Ndrangheta in Piemonte. Chi comanda a Torino, i Crea “eredi” dei Belfiore

L’operazione Minotauro ricostruisce la struttura della ‘ndrangheta torinese. Nove locali radicate soprattutto nella cintura con referenti calabresi, poiché malgrado la larga autonomia delle ‘ndrine locali è sempre alle strutture di comando del Crimine, e quindi alla Calabria, che bisogna obbedire. Il capo-crimine torinese sarebbe, secondo gli investigatori, Adolfo Crea. Un boss la cui ascesa segna una svolta nella storia del crimine organizzato subalpino, ponendosi però in linea di continuità con un altro storico clan, quello dei Belfiore, mandanti dell’omicidio Caccia, ormai decaduti.

Ci fu un tempo in cui i fratelli Belfiore (Giuseppe, ma soprattutto Domenico e Salvatore) erano il punto di riferimento delle famiglie nella provincia torinese. Poi, a partire dagli anni Novanta, il loro potere è stato colpito dagli arresti e dai processi. Così la ‘ndrangheta torinese si è frantumata dividendosi in più segmenti. In questo quadro si è introdotto un elemento di rottura. L’arrivo a Torino di due fratelli di Locri, Adolfo e Aldo Cosimo Crea, rispettivamente di 38 e 35 anni, che hanno presto scalato il potere locale, fino a sedersi alla destra di Giuseppe Belfiore. Grazie a un modus operandi violento e spiccio, riuscirono a collezionare presto meriti criminali tali da ascendere in fretta nelle gerarchie ‘ndranghetiste.

Eppure i Crea sono dei fuggitivi, dei perdenti. Braccati da una guerra di mafia contro i Gullace-Novella che li stava vedendo soccombere. Così fuggono. E’ il 2001 quando si stabiliscono a Torino. Sin dalle prime ricostruzioni la figura di Adolfo rivela tutto il suo spessore criminale. Il nuovo arrivato, ufficialmente titolare di una ditta di autotrasporti, è uno che non dà nell’occhio. Si muove con una Fiat Panda e bada ai fatti suoi. E ci bada bene. Poco dopo il suo arrivo, infatti, entra in affari con Luciano Ursino, nipote di Rocco Lo Presti, storico boss della ’ndrangheta di Bardonecchia. Da allora, in un crescendo di affari criminali, i Crea si impongono sulla scena torinese diventando un punto di riferimento per le altre cosche. Un’ascesa resa possibile proprio grazie alla vicinanza coi Belfiore, da cui hanno raccolto lo scettro quando anche Domenico Belfiore è stato condannato all’ergastolo.