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Torino

“Autonomia dalla politica e attenzione ai fragili”: ecco cosa ha detto Mattarella a Torino per i 430 anni della Fondazione Ufficio Pio

“Ha accompagnato questa città attraverso i mutamenti profondi che in oltre quattro secoli si sono verificati”

Sandro Marotta

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TORINO – Per l’evento dei “430 anni di storie e cambiamento sociale” della Fondazione Ufficio Pio c’era anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.  L’Ufficio Pio nasce nel 1595 su iniziativa dei confratelli della già esistente Compagnia di San Paolo con il compito “di maritar povere figliuole et altre opere di carità”, come si legge sul sito della fondazione. Opera a favore di persone che vivono in situazioni di difficoltà economica e sociale, in particolare sul fronte del reinserimento lavorativo, del sostegno educativo e dell’inclusione sociale Oggi sono uno degli enti filantropici più antichi d’Italia.

Mattarella ha pronunciato questo discorso, in cui ha sottolineato l’autonomia dell’ente dal potere politico e l’attenzione ai più deboli:

L’Ufficio Pio ha attraversato, come abbiamo ascoltato, e tutti sappiamo bene, oltre quattro secoli: 430 anni in cui ha incontrato mutamenti profondi.

Ha accompagnato questa città attraverso i mutamenti profondi che in oltre quattro secoli si sono verificati, sia sul versante delle condizioni genericamente politiche, istituzionali, di assetti di governo; e sia sul versante sociale, dei profondi mutamenti intervenuti costantemente nelle condizioni sociali. E lo ha fatto restando sempre uguale a sé stesso.

Riuscire a farlo, attraverso cambiamenti così profondi, che si incontrano attraverso tanti anni, quattro secoli e più, è un’impresa da sottolineare – Eminenza – di grande rilievo.

Perché l’Ufficio Pio è stato sempre guidato da due principi stabili, fermamente seguiti: l’autonomia rispetto al potere pubblico e l’attenzione a più deboli, alle condizioni di fragilità, l’intervento concreto di sostegno per le condizioni di fragilità.

E con questi due principi è rimasto sempre uguale a sé stesso, malgrado i profondi mutamenti che ha affrontato, che ha attraversato questa grande città.

Oggi, naturalmente, abbiamo altre condizioni rispetto ai secoli precedenti. Ne abbiamo avuto un’indicazione estremamente chiara e preziosa da quel che abbiamo letto e ascoltato dalle testimonianze che sono state proposte; che hanno raffigurato esigenze, attese, prospettive, sogni, progetti, percorsi, per superare le difficoltà.

E in questo oggi è impegnata la Fondazione Ufficio Pio, ed è una condizione che ha nuovi fronti da affrontare, nuove povertà che vi sono nel nostro Paese, in questa città, come in tutte le altre nel nostro Paese, e non soltanto del nostro Paese.

Vi sono condizioni specifiche che abbiamo anche ascoltato. Le condizioni di difficoltà che caratterizzano aspetti di disagio di tanti giovani, le condizioni dei migranti, le condizioni di difficoltà nell’approccio al lavoro, nella disponibilità di abitazione.

Tutti i problemi che stanno impegnando l’Ufficio Pio e che sono la frontiera per sfuggire – come dice la felice espressione adoperata – alla “trappola della povertà”.

Per questo ho preso un po’ abusivamente la parola, per esprimere l’apprezzamento per la storia dell’Ufficio Pio e per l’opera svolta non soltanto in questi 430 anni, ma in questi nostri giorni, e per gli auguri per l’attività futura, che dispiegherà sempre in questa dimensione.

Impegni non di analisi astratte ma impegni concreti, operativi di sostegno operoso, per chi è in difficoltà, per chi è in condizioni di fragilità.

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