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CronacaTorino

Indagine sulla pedopornografia online: coinvolto un medico 40enne di Chivasso

È coinvolto anche un medico 40enne di Chivasso nell’inchiesta sulla pedopornografia online che ha portato all’arresto di un parroco bresciano. Le indagini della polizia postale proseguono.

Luca Vercellin

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CHIVASSO – È emerso anche il nome di un medico 40enne residente a Chivasso nell’ambito dell’indagine condotta dalla polizia postale sulla diffusione di materiale pedopornografico attraverso il dark web e canali criptati.

Il professionista, incensurato, eserciterebbe la professione di dermatologo e risulterebbe iscritto come medico sportivopresso una società di volley giovanile attiva nel territorio.

Il suo profilo è stato individuato dagli investigatori circa due anni fa, durante gli sviluppi dell’inchiesta che ha portato, lo scorso maggio, all’arresto di don Jordan Coraglia, 51 anni, sacerdote del bresciano e figura nota nel mondo del calcio giovanile. Secondo quanto emerso, tra i contatti digitali del religioso figurava anche il medico chivassese.

Una rete strutturata e sommersa

Le indagini hanno rivelato l’esistenza di una comunità strutturata e difficile da intercettare, composta da soggetti attivi nella produzione, condivisione e scambio di contenuti pedopornografici, operanti prevalentemente nel dark web.

Secondo le accuse formulate dagli inquirenti, il medico avrebbe preso parte attivamente alla rete, scaricando, condividendo e – in alcuni casi – producendo direttamente materiale illecito. Per farlo, avrebbe utilizzato sistemi crittografati e canali riservati, accessibili anche tramite dispositivi mobili.

Le attività illecite, sempre secondo quanto riferito dalla Polizia Postale, andrebbero avanti da almeno dodici anni. Un arco temporale lungo che ha spinto gli inquirenti ad allargare il perimetro dell’indagine, ora focalizzata anche su altri profili ritenuti potenzialmente coinvolti.

Il ruolo di un “terzo uomo”

Gli accertamenti tecnici si stanno concentrando ora su un ulteriore soggetto, indicato come il “terzo uomo”, che potrebbe avere un ruolo centrale nella rete. Le operazioni informatiche condotte dagli investigatori si sono scontrate con architetture digitali complesse, pensate per garantire l’anonimato degli utenti coinvolti.

L’attività investigativa, che coinvolge procure e nuclei investigativi specializzati in più regioni, prosegue nel massimo riserbo per tutelare le vittime e garantire la correttezza degli accertamenti.

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