CronacaTorino
Aggressioni nelle carceri di Ivrea e Brissogne, c’è bisogno di più personale e rimpatri più rapidi
Il Sindacato SiNAPPe denuncia gli episodi e punta l’attenzione sul grave problema di mancanza di personale
IVREA – Due agenti di polizia penitenziaria sono stati aggrediti nelle carceri di Ivrea (Torino) e Brissogne (Aosta). A denunciare i due episodi è il sindacato SiNAPPe, che torna a sollecitare con forza un aumento immediato del personale, il trasferimento dei detenuti più violenti e una accelerazione dei rimpatri, laddove prevista dalla normativa.
Le aggressioni
Nel penitenziario valdostano di Brissogne, un agente è stato aggredito da un detenuto mentre interveniva per impedire gesti autolesivi, definiti dal sindacato come “pretestuosi”. L’operatore sarebbe stato colpito con violenza durante l’intervento di contenimento.
Più gravi le conseguenze dell’episodio avvenuto nel carcere di Ivrea, dove un agente ha riportato la rottura di alcune costole, con diversi giorni di prognosi, mentre cercava di contenere una persona detenuta. Secondo quanto riferito dal Sinappe, il soggetto coinvolto sarebbe affetto da problematiche psichiatriche.
La richiesta: più organico, strutture sanitarie e rimpatri
Alla luce dei due episodi, il vice segretario regionale del Sinappe per Piemonte e Valle d’Aosta, Matteo Ricucci, sottolinea la necessità di affrontare con decisione la gestione dei detenuti violenti e recidivi, evidenziando come la loro presenza rappresenti un rischio concreto per il personale, oltre che un costo sociale ed economico.
Il segretario nazionale del sindacato, Raffaele Tuttolomondo, ribadisce tre richieste centrali:
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Incremento immediato delle unità di polizia penitenziaria, per ridurre la pressione sugli agenti in servizio;
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Trasferimento urgente dei detenuti più violenti e con patologie psichiatriche accertate in strutture sanitarie dedicate;
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Dotazione di strumenti di sicurezza più efficaci e aggiornati per il personale.
Il sindacato chiede inoltre che, nei casi previsti dalla legge, si proceda a rimpatri più rapidi, ritenuti una misura utile a contenere violenze e criticità all’interno degli istituti penitenziari.
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