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Curiosità Cultura Torino

Il luogo di Torino che ha cambiato volto: dai futuristi a Carlo Mollino

A pochi passi dalla stazione Dora, un tempo c’era un piccolo distretto del divertimento torinese: prima il Plateau Dansant Lutrario, poi il cinema, il dancing e infine il Le Roi

Gabriele Farina

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L’ingresso di piazza Baldissera del Lutrario negli anni Quaranta. ©Archivio Privato Roberto Orlandini.

TORINO – Ci sono angoli di Torino che, guardandoli oggi, raccontano soltanto una piccola parte della loro storia. Uno di questi è in via Stradella, nel quartiere Borgo Vittoria, dove per decenni si è concentrato uno dei luoghi più vivaci della vita notturna e musicale della città.

Qui sono passati futuristi, ballerini, musicisti, spettatori di cinema e alcuni dei più celebri cantanti italiani del Novecento. E qui, soprattutto, un vecchio dancing ha cambiato più volte forma e nome, fino a diventare uno dei locali più sorprendenti della Torino del Novecento.

Oggi una parte di quel mondo non esiste più. Un’altra, invece, è ancora riconoscibile: è il Le Roi, la sala da ballo progettata da Carlo Mollino, con i suoi interni eccentrici e inconfondibili.

Quando in via Stradella arrivarono i futuristi

La storia comincia nel 1926, quando Attilio Lutrario fonda il Plateau Dansant Lutrario in un ex dopolavoro ferroviario vicino alla stazione Dora. Il locale diventa rapidamente un punto di riferimento per il divertimento torinese e, negli anni Venti, anche per gli artisti del movimento futurista.

Tra i protagonisti c’è Nicolaj Diulgheroff, architetto e artista futurista, che organizza al Lutrario serate a tema con scenografie appositamente ideate. Nel 1932 arriva persino quello che viene ricordato come il “giardino futurista Dora”, con un palco per l’orchestra.

Anche la pista da ballo aveva qualcosa di particolare: era decorata con grandi riquadri bianchi e neri. Da qui nacque il curioso nome “Blechenduait”, una sorta di italianizzazione di “Black and White”.

Non era soltanto una sala da ballo. In via Stradella stava prendendo forma quello che gli studi sulla storia della città hanno definito un vero e proprio “distretto del divertimento”, con diversi locali concentrati nello stesso tratto di strada.

Il dancing viene bombardato e rinasce

La storia del Lutrario attraversa anche gli anni più drammatici della Torino della guerra.

Nel 1938, dall’altra parte della strada, nasce un secondo locale progettato ancora da Diulgheroff. Pochi anni dopo, nel 1942, quello spazio lascia il posto al Cinema Teatro Lutrario.

Poi arriva la guerra. Nel luglio del 1943 il Plateau Dansant viene colpito da una bomba e l’edificio viene distrutto. Il locale viene successivamente ripristinato, con interventi nel dopoguerra.

La storia, però, è tutt’altro che finita.

Dall’altra parte della strada arriva Carlo Mollino

Nel dopoguerra il Lutrario torna a essere un luogo di ritrovo e di musica. Ma la vera svolta arriva alla fine degli anni Cinquanta.

Nel 1950 Nicolay Diulgheroff progetta il nuovo Cinema Teatro Lutrario, inaugurato nel giugno del 1951. È una struttura innovativa per l’epoca, con una galleria a ferro di cavallo e una platea digradante capace di accogliere circa 1.100 spettatori.

Sotto quella platea, però, sta per nascere qualcosa di ancora più particolare.

Nel 1959 Carlo Mollino progetta, insieme a Carlo Bordogna, gli interni della sala da ballo. Mollino immagina uno spazio completamente diverso da una normale sala da ballo: un ambiente fatto di ceramiche, mosaici, luci, riflessi, trasparenze e forme sinuose.

La nuova sala apre il 16 novembre 1960.

Il nome è Le Roi.

Ed è qui che la storia del vecchio Lutrario entra in una nuova epoca.

Al Le Roi arrivano le grandi star della musica

Negli anni Sessanta e Settanta il locale diventa uno dei luoghi della musica più importanti della Torino dell’epoca.

Sul palco passano alcuni dei nomi più famosi della canzone italiana e internazionale: Domenico Modugno, Mina, Gianni Morandi, Patty Pravo, Lucio Dalla, Riccardo Cocciante, Caterina Caselli, Massimo Ranieri, Little Tony, Pooh, Bobby Solo e molti altri.

Tra gli artisti ricordati dalla storia del locale c’è anche Fred Buscaglione. E un dettaglio rende ancora più concreta questa memoria: all’interno del Le Roi è ancora conservato il pianoforte rosa che venne suonato proprio da Buscaglione.

Il dancing diventa così qualcosa di più di una semplice sala da ballo: è un luogo nel quale si incontrano la musica, il design e la vita notturna della Torino del boom economico.

Ma una parte del vecchio Lutrario oggi non esiste più

La storia di via Stradella, però, ha anche un finale più malinconico.

Quando nel 1960 apre il nuovo Le Roi, il vecchio Plateau Dansant non scompare immediatamente. Viene trasformato in una pista da ballo estiva, mantenendo la propria funzione di luogo di ritrovo.

Era lo spazio all’aperto del complesso, quello che si trovava al civico 3 di via Stradella, tra la strada e la ferrovia Torino-Milano. Qui continuano le serate e gli appuntamenti musicali, compresi quelli dedicati al jazz.

Quello spazio, però, è destinato a scomparire.

Nel 2009, durante i lavori per la realizzazione del Passante ferroviario, il vecchio dancing viene definitivamente abbattuto.

Oggi del Plateau Dansant Lutrario resta soprattutto la memoria e, come documenta MuseoTorino, il muro di cinta affacciato su via Stradella.

Il Le Roi, invece, è ancora lì

La storia curiosa è che dall’altra parte della strada qualcosa è sopravvissuto.

Il cinema Lutrario ha chiuso definitivamente, mentre gli spazi dell’ex cinema sono stati in parte occupati da altre attività. Il dancing, invece, ha continuato la propria storia con il nome Le Roi.

E soprattutto ha conservato gli interni progettati da Carlo Mollino, recentemente restaurati.

È questo che rende particolarmente affascinante quel tratto di Torino: nello stesso luogo si possono ancora leggere, una dentro l’altra, diverse città.

C’è la Torino dei futuristi che inventavano serate e scenografie negli anni Venti. C’è quella uscita dalla guerra, che torna a ballare e ad ascoltare musica. C’è la Torino del cinema e del boom economico. E c’è quella di Carlo Mollino, capace di trasformare una sala da ballo in un ambiente quasi irreale.

Del vecchio Plateau, demolito nel 2009, è rimasta soprattutto la memoria.

Il Le Roi, invece, continua a raccontare quella storia attraverso le sue pareti, i suoi mosaici, le sue forme e le fotografie degli artisti che negli anni sono passati da via Stradella.

Così, a Torino, una semplice strada può diventare una piccola macchina del tempo: basta sapere cosa cercare.

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