CronacaTorino
La Moschea Omar condanna l’assalto a La Stampa: “Violenza estranea alla nostra comunità e alla lotta per la democrazia”
La Moschea Omar condanna l’assalto violento a La Stampa. Definisce “grave” l’episodio, “estraneo ai nostri valori”.
TORINO – Dopo la grave irruzione avvenuta il 28 novembre nella sede torinese de La Stampa, continuano le reazioni del mondo istituzionale e civile. Tra queste arriva la posizione netta della Moschea Omar di via Saluzzo, che ha diffuso un comunicato ufficiale per esprimere “piena solidarietà al direttore Andrea Malaguti, alla redazione e a tutto il personale” vittime dell’assalto.
Un intervento che si inserisce in un momento delicato, in cui la violenza di un gruppo ristretto rischia di essere strumentalizzata o associata, impropriamente, a comunità e movimenti che da mesi portano avanti manifestazioni pacifiche sul territorio.
La ferma condanna: “Pratiche incompatibili con i nostri valori”
Nel comunicato, la Moschea Omar non lascia alcuna ambiguità: l’intrusione è definita “grave” e viene respinta con decisione qualsiasi forma di protesta che ricorra alla forza, al danneggiamento o alla minaccia. “Sono pratiche incompatibili con i valori che da sempre guidano la nostra moschea e il nostro impegno nella società civile”, si legge nella nota.
Si tratta di parole particolarmente rilevanti in un contesto in cui l’episodio dell’assalto ha generato immediate polemiche, con il rischio che venga esteso a realtà e persone che nulla hanno a che fare con quei comportamenti.
Il caso Shahin e il rischio di sovrapposizioni improprie
Nel testo, la Moschea richiama anche la figura di Mohamed Shahin, di cui vi abbiamo ampiamente raccontato. Secondo la comunità, l’assalto non solo non è riconducibile a Shahin, ma è “in totale contrasto con il percorso di responsabilità, legalità e impegno civico che egli ha sempre incarnato”.
Viene ricordato come Shahin abbia svolto un ruolo attivo nella promozione dell’ordine pubblico durante le manifestazioni negli ultimi due anni, invitando costantemente alla non violenza e al rispetto delle istituzioni: “Non ho mai appoggiato iniziative violente o di danneggiamento — aveva dichiarato pubblicamente — e ho sempre cercato di promuovere l’ordine pubblico tra i manifestanti”.
Sono precisazioni necessarie in un clima che rischia di confondere la protesta democratica, riconosciuta e autorizzata, con atti isolati portati avanti da gruppi antagonisti.
“Non si usi la violenza come catalizzatore di nuove tensioni”
Il pericolo maggiore, in una fase tanto delicata, è che episodi come quello di via Lugaro diventino pretesto per alimentare nuove divisioni o demonizzare intere comunità. È su questo punto che l’appello della Moschea torna con forza: la violenza non appartiene né al loro percorso né alle battaglie portate avanti da chi chiede maggiore giustizia sociale e diritti attraverso vie pacifiche.
Una linea comune: coesione, prevenzione, responsabilità
Il messaggio lanciato dalla Moschea si inserisce nel solco tracciato ieri dalle istituzioni, dopo l’annuncio dell’aumento dei presidi di sicurezza e dell’istituzione di un tavolo permanente in Prefettura per prevenire nuove azioni violente.
L’obiettivo condiviso è evitare che un gesto isolato e irresponsabile possa generare fratture o contrapposizioni. Perché — come sottolinea il comunicato — solo attraverso “dialogo, rispetto delle istituzioni e pace” è possibile affrontare sfide che riguardano l’intera comunità.
La condanna dell’assalto, dunque, non è solo un atto di solidarietà verso i giornalisti, ma anche un richiamo forte al valore della protesta non violenta e alla responsabilità collettiva necessaria per evitare che l’azione di pochi oscuri la voce di molti.
La democrazia può e deve essere tutelata, anche con dialoghi pacifici.
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