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Assolto il direttore commerciale di Acqua Sant’Anna: non dettò il finto articolo contro Acqua Eva

I giudici hanno pronunciato l’assoluzione, ritenendo insussistenti gli elementi necessari per configurare i reati contestati

Gabriele Farina

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CUNEO – Si conclude con un’assoluzione piena, perché il fatto non sussiste, il processo che vedeva imputato a Cuneo Luca Cheri, direttore commerciale di Acqua Sant’Anna, accusato di diffamazione e turbata libertà del commercio. Con lui era finito a giudizio anche l’amministratore delegato dell’azienda di Vinadio, Alberto Bertone, deceduto l’11 novembre scorso.

Al centro del procedimento, una presunta “finta inchiesta” pubblicata online da una sedicente testata di settore. Il contenuto dell’articolo insinuava possibili collusioni tra la catena di supermercati Lidl e il marchio Acqua Eva, storico concorrente di Paesana. Secondo l’accusa, la pubblicazione sarebbe stata orchestrata proprio da Bertone e Cheri.

La testimonianza di Moscato

A redigere materialmente il pezzo era stato Davide Moscato, giovane dipendente torinese del gruppo Mia Beverage, società che controlla Sant’Anna. In aula, Moscato ha raccontato di aver agito su indicazione dei vertici aziendali, testimoniando di fatto contro i suoi ex datori di lavoro.

Da parte sua, Cheri ha confermato di aver “ispirato” l’operazione assieme a Bertone, ma ha negato di aver dettato o supervisionato il testo nella sua forma finale: «Io e Bertone volevamo toglierci un sassolino dalla scarpa» ha ammesso il dirigente. Anche l’ex amministratore delegato, prima della sua scomparsa, aveva dichiarato di essere a conoscenza dell’iniziativa pur senza aver partecipato direttamente alla redazione dell’articolo.

Le richieste di risarcimento

Secondo i legali della difesa, la vicenda non avrebbe prodotto alcun danno concreto a livello commerciale. Una posizione che la corte ha sostanzialmente accolto. Di segno opposto la ricostruzione di Acqua Eva, parte civile nel processo: l’azienda aveva stimato in oltre 11 milioni di euro le perdite subite, soprattutto per la mancata riconferma di contratti con la Coop, attribuendo tale danno proprio al “gossip commerciale” circolato online.

La decisione

Al termine del dibattimento, i giudici hanno pronunciato l’assoluzione, ritenendo insussistenti gli elementi necessari per configurare i reati contestati. Con la sentenza, si chiude dunque un caso che aveva agitato il settore delle acque minerali piemontesi e acceso i riflettori su dinamiche concorrenziali spesso poco visibili al grande pubblico.

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