Stop alla corruzione, a Report si parla dei “Signori Rossi”

Report riaccende i riflettori su “I Signori Rossi”, il movimento nato per sostenere una delle tante vittime della corruzione, ma tra i pochi che ha avuto il coraggio di denunciare: Raphael Rossi. Si tratta dell’ex vice-presidente di Amiat, azienda municipalizzata dedita alla raccolta dei rifiuti a Torino che, nel 2007, si è opposto fermamente all’acquisto di un macchinario da lui ritenuto inutile per l’azienda, scontrandosi con il disappunto di buona parte dei dirigenti. Il silenzio in cambio di una tangente di 100.000 euro, è quello che viene chiesto a Raphael. Il rifiuto, aggravato dalla denuncia per tentata corruzione alla Procura della Repubblica di Torino, gli costa l’allontanamento dall’azienda. Ma lui non si scoraggia: sa di aver rispettato la legge e per questo si aspetta un supporto da parte delle istituzioni. Che mai arriverà. A sostenerlo, invece, le migliaia di cittadini che hanno sposato la sua causa facendosi promotori di diverse iniziative. Prima fra tutte la raccolta firme per chiedere alla Città di Torino di costituirsi parte civile al processo e poi il Flash mob nel quale i tanti “Signori Rossi” d’Italia si sono fermati vicino a un semaforo, simbolo del rispetto delle regole, per gridare il loro no alla corruzione. Rigorosamente vestiti di rosso.

La comunità de “I Signori Rossi” ha dato vita alla pagina Facebook “Vogliamo giustizia al processo di Raphael Rossi” e “I Signori Rossi – corretti non corrotti”. Poche settimane fa è nato anche il sito internet www.signorirossi.it. La vera novità è la sezione “Sos corruzione”, che raccoglie le domande degli utenti e le storie raccontate, anche in forma anonima, dalle vittime di corruzione nella pubblica amministrazione e offre loro un sostegno, morale e giuridico, fornito da volontari professionisti in vari settori (principalmente avvocati) che collaborano a titolo gratuito con il sito.

Viviana Monastero