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Il Piemonte sotto “treno di perturbazioni”: Andrea Vuolo spiega le conseguenze del clima che cambia
La spiegazione di Andrea Vuolo ci aiuta a interpretare correttamente questo periodo meteorologico intenso
TORINO – Quella che potrebbe sembrare una “caotica immagine satellitare” è in realtà la radiografia fedele della situazione meteorologica che da oltre due settimane coinvolge il Piemonte e tutto il bacino del Mediterraneo. Come spiega il meteorologo torinese Andrea Vuolo, la nostra regione sta vivendo una fase decisamente movimentata, con precipitazioni anche molto intense in un periodo dell’anno — gennaio — tradizionalmente più asciutto per il Piemonte.
Secondo Vuolo, siamo sotto l’influenza di un “treno di perturbazioni” che risale dall’Oceano Atlantico lungo un profondo canale depressionario esteso fino al Mediterraneo occidentale. Questo tipo di configurazione non è casuale ma rappresenta una delle dinamiche più tipiche degli inverni europei del passato: affondi di masse d’aria umida e instabile in direzione sud-est, con ripetuti passaggi perturbati sul Nord Italia e l’arco alpino. In pratica, quello che si osserva è un ritorno di un pattern atmosferico noto e frequentemente descritto dai meteorologi decenni fa, quando la cosiddetta “porta dell’Atlantico” verso il Mediterraneo risultava spesso aperta in inverno.
Una dinamica antica in un clima moderno
Quel che cambia profondamente rispetto al passato è però lo sfondo climatico sul quale queste perturbazioni si manifestano. Oggi, infatti, la temperatura media dell’aria è di circa 2 °C più alta rispetto alle medie storiche del secolo scorso, un dato che coincide con le evidenze climatiche registrate in Piemonte e nel resto dell’Europa occidentale.
Questo riscaldamento si traduce nel cosiddetto zero termico più elevato e in una quota neve che si attesta frequentemente 300-400 metri più in alto rispetto a alcuni decenni fa — con implicazioni significative sulla neve stessa. Vuolo sottolinea come ciò diminuisca drasticamente la probabilità che la neve raggiunga le quote di pianura o bassa collina, e riduca anche gli accumuli e la durata del manto nevoso al suolo.
Neve sì, ma diversa
Se un tempo nevicate frequenti fino alle quote più basse dell’entroterra piemontese erano parte del normale inverno, ora le condizioni termiche spesso impediscono che la neve raggiunga tali quote in modo significativo. Anche nei casi in cui fiocchi bianchi arrivano in pianura — come accaduto negli ultimi giorni — si tratta molto spesso di neve bagnata o mista pioggia-neve piuttosto che di eventi veramente significativi.
Questo scenario non contraddice la presenza di perturbazioni intense: anzi, le piogge e le nevicate possono risultare abbondanti in montagna e sulle alte quote, mentre a quote più basse la temperatura elevata limita l’accumulo nevoso. Il Piemonte, rispetto al passato, ha già sperimentato cali marcati nella frequenza di nevicate rilevanti nelle aree di pianura e di bassa collina.
Un inverno “tipico” ma con un tocco moderno
Così, la configurazione atmosferica osservata — con una lunga saccatura atlantica che canalizza energia umida verso il Mediterraneo — è, nella sua essenza, una dinamica classica di inverno. Tuttavia, il “contesto di fondo” è quello di un clima più caldo e instabile, dove eventi anche intensi si alternano a periodi asciutti e anomalie termiche. Le osservazioni climatiche regionali confermano che negli ultimi decenni le temperature medie sono aumentate, con una tendenza alla riduzione delle nevicate alle quote più basse e a un marcato aumento della variabilità meteorologica.
In altre parole: ciò che accade oggi può ricordare gli inverni dinamici del passato, ma avviene su un pianeta che si è già riscaldato quasi 1,5–2 °C rispetto ai livelli pre-industriali, con effetti inequivocabili sulle caratteristiche di neve, freddo e pioggia.
Conclusioni
La spiegazione di Andrea Vuolo ci aiuta a interpretare correttamente questo periodo meteorologico intenso: non è un’eccezione assoluta nella dinamica delle perturbazioni europee, ma è resa unica dagli effetti del cambiamento climatico su temperature e quote neve.
Per il Piemonte e il bacino del Mediterraneo, questa situazione è un promemoria: la porta atlantica può ancora aprirsi in inverno, ma ora lo fa in un clima che amplifica alcune dinamiche e ne attenua altre, con importanti conseguenze per neve, pioggia e clima locale.
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