Dal Pap test al test HPV, arriva in Piemonte il primo screening per il tumore del collo dell’utero

Si cambia: arriva in Piemonte, per le donne di età compresa fra i 30 e i 64 anni, il primo screening con test HPV che va progressivamente a sostituire lo screening con Pap test. E’ questo il tema principale del Workshop di quest’anno, che si terrà lunedì 23 novembre, dalle ore 8,30 alle 16,40, presso l’Aula Magna dell’ospedale Molinette di Torino, sui risultati del programma di screening della Regione Piemonte per il tumore del collo dell’utero. 

Qual è la differenza? Cosa cambia? Spiega una nota che, come ha dimostrato uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale The Lancet, “lo screening con test HPV permette di ridurre del 60% – 70% l’incidenza dei tumori invasivi del collo dell’utero rispetto allo screening con Pap test”.

Il test per la ricerca del DNA di HPV oncogeni (test HPV) infatti serve a rilevare l’eventuale presenza del DNA dei ceppi del virus HPV ad alto rischio per lo sviluppo del tumore del collo dell’utero.

Il passaggio al test HPV, iniziato nel 2014, continua la nota, “sarà effettuato nell’arco di cinque anni”.

Spiega il dottor Nereo Segnan, responsabile del coordinamento regionale del programma di screening Prevenzione Serena: “Il piano di implementazione sta procedendo come previsto ed entro il 2018 a tutte le donne in età indicata sarà offerto il test HPV. Prevenzione Serena è uno dei primi programmi di screening ad attuare il passaggio al test HPV come test primario per la prevenzione del tumore del collo dell’utero, non solo in Italia ma nel mondo”.

Addio Pap test, allora? Non per tutti. Le donne con meno di 30 anni continueranno a farlo. Continua la nota: “Nelle donne più giovani in età da screening (25- 29 anni) il test HPV rileva molte lesioni destinate a regredire spontaneamente, con un elevato rischio di esami e trattamenti inutili”.

Grazie allo screening, invece, sottolineano i dati, è possibile individuare ogni anno “circa 450 lesioni pre-invasive. Nella quasi totalità di questi casi il trattamento è limitato alla sola asportazione della lesione, usualmente in ambulatorio di colposcopia, con conservazione della capacità riproduttiva. Il programma di screening ha dimostrato di fornire una protezione molto elevata. Il rischio di tumore invasivo del collo dell’utero è risultato ridotto dell’80% nelle aderenti all’invito rispetto alle non aderenti, benché una parte rilevante di queste ultime facesse comunque il test al di fuori di Prevenzione Serena”.

 

 

 



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