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Cronaca

Ilaria Di Roberto, vittima di cyberbullismo e revenge porn, cerca casa a Torino: posso permettermi un affitto di 400 euro

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Ilaria Di Roberto, scrittrice, al centro delle cronache per gli abusi subiti e poi per alcuni articoli che la ritraevano invece come carnefice, ci ha scritto per chiedere aiuto. Ritiene di essere vittima non solo dei suoi aguzzini riconosciuti ma anche di alcuni giornali e racconta come la sua vita sia diventata impossibile.

Su AgoraVox è ben spiegata la sua vicenda, mentre LatinaTu prova a capire cosa sia accaduto nel momento in cui Ilaria è per alcuni diventata da vittima carnefice.

Ora Ilaria Di Roberto sta cercando di ricominciare una nuova vita a Torino e per farlo è alla ricerca di un alloggio in affitto. Lasciamo che sia lei a raccontare la sua storia:

Mi chiamo Ilaria Di Roberto,
e sono una scrittrice, femminista e attivista nel campo della violenza di genere.

Non è la prima volta che sono costretta a chiedere aiuto e sicuramente neanche la prima che leggerà di me. Le chiedo scusa anticipatamente per la prolissità e per i toni animati della presente email, ma sono giunta ad un punto di non ritorno. La mia vicenda personale è divenuta di dominio nazionale nell’anno 2019: una storia di bullismo, disturbi alimentari, revenge porn, cyberbullismo, stalking, diffamazione, abusi sessuali, truffe e persecuzioni perpetrate da una psicosetta catanese che mi ha irretita in un momento di considerevole vulnerabilità fisica e mentale, fingendosi Limited Company e proponendomi, in un secondo momento, un lavoro.

A novembre dello scorso anno è uscito il mio secondo libro “Tutto ciò che sono” (voglio precisare che scrivo dall’età di tre anni e ho pubblicato il mio primo libro a venticinque, prima ancora del clamore mediatico) con Europa Edizioni, un’autobiografia che affronta da vicino il mio vissuto personale, mettendolo al servizio di tutte le donne vittime di violenza con il chiaro intento di restituire al mio dolore un’identità. Quest’opera è il mio riscatto, la mia rivalsa e la mia unica e sola possibilità di tornare in carreggiata e riprendere in mano la mia vita. Al contrario di quel che si potrebbe pensare non ho fatto tutto questo in virtù di un’ipotetica notorietà (considerando che vivo a Cori – LT – in una casa popolare dove nella quale subisco quotidianamente ostracismo e violenza e da cui sto cercando disperatamente di fuggire) ma perché la giustizia accelerasse il corso delle indagini ed io potessi trovare pace una volta per tutte. La suddetta setta è stata già segnalata alle forze dell’ordine e alla stampa nazionale che ha deciso, di punto di in bianco, di calare il sipario sulla mia vicenda nonostante vi fosse ancora molto da dire e a dispetto della reiterazione (tutt’ora in corso) delle condotte criminose perpetrate a danno della mia immagine dallo stesso. Visto che nessuno è mai stato in grado di aiutarmi concretamente – neanche quelle istituzioni che avrebbero dovuto proteggermi anziché indagare senza cognizione di causa su di me – non posso fare a meno di chiedere il Suo aiuto per contrastare le condotte di chi, da tre anni a questa parte, sta tentando di rovinarmi la vita perpetrando minacce, furti di identità, hacking, sostituzione di persona, truffa, calunnie, spaccio e un’infinita serie di illegalità già segnalate alle autorità locali. Il predetto, dopo avermi indotta a tentare il suicidio per due volte consecutive e realizzando di aver perso clamorosamente la sua battaglia, sta attuando una vera e propria operazione di boicottaggio a mio danno invalidando ogni mio tentativo di ribellione e rinascita personale. A causa dell’ingente numero di diffamazioni sul mio conto ancora dilaganti in rete non riesco più a trovare un impiego, un nuovo alloggio, nuovi circuiti di amicizie e ancor meno quella serenità che bramo dal giorno in cui il predetto ha deciso di annientarmi psicologicamente, appropriandosi della mia identità, dei miei dati sensibili, della mia libertà personale e sottoponendomi a pressioni psicologiche di epocale portata.

Purtroppo il mio stato di indigenza non mi permette ancora di evadere da un paese che mi ha bollata come “troia”, “jettatrice”, “pazza”, “gatta nera”, “strega”, istigandomi al suicidio con modalità a dir poco deplorevoli (come l’inserimento di escrementi, profilattici nella mia cassetta delle lettere, petardi, scritte sul muro dell’androne del mio palazzo come “Ilaria sei una pornostar devi morire”, simulazione di atti sessuali al mio passaggio, catcalling ed una lunga serie di amenità che non sto qui ad esplicare). Questo clima di rivittimizzazione ed omertà non mi concede la possibilità di procurarmi i mezzi economici per poter frenare le attività criminose dei miei aguzzini. Ostracizzata, minacciata e ingiuriata da buona parte dei membri della mia comunità, ora sono costretta a lasciare il paese in cui sono nata per ripartire da zero e riprendere in mano la mia vita, lontana dal vociare di un provincialismo giudicante, dalla negligenza delle istituzioni, dall’oppressione dell’opinione pubblica e dei collusi nel mondo del giornalismo, i quali anziché permettermi di raccontare la mia vicenda cercano di boicottare il mio attivismo e la promozione del mio libro perché indagata per reati non commessi. In particolare mi riferisco al giornalista C.P. che in data 8 novembre 2019 pubblicò su Repubblica Roma un articolo dal titolo “Ilaria Di Roberto, da vittima a carnefice: la vendetta è un porno che va servito freddo”, estratto e ripubblicato successivamente da quei simpaticoni di Dagospia, il cui mobbing ha fatto di me un vero e proprio fenomeno da baraccone. Intanto, gli autori di questa carneficina continuano ad agire indisturbati, reiterando le proprie condotte e appropriandosi della mia libertà. Insieme alla mia famiglia avevamo valutato la possibilità di trasferirci dapprima a Napoli (di cui sono originaria, da parte di padre) e in un secondo momento a Roma, lì dove sicuramente avrei avuto maggiori possibilità di emergere lavorativamente. Ma dopo aver contattato un numero indefinito di agenzie, privati, enti apparentemente benefici, Caritas e mediatori che il più delle volte si spacciavano per benefattori in cambio di un invito a cena (converrà con me quando dico che per noi donne è sempre più difficile entrare in trattativa) e che dopo aver acclarato la massiccia dose di ingiurie che continuano a circolare ineluttabilmente nel Web, si dileguavano nel nulla, abbiamo deciso di ampliare il raggio di ricerca anche su Torino che ho avuto il piacere di visitare lo scorso anno, in occasione del Salone del Libro e che, a dispetto delle mie vicissitudini, mi ha accolta, abbracciata, supportata con una dolcezza che nel paese che mi ha visto nascere e crescere non ho mai avuto, neanche lontanamente, la possibilità di fiutare. Ergo, stiamo cercando un piccolo appartamento in affitto, ubicato su una zona servita di mezzi a Torino o provincia. Non siamo automunite e abbiamo un budget relativamente basso, ammontante alla somma di 400€ mensili. Sebbene sappia già che sarà un’ impresa ardua, sono sicura che questa straordinaria città saprà stupirmi ancora una volta.

Ma perché questo accada ho bisogno del Suo aiuto Le chiedo gentilmente di permettermi di dar voce alla mia vicenda affinché il mio grido giunga al cuore delle istituzioni e della stampa nazionale. Come già esplicitato non ho i mezzi e la possibilità di difendere me e la mia famiglia dalle ingiustizie che ogni giorno vengono perpetrate nei nostri confronti. Tuttavia auspico che questo messaggio non muoia nell’indifferenza ancora una volta e che possa, almeno in parte, contribuire all’immediato blocco di una violenza esercitata barbaramente da chi non aspetta altro che vedermi compiere un gesto estremo. Il mio libro è diventato da poco materiale didattico in alcune scuole del nord Italia: il mio scopo è far sì che il Victim blaming, attraverso la mia storia e quella di tante altre donne, assuma rilevanza penale e che sia finalmente criminalizzato, sanzionato e condannato.
Inoltre le chiedo gentilmente di sensibilizzare il suo ampio bacino di utenza, esortandolo ad offrirci un alloggio modesto nella zona di Torino affinché riesca, dopo quattro anni di mera agonia, a dare alla mia vita la svolta che merita. Mi creda, all’età di 32 anni mi sento un totale fallimento. Sono stanca di uscire di casa con il terrore di non tornarvi mai più. Sono stanca di vedere sprecato ciò che resta della mia giovinezza. Una vita vissuta nell’impassibilità non è vita.

E tu cosa ne pensi?

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