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Asti, orrore in famiglia: ha schiavizzato sessualmente la sua figliastra per 22 anni

Processo ad Asti per un uomo accusato di abusi e maltrattamenti durati più di vent’anni ai danni della figlia della sua convivente.

Luca Vercellin

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ASTI – Una storia agghiacciante di abusi, minacce e sottomissione durata oltre vent’anni è oggi al centro di un processo che scuote la comunità piemontese.
Sul banco degli imputati siede un uomo di 50 anni, accusato di aver ridotto in uno stato di terrore la figlia della sua convivente, oggi 27enne.

Una vicenda che sconvolge Asti

Secondo l’accusa, l’uomo avrebbe esercitato per decenni un controllo totale sulle due donne, trasformando la loro abitazione in una prigione domestica fatta di isolamento, minacce e violenze.
A denunciare la situazione non è stata la famiglia, ma un commerciante che, insospettito dai comportamenti della donna, ha trovato il coraggio di convincerla a chiedere aiuto.

Da quella segnalazione è partita un’inchiesta che ha portato alla scoperta di una lunga sequenza di soprusi, consumati nel silenzio e nella paura.

Le accuse

Il 50enne, disoccupato e mantenuto dalla compagna, è oggi sotto processo per violenza sessuale, riduzione in schiavitù, maltrattamenti e produzione di materiale pedopornografico.
Un impianto accusatorio pesantissimo, sostenuto dal procuratore aggiunto Laura Deodato e dal pm Manuela Pedrottadella DDA di Torino.

Gli investigatori descrivono anni di umiliazioni e minacce, in un clima di terrore domestico che ha segnato in modo irreversibile la vita della vittima.

Un inferno tra le mura di casa

Secondo la ricostruzione dell’accusa, l’uomo avrebbe isolato completamente le due donne, impedendo loro ogni contatto con l’esterno.
La convivente, unica fonte di reddito, lavorava fuori casa ignara di quanto accadeva durante la sua assenza, o troppo spaventata per reagire.

Solo dopo anni di silenzi, la giovane – oggi adulta – ha potuto raccontare l’incubo vissuto, sostenuta da una rete di psicologi, assistenti sociali e centri antiviolenza.

Un processo simbolo contro la violenza domestica

Il caso di Asti non è solo una storia di dolore personale, ma anche un drammatico esempio di violenza sommersa, quella che si consuma tra le mura di casa, lontano dagli occhi della società.

Le autorità giudiziarie sottolineano l’importanza della denuncia tempestiva e della vigilanza della comunità, perché nessuna forma di abuso possa più restare impunita.

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