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Abbiamo fatto immaginare all’IA le Olimpiadi 2036 a Torino: ecco le foto
Tra le papabili città candidate per il 2036 c’è anche Torino. Proviamo a immaginare le olimpiadi estive n questa città
TORINO – Tra le città italiane che guardano con interesse all’assegnazione dei Giochi Olimpici del 2036, c’è anche Torino. Non è l’unica “papabile”, ma è forse quella che più di altre può rivendicare un’esperienza recente, infrastrutture già collaudate e una visione urbana coerente con il nuovo corso olimpico tracciato da Parigi 2024. Se la candidatura dovesse prendere corpo, la domanda non sarebbe tanto se Torino sia pronta, ma come potrebbe immaginare i Giochi: non concentrati in un’area chiusa, bensì diffusi, attraversabili, profondamente intrecciati con la città.
Se Torino dovesse davvero conquistare l’assegnazione dei Giochi Olimpici del 2036, la sfida non sarebbe solo sportiva ma profondamente urbana e culturale. L’esempio di Parigi — con gare diffuse, scenari iconici e una città trasformata in palcoscenico — offrirebbe un modello chiaro: non costruire cattedrali nel deserto, ma usare la città stessa come infrastruttura olimpica. Torino, in questo senso, ha tutte le carte in regola.
Un’Olimpiade che attraversa la città
Il cuore simbolico non potrebbe che essere il Centro storico, con Piazza Castello come fulcro. Qui troverebbero spazio le cerimonie all’aperto, il villaggio olimpico urbano e gli eventi non competitivi. Le immagini delle medaglie assegnate con Palazzo Madama e la Mole Antonelliana sullo sfondo farebbero il giro del mondo, restituendo a Torino quella dimensione regale e contemporanea insieme che spesso sfugge alla narrazione internazionale.

Il Po come Senna torinese
Come la Senna a Parigi, il fiume Po diventerebbe una vera arena naturale. Le gare di canoa sprint, canottaggio urbano e triathlon potrebbero svolgersi lungo l’asse tra il Parco del Valentino e i Murazzi, con tribune temporanee e percorsi immersi nel verde. Sarebbe anche un’occasione concreta per riqualificare definitivamente le sponde del fiume, trasformandole in un’eredità permanente per i cittadini.

Sport e archeologia industriale
Torino ha un patrimonio industriale unico, perfetto per discipline indoor e urbane. Il Lingotto, con la sua iconica pista sul tetto, sarebbe una location naturale per ciclismo su pista, skateboard e sport urbani, mentre gli spazi dell’ex Italgas, delle OGR e di Mirafiori potrebbero ospitare basket, pallavolo, scherma e sport da combattimento, in una continuità ideale tra passato produttivo e futuro sostenibile.

La Mole e l’asse nord-sud
La Mole Antonelliana, simbolo indiscusso della città, potrebbe diventare lo sfondo delle competizioni di arrampicata sportiva (con strutture temporanee) o delle finali di ginnastica artistica in un’arena costruita nell’adiacente area del Campus Einaudi.
A nord, quartieri come Barriera di Milano e Aurora ospiterebbero eventi di sport giovanili e tornei preliminari, inserendo i Giochi in un progetto di rigenerazione reale e non solo simbolica.

Lo Stadio e l’eredità del 2006
Lo Stadio Olimpico Grande Torino resterebbe la casa dell’atletica leggera, mentre l’Inalpi Arena accoglierebbe le grandi finali indoor. Le infrastrutture delle Olimpiadi invernali del 2006, opportunamente riadattate, tornerebbero protagoniste, dimostrando come un’Olimpiade ben progettata possa durare nel tempo.
Una città, non un parco a tema
Il vero punto di forza di un’Olimpiade torinese “alla Parigi” sarebbe la scelta politica e culturale di non isolare l’evento. Gare raggiungibili a piedi, in bici o in tram. Spazi temporanei smontabili. Quartieri vissuti, non blindati.
Torino non si trasformerebbe per due settimane in una vetrina artificiale, ma mostrerebbe ciò che è davvero: una città elegante, industriale, verde, con una scala perfetta per essere attraversata e raccontata.
Nel 2036, Torino potrebbe non limitarsi a ospitare i Giochi. Potrebbe usarli per dire al mondo — questa volta senza complessi — quale idea di futuro ha scelto.
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