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Vaccini e autismo: la nuova analisi dell’OMS smonta definitivamente le teorie complottiste
Non esiste alcun legame tra vaccini e aumento del rischio di disturbi dello spettro autistico
TORINO – Il 27 novembre 2025 il Comitato globale dell’OMS per la sicurezza vaccinale (GACVS) ha pubblicato una nuova e ampia analisi che ribadisce un punto essenziale: non esiste alcun legame tra vaccini e aumento del rischio di disturbi dello spettro autistico (Dsa).
Il documento, basato sulle migliori evidenze scientifiche disponibili, conferma per l’ennesima volta ciò che la comunità medica sostiene da anni. Nonostante le continue campagne contro le vaccinazioni, la realtà rimane immutata: l’autismo non è causato dai vaccini.
Una valutazione rigorosa delle prove scientifiche
Il GACVS ha analizzato due revisioni sistematiche che coprono un arco temporale di oltre quindici anni, dal 2010 ad agosto 2025. La scelta non è casuale: la revisione sistematica rappresenta il più alto livello di evidenza nella gerarchia della ricerca biomedica, perché seleziona gli studi migliori, valuta il rischio di bias ed esclude quelli con difetti metodologici.
Come ricorda l’Oms, solo quando molteplici ricerche indipendenti, ampie e ben progettate portano a risultati coerenti, si può parlare di un’associazione causale. Nel caso dei vaccini, questo insieme di prove semplicemente non esiste.
Thimerosal sotto la lente: 31 studi e nessuna correlazione
La prima revisione sistematica aggiorna un’analisi del 2012 e include 31 nuovi studi pubblicati tra il 2010 e il 2025.
Ecco cosa hanno mostrato:
- 16 studi si sono concentrati sui vaccini contenenti thimerosal (tiomersale).
- 15 studi hanno analizzato il rapporto generale tra vaccini e Dsa.
- A questi si aggiungono 5 meta-analisi, che aggregano dati di decenni.
Il risultato è univoco:
20 studi primari condotti in 11 Paesi diversi, insieme a tutte le meta-analisi, non riscontrano alcun nesso tra vaccini — con o senza thimerosal — e disturbi dello spettro autistico.
Gli undici studi che suggerivano possibili correlazioni presentavano invece limiti sostanziali: campioni troppo piccoli, metodi statistici inadeguati, conflitti di interesse o errori concettuali. Per questo la revisione ha attribuito loro scarsa affidabilità scientifica.
L’alluminio nei vaccini: timori infondati
La seconda revisione sistematica riguarda i vaccini che utilizzano sali di alluminio come adiuvanti. Questa tecnologia è impiegata da decenni per potenziare la risposta immunitaria e ridurre il numero di dosi necessarie.
L’analisi ha passato in rassegna la letteratura disponibile fino a marzo 2023, consultando sei grandi banche dati scientifiche. I risultati:
- 10 trial clinici randomizzati
- 7 studi di coorte su larga scala
Tutti concordano nel mostrare che i vaccini contenenti sali di alluminio non sono associati a Dsa né ad altre patologie croniche o sistemiche.
Le uniche due ricerche che ipotizzavano una relazione erano studi ecologici, ovvero analisi che non permettono di stabilire legami di causa-effetto. Entrambi presentavano inoltre errori metodologici gravi.
I nuovi dati danesi rafforzano la conclusione
Oltre alle due revisioni, il GACVS ha esaminato un nuovo studio pubblicato dopo il periodo considerato. Si tratta di una ricerca su tutta la popolazione pediatrica danese, basata sui dati sanitari nazionali e condotta sui nati dal 1997 al 2018.
I ricercatori hanno valutato l’esposizione ai vaccini contenenti alluminio e confrontato l’incidenza di 50 malattie croniche, inclusi i disturbi dello sviluppo neurologico e l’autismo.
La conclusione è chiara: nessuna associazione significativa.
Sulla base di tutte le prove — storiche e recentissime — il GACVS conferma le proprie posizioni espresse nel 2002, 2004 e 2012: i vaccini, compresi quelli contenenti thimerosal o alluminio, non causano l’autismo.
Perché questa conferma è cruciale
L’intervento dell’Oms arriva in un contesto in cui la disinformazione continua a erodere la fiducia nelle campagne vaccinali. È un fenomeno pericoloso, perché le vaccinazioni rappresentano una delle più grandi conquiste della salute pubblica: secondo l’Oms, negli ultimi cinquant’anni hanno salvato almeno 154 milioni di vite.
Per questo l’organizzazione invita governi, media e istituzioni scientifiche a:
- basare le politiche sanitarie sulle migliori evidenze scientifiche,
- comunicare in modo trasparente ed efficace,
- contrastare attivamente la disinformazione, soprattutto sui social.
In un’epoca in cui fake news e ideologie rischiano di oscurare i fatti, l’analisi del GACVS rappresenta un punto fermo: la scienza parla con chiarezza, e i dati non lasciano spazio a dubbi.
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