò al centro di Torino. Una parte importante del suo lavoro riguardò le residenze di villeggiatura e di caccia della corte sabauda, concepite come elementi di un sistema di dimore e giardini intorno alla capitale.

Alla Reggia di Venaria Reale, l’architetto intervenne sul complesso esistente, contribuendo a rinnovarne l’impianto e progettando ambienti di grande effetto scenografico. Tra i suoi contributi più celebri figura la Galleria Grande, uno spazio monumentale nel quale la luce, le aperture e la successione delle forme architettoniche costruiscono un effetto di straordinaria profondità.

Juvarra lavorò anche alla Cappella di Sant’Uberto, destinata a diventare uno degli elementi più importanti del complesso. L’architettura religiosa venne integrata nel percorso della residenza, in un insieme nel quale gli edifici, le decorazioni e gli spazi esterni erano pensati per esprimere la grandezza della monarchia.

La Venaria mostra bene il metodo dell’architetto: non concepire il palazzo come un elemento isolato, ma organizzare ambienti, prospettive e percorsi in una composizione unitaria.

Stupinigi e il progetto di una corte immersa nel paesaggio

Un’altra tappa fondamentale è la Palazzina di Caccia di Stupinigi, progettata per le attività venatorie e la vita di corte.

Il progetto prese forma negli anni Venti del Settecento e i lavori proseguirono negli anni successivi. Il nucleo centrale si sviluppa intorno a un grande salone di pianta ovale, dal quale si diramano le ali dell’edificio, disposte in modo da creare una composizione dinamica.

La palazzina non era semplicemente un luogo destinato alla caccia: rappresentava anche uno spazio di ricevimento, celebrazione e intrattenimento della corte. La sua architettura doveva stupire gli ospiti e inserirsi armoniosamente nel paesaggio circostante.

Anche in questo caso emerge la capacità di Juvarra di combinare funzionalità e rappresentazione. Le linee dell’edificio, le decorazioni e il rapporto con i giardini trasformano una residenza di campagna in un complesso monumentale.

Stupinigi, insieme a Superga e Venaria, è una delle testimonianze più evidenti della trasformazione del territorio intorno a Torino in un sistema di residenze legate alla dinastia sabauda.

Rivoli, le chiese e la trasformazione della città

L’attività di Juvarra si estese anche al Castello di Rivoli, per il quale elaborò un ambizioso progetto di ampliamento. L’idea prevedeva una residenza di dimensioni monumentali, accompagnata da giardini terrazzati e da una sistemazione scenografica del paesaggio.

Il piano rimase incompiuto, ma rappresenta un esempio significativo delle ambizioni architettoniche della corte sabauda. Non tutte le idee di Juvarra, infatti, furono realizzate integralmente: alcuni progetti vennero ridimensionati o abbandonati, anche per ragioni economiche e politiche.

A Torino, invece, l’architetto intervenne in diversi luoghi di culto. Progettò la facciata della chiesa di Santa Cristina, lavorò alla chiesa del Carmine e contribuì al rinnovamento di altri edifici religiosi, tra cui San Filippo Neri.

La sua attività coinvolse inoltre l’espansione urbana verso ovest e la realizzazione di edifici civili e militari. I Quartieri Militari nell’area di Porta Susa e i progetti per i palazzi cittadini testimoniano un interesse che andava oltre la singola costruzione: Juvarra partecipò alla definizione di una nuova immagine urbana, coerente con il ruolo politico assunto dai Savoia.

Uno stile capace di unire Barocco e classicismo

Il contributo di Juvarra non si misura soltanto nel numero o nella grandezza delle opere realizzate. La sua architettura si distingue per l’uso sapiente della luce, la ricerca di prospettive ampie e la capacità di dare movimento alle forme.

La formazione romana gli aveva permesso di conoscere la tradizione classica e le sperimentazioni del Barocco. Da questa esperienza nacque uno stile personale, nel quale la monumentalità non è mai soltanto pesantezza: gli edifici sono organizzati per creare effetti visivi, guidare lo sguardo e mettere in relazione gli spazi interni con quelli esterni.

In Piemonte queste qualità si combinarono con le esigenze della corte sabauda. Le chiese, i palazzi e le residenze non erano soltanto edifici funzionali, ma strumenti attraverso i quali il potere si rendeva visibile sul territorio.

Per questo motivo l’opera di Juvarra contribuì a rendere Torino una capitale riconoscibile anche sul piano artistico, in un’epoca nella quale le grandi corti europee utilizzavano l’architettura per affermare prestigio e autorità.

Da Torino alla Spagna: gli ultimi anni di Juvarra

Nel 1735 Juvarra venne chiamato in Spagna da Filippo V, che gli affidò importanti progetti per le residenze reali, tra cui il Palazzo Reale di Madrid. L’architetto lasciò così il Piemonte per affrontare un nuovo incarico internazionale, dopo aver contribuito in modo decisivo al rinnovamento della capitale sabauda.
Morì a Madrid nel 1736, a 57 anni. La sua carriera si concluse lontano dalla città che aveva trasformato, ma la sua eredità rimase profondamente legata al territorio piemontese.

Oggi basta osservare il profilo di Superga dalla città, attraversare piazza Castello o visitare le residenze reali per ritrovare il segno del suo lavoro. Juvarra non fu soltanto l’architetto di alcuni monumenti celebri: fu uno dei protagonisti della costruzione dell’immagine di Torino e del Piemonte nel Settecento, un’eredità che continua a caratterizzare il paesaggio e l’identità culturale della regione.

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