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Referendum sulla riforma della giustizia: si vota il 22 e 23 marzo 2026
I comitati per il No hanno espresso insoddisfazione per la data individuata, ritenendola penalizzante e poco adatta a garantire un’ampia affluenza alle urne
ROMA – Il Consiglio dei ministri ha sciolto le riserve: il referendum sulla riforma costituzionale della giustizia si terrà domenica 22 e lunedì 23 marzo come proposto nei giorni scorsi. Nelle stesse giornate gli elettori saranno chiamati alle urne anche per le elezioni suppletive, come deciso dall’esecutivo nel corso dell’ultima riunione di governo.
Dopo il tentativo fallito di fissare la consultazione per il 29 dicembre, l’esecutivo ha impresso un’accelerazione al calendario, individuando una data che – nelle intenzioni – dovrebbe rappresentare un punto di equilibrio politico. A confermare la decisione è stato il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, a margine del Consiglio dei ministri, ufficializzando la convocazione degli elettori per il quesito referendario sulla riforma della giustizia.
La scelta del 22 e 23 marzo nasce da un compromesso all’interno del dibattito politico: da un lato la maggioranza spingeva per il primo marzo, dall’altro l’opposizione auspicava un rinvio al mese di aprile, ritenuto più favorevole in termini di partecipazione. La soluzione individuata dal governo si colloca a metà strada, ma non riesce comunque a soddisfare tutte le parti in causa.
In particolare, i comitati per il No hanno espresso insoddisfazione per la data individuata, ritenendola penalizzante e poco adatta a garantire un’ampia affluenza alle urne. Le polemiche, dunque, non si placano e accompagnano fin da subito il percorso verso il voto, che si preannuncia come uno dei passaggi politici più delicati dei prossimi mesi.
Con la convocazione ufficiale del referendum, entra ora nel vivo la campagna elettorale: nelle prossime settimane il confronto tra sostenitori e oppositori della riforma della giustizia sarà al centro del dibattito pubblico e politico, in vista di un appuntamento che potrebbe incidere in modo significativo sull’assetto costituzionale del Paese.
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