Cos’è l’Urban Exploration, intervista con Urbexteam OldItaly

L’Urban Exploration (spesso abbreviata in URBEX o UE) consiste nell’esplorazione di strutture artificiali, spesso rovine abbandonate o componenti poco visibili dell’ambiente urbano. La fotografia e la documentazione storica sono gli ingredienti fondamentali e, anche se talvolta può condurre allo sconfinamento su proprietà private gli obiettivi sono altri.

L’urbex col tempo è divenuta un impegno per segnalare, salvaguardare e proteggere i luoghi urbani abbandonati sottraendoli al completo decadimento. Molti appassionati di questo tema cercano di valorizzare questi ambienti e proporli alle piattaforme mediatiche per far conoscere le meraviglie perdute dei propri paesi e portando avanti anche progetti di sensibilizzazione e raccolte fondi.

Con questo spirito da tempo ospitiamo su Quotidiano Piemontese la rubrica #villeabbandonate e oggi vi proponiamo l’intervista ad uno dei membri di Urbexteam OldItaly, gruppo di lavoro che ha realizzato per noi l’ezplorazione dell’Eremo di Lanzo, della Chiesa blu e della villa del Conte di Agliè.

Come nasce la tua passione per l’Urban Exploration e il gruppo di lavoro Urbexteam OldItaly?

Sono sempre stato appassionato di luoghi abbandonati e dell’alone di mistero che li circonda. Secondo me, l’attitudine all’ esplorazione è insita nell’animo umano.
Girovagando in rete, fui colpito da un sito internet che proponeva articoli riguardanti storie legate a luoghi abbandonati. Fino ad un anno fa, non sapevo neanche che, entrare in una casa abbandonata, avesse creato di per sé un movimento chiamato appunto, urbex.
Da lì feci un censimento tra i miei amici, chiedendo chi fosse interessato all’argomento, e raccolsi subito molte adesioni.
Abbiamo iniziato in tre, come passatempo della domenica e con i cellulari.
Ora siamo in cinque con reflex droni e GoPro.

Su quali territori vi muovete? Come scegliete i soggetti?

I soggetti possono essere di varia natura.
Si passa dalle ville ai castelli, dalle chiese alle fabbriche, dai conventi agli ospedali. A noi piace tutto, forse con una preferenza alle ville, possibilmente ancora ammobiliate; Sono quei luoghi dove si respira più vita, sono più inquietanti e quindi affascinanti. Ti aggiri nelle stanze immaginando come e chi fosse il proprietario, e in base a ciò che si trova all’ interno, si cerca di risalire alla storia.
Per quanto riguarda il territorio, per ora, ci siamo mossi su Piemonte e alta Emilia, ma nei prossimi mesi ci sposteremo anche in Toscana,Veneto, Liguria e Francia.
Sono moltissimi i luoghi e ci vuole tempo sia per la visita sia per elaborare il materiale prodotto; Lavorando tutti quanti non è sempre semplice organizzarsi ma di base ce la facciamo ad uscire almeno 4 volte al mese.

Sei più interessato all’aspetto visivo dello spazio urbano abbandonato o alla sua storia?

È una cosa che va di pari passo, se un luogo ti colpisce visivamente sei anche interessato a saperne la storia. A volte può anche capitare che un luogo non susciti molto entusiasmo ma sia comunque ricco di storia e magari protagonista di qualche avvenimento strano.

Qual è finora il posto più incredibile in cui ti sei imbattuto?

Ce ne sono tanti, dirne uno sarebbe riduttivo.
Ogni posto che visitiamo ha di per sé qualcosa che lascia a bocca aperta.
Però, visto che siamo di Torino, posso dire che la famosa Villa dei Conti sia stata una scoperta veramente incredibile. E’ molto famosa nell’ambiente urbex… non sei un esploratore urbano se non ci sei passato almeno una volta; Arrivano da tutta Europa per visitarla. E’ maestosa, con un’architettura spettacolare, degli affreschi bellissimi anche se rimane molto tetra; Non per niente la scelse Dario Argento per un suo film.
Ma, come dicevo prima, ce ne sono molte altre di uguale bellezza.

Qual è quello che vorresti assolutamente visitare?

Ora abbiamo una serie di progetti che ci impegneranno almeno fino a novembre. Quando avremo un po’ di tempo, vorremmo visitare Chernobyl, il paradiso dell’ urbex .
Altri gruppi ci sono già stati, e solo le foto fanno venire l’acquolina in bocca.
Poi, come posto perfetto, ci si aspetta sempre di trovare quella villa piena di arte e storia che non ha ancora visto nessuno!

Inevitabile domandarti come vi ponete rispetto alla questione della violazione di proprietà privata?

Ovviamente prima di iniziare quest’avventura ci siamo dovuti informare sugli aspetti legali delle esplorazioni urbane.
Ogni gruppo si comporta come crede, ma di norma abbiamo notato una grande “etica” dei ragazzi con cui abbiamo avuto contatti.
Le linee guida per evitare di incappare in denunce e sanzioni sono quelle dettate dal buon senso. In primo luogo scegliamo target disabitati che sono in un evidente stato di abbandono e degrado (finestre rotte, tetti e muri con evidenti crolli, incuria di giardini e altre parti comuni); nel fatidico momento di entrare controlliamo che non ci siano cartelli che vietino l’ingresso (o che siano arrugginiti e palesemente senza valore) e che l’accesso sia libero, ciò significa utilizzare porte ormai divelte da molto tempo, sfruttare varchi già aperti, ecc. Poi, altra cosa fondamentale, è l’attrezzatura; nulla più torce, macchine fotografiche e cellulari (è importante non portare con sè strumenti che potrebbero essere riconosciuti come armi bianche o atti all’effrazione). Tutte queste piccole avvertenze sono fondamentali, ma quella che abbiamo più a cuore è l’obbligo che ci siamo dati in principio di non prendere nulla dai luoghi che visitiamo; oltre ad essere un furto, infrangerebbe lo spirito autentico dell’urbex, cioè quello di riscoprire la memoria e celebrare l’abbandono (personalmente sono addirittura riluttante a creare set artificiali in segno di rispetto verso gli antichi proprietari).
Grazie a questi accorgimenti, o forse solo per fortuna, ad oggi non abbiamo mai avuto problemi.
Ci teniamo invece a segnalare quello che per noi è un pò un mal costume: sappiamo che alcuni proprietari sfruttano scientemente la situazione, cercano di cogliere in flagrante i gruppi di esploratori per farsi pagare.

Il territorio piemontese è particolarmente ricco di ambienti abbandonati?

Il Piemonte é una delle regioni con più luoghi abbandonati e soprattutto di alto valore storico ed artistico. Da questo punto di vista siamo fortunati. Anche Toscana ed Emilia Romagna non sono da meno.

Come avviene la ricerca dei posti?

La ricerca ovviamente è la parte più difficile, solitamente chi fa urbex non è disposto a cedere i propri luoghi, per due semplici motivi:
Il primo più onorevole, nel senso che non si danno le posizioni esatte del luogo per preservarne la sua integrità e non renderla vittima di sciacalli e vandali.
Il secondo un po’ più egoistico, cioè chi trova il tesoro più bello non è disposto a condividerlo per averne l’esclusiva.
Solitamente tra i vari gruppi urbex avvengono degli scambi, oppure se si riesce ad entrare in qualche community, ci si scambia obbligatoriamente informazioni pena l ‘esclusione.
Altrimenti c’è la ricerca sul campo, attraverso mappe satellitari, dove si guardano case sospette magari con tetti malmessi, oppure in alcuni rari casi, anche tramite annunci immobiliari.

E’ difficile fare urbex?

Difficile no, ma ci sono le classiche incognite di chi pratica attività all’esterno: pioggia, caldo, insetti ( d’estate è praticamente impossibile tornare a casa con meno di un litro di sangue prelevato).
Bisogna mettere poi in conto che i luoghi sono spesso pericolanti, bisogna fare molta attenzione (qualcuno all’estero ci ha lasciato le penne) .
Oltre che pericolante sono anche molto inquinati essendo abbandonati; Polveri, guano di piccione, carcasse di animali in putrefazione e in luoghi industriali anche la presenza di amianto non è un pericolo da sottovalutare… infatti le mascherine sono d’ obbligo.
Quindi si, c’è chi la domenica con il sole va al mare, e c’è chi come noi fa urbex.

Avete mai avuto paura o vi siete mai presi un bello spavento?

La paura c’è sempre… hai paura di essere beccato, hai paura di cosa o chi trovi dentro, poi la fantasia fa tutto il resto. I film e i libri ci condizionano l’esistenza, quindi alla prima porta che sbatte il sussulto c’è sempre. Però girando in gruppo e facendolo spesso, ci si abitua.
Per quanto mi riguarda, ovviamente le ville sono le più inquietanti ma non di meno i luoghi di culto. E’ già capitato in quest’ultimi di trovare segni di riti satanici, tombe scoperchiate e anche ossa.



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