Giuseppe Rocchia, il pastore che ha visto il suo gregge decimato scrive a Alberto Cirio

Giuseppe Rocchia, 47 anni, il pastore che ha visto le sue pecore morte dopo essere state schiacciate per fuggire dai cinghiali spaventati da una battuta di caccia non ha ricevuto risposte concrete al suo appello ai cacciatori e al suo esposto ai carabinieri della forestale.

A deciso quindi di scrivere a Presidente della Regione Alberto Cirio.

Mi chiamo Giuseppe Rocchia, sono un pastore nomade che in inverno pascola nel comune di Sommariva Perno, penso che abbia sentito parlare di me dai giornali in questi giorni, in quanto il mio gregge ha subito una grossa perdita di circa 45 capi ovini dovuta all’attacco di un gruppo di cinghiali messo in fuga supponiamo da cani dei cacciatori. Nonostante il mio appello e l’interessamento del corpo forestale, in seguito al mio esposto nessuno si è ancora fatto vivo per un eventuale risarcimento assicurativo. I cacciatori, come lei certamente è al corrente, hanno l’obbligo di stipulare un assicurazione proprio per coprire questi tipi di danno. Il danno ammonta a circa 6 mila euro, una cifra enorme per chi come me e la mia famiglia vive di pastorizia, faccio quindi appello a lei sapendo che le stanno parecchio a cuore i problemi del nostro territorio. Oltre al danno materiale sono profondamente distrutto nel vedere il mio gregge semi dimezzato non per un errore mio ma per una responsabilità altrui. Nessuno ha il coraggio di uscire allo scoperto e semplicemente dire che è stato un incidente e si può venire a riparo con l’assicurazione. La prego di prendere in considerazione il mio messaggio, sono un allevatore padre di tre figli e il futuro della mia azienda è seriamente compromesso, moralmente ed economicamente.

Giuseppe Rocchia si racconta: “sono un pastore nomade che pratica l’alpeggio in valle stura di Demonte.  Ho deciso di tornare a fare questo lavoro 25 anni fa con mia moglie ed in seguito i miei tre figli  e ora vivo di pastorizia producendo formaggi che vendo sulle piazze di Fossano, Savigliano e Borgo San dalmazzo. Il mio gregge era composto da 350 pecore e 50 capre, 25 vacche e 4 cavalli ed un asino. Con la caseificazione e la vendita lavorando seriamente e con l’aiuto dei premi in agricoltura riesco a sopravvivere. La mia azienda è in Savigliano dove produco formaggi nel periodo invernale, con la collaborazione di mia moglie per poi spostarmi in estate in alpeggio nel vallone dell arma di Demonte. I bovini vengono stabulati nel periodo invernale a Savigliano, mentre gli ovini ed i caprini continuano a pascolare nel comune di Sommariva Perno finché le condizioni metereologiche lo consentono”.