EconomiaTorino
Il Cdr della Stampa: “chiediamo piano industriale serio e tutela dei livelli occupazionali”
Il gruppo Nem nel frattempo ha presentato un’offerta non vincolante per l’acquisto della testata di proprietà del gruppo Gedi, anch’esso in vendita
TORINO – A qualunque azienda che si sta candidando per l’acquisto della testata “La Stampa”, il comitato di redazione chiede “un piano industriale serio e articolato, capace di garantire la continuità e lo sviluppo della linea editoriale così come la ricca e complessa articolazione di un quotidiano che ha nelle redazioni provinciali, e nella vocazione nazionale e internazionale, la sua identità”. Così si legge nel nuovo comunicato del cdr, che qui sotto riportiamo integralmente.
Sulla questione, oltre all’ennesimo appello della redazione, c’è anche un’altra novità. Il Gruppo Nem (Nord Est Multimedia) guidato da Enrico Marchi presenterà un’offerta non vincolate per l’acquisizione del quotidiano La Stampa, per procedere così a una trattativa in esclusiva. Il gruppo editoriale possiede i quotidiani del Nordest (Mattino di Padova, La Nuova Venezia, Tribuna di Treviso, Corriere delle Alpi, Messaggero Veneto e Il Piccolo).
Il comunicato del Cdr:
Nonostante le incertezze degli ultimi mesi sull’assetto proprietario della nostra testata, giornalisti, grafici e poligrafici de La Stampa non hanno mai smesso di lavorare per raccontare il presente e interpretare il futuro. Di fronte all’imminente cessione del gruppo Gedi, noi sappiamo, come abbiamo sempre saputo, chi siamo e dove vogliamo andare. Possiamo sentirci in mare aperto, ma mai alla deriva. Le nostre condizioni sono chiare: tutela dei livelli occupazionali, rispetto dei contratti e di tutti gli accordi aziendali, valorizzazione delle competenze, riconoscimento della storia e della rilevanza nazionale di un giornale che da oltre un secolo accompagna la vita democratica del Paese. A Exor e Gedi chiediamo trasparenza e tempestività nelle comunicazioni, e soprattutto chiediamo a chi si candida ad acquistare la Stampa un piano industriale serio e articolato, capace di garantire la continuità e lo sviluppo della linea editoriale così come la ricca e complessa articolazione di un quotidiano che ha nelle redazioni provinciali, e nella vocazione nazionale e internazionale, la sua identità.
Abbiamo una tradizione gloriosa ma anche le capacità e il desiderio di completare quella trasformazione digitale annunciata troppe volte e troppe volte lasciata a metà, sacrificata in nome di sinergie astratte che hanno finito per impoverire il lavoro invece di rafforzarlo. Video, social, podcast, eventi sono strumenti che usiamo ogni giorno grazie a colleghe e colleghi che hanno ampliato competenze e orizzonti, senza mai sottrarsi all’innovazione.
Chiediamo che le professionalità costruite in questi anni vengano riconosciute e non disperse: per continuare a lavorare con impegno e serietà servono risposte su che cosa sarà La Stampa di domani. Il giornale è vivo, complesso e le domande da porsi parecchie. Ne mettiamo sul tavolo alcune. La crescita costante del traffico e degli abbonamenti digitali potrà finalmente trasformarsi in una risorsa capace di compensare le difficoltà strutturali della carta? E che ne sarà degli hub, con La Zampa e il Gusto con sede a Torino?
“Fare La Stampa” è il risultato dell’impegno quotidiano di centinaia di persone dal Piemonte al resto d’Italia al mondo: tipografi, tecnici, informatici, personale amministrativo, esperti di social, marketing e analisi dei dati. Non esiste un futuro che possa prescindere da loro. E poi ci sono le collaboratrici e i collaboratori, centinaia, fondamentali, che pur condividendo la nostra stessa incertezza, se non maggiore, garantiscono ogni giorno un contributo essenziale.
Come diceva il banchiere Raffaele Mattioli, «lo sviluppo economico deve andare di pari passo con lo sviluppo culturale, perché il valore di un’istituzione si misura non solo con i bilanci ma con l’impatto che ha su una comunità». Noi non abbiamo bisogno di sederci a un tavolo con l’editore per sapere chi siamo e qual è la nostra responsabilità verso il nostro lavoro. Chiunque vorrà esserlo dovrà dimostrare la stessa serietà, rispettando le condizioni che poniamo con chiarezza, nell’interesse di chi lavora qui e di un giornale che non è solo un’azienda, ma un patrimonio del territorio, della comunità e del Paese.
Il Cdr e le Rsu della Stampa
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