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Sul sito delle Olimpiadi la storia di Valter Gerbi e del suo rapporto con i Giochi
Milano – Cortina è la sesta Olimpiade per Valter Gerbi, l’uomo dalle mille vite
TORINO – Quando si parla di Olimpiadi, tutti conoscono i nomi degli atleti che inseguono medaglie e record. Ma c’è un’altra leggenda olimpica che passeggia tranquillamente dietro alle quinte, con il badge da volontario ben appuntato alla giacca: Valter Gerbi, piemontese di 67 anni e — come lo ha definito il sito ufficiale delle Olimpiadi — “un esempio di volontariato che cresce con i Giochi”.
Un viaggio lungo trent’anni
Valter non è un semplice spettatore: è un protagonista discreto. Ha portato la sua energia alle sei edizioni delle Olimpiadi che vanno dal 1996 fino al 2026, diventando una sorta di “colonna portante ambulante” della famiglia olimpica.
Le Olimpiadi a cui ha preso parte
Atlanta 1996 (Stati Uniti)
È qui che tutto ha avuto inizio. Valter ha messo piede per la prima volta nel mondo olimpico come agente di polizia del tennis.
Sydney 2000 (Australia)
Due continenti e un salto di entusiasmo: Gerbi torna ai Giochi, consolidando la sua vocazione per il volontariato olimpico, qui si occupa del nuoto.
Atene 2004 (Grecia)
Torniamo alla “culla” delle Olimpiadi moderne: Gerbi è addirittura ufficiale di gara, ripercorrendo la storia antica e nuova dei Giochi.
Torino 2006 (Italia — “in casa”)
Quando le Olimpiadi arrivano in Piemonte, Valter non poteva mancare: qui incarna l’orgoglio di un territorio che vede in lui un volto noto e un cuore generoso. Responsabil edei volontari e tedoforo.
Parigi 2024 (Francia)
Sempre con lo stesso sorriso, Valter è tornato anche a Parigi, raggiungendo la sua quinta esperienza olimpica — tra volontariato allo stadio di Nizza e servizio alla comunità.
Milano Cortina 2026 (Italia)
Eccoci al presente: Valter è alla sesta edizione dei Giochi, questa volta ai Giochi Invernali, dove continua a fare ciò che ama: essere utile, presente e contagiosamente ottimista.
Il “tuttofare” dello spirito olimpico
Cosa fa Valter, esattamente? La risposta è semplice: un po’ di tutto. In varie edizioni lo abbiamo visto come volontario nei servizi, come guida per visitatori e delegazioni, a volte con compiti organizzativi (a Torino), altre volte con ruoli tecnici. In altre parole:sempre pronto ad aiutare chiunque, ovunque.
E sempre con lo stesso sorriso, quel sorriso che ti fa pensare: “Eh sì, senza di lui qui il mondo olimpico sarebbe decisamente più noioso.”
Il significato più profondo del suo esempio
La storia di Valter Gerbi non è solo un elenco di edizioni olimpiche o di viaggi intercontinentali. È la testimonianza di come il volontariato possa diventare parte integrante della propria identità, non una parentesi temporanea ma una vera passione di vita. Il sito ufficiale lo celebra proprio come una figura che incarna lo spirito olimpico nel suo significato più puro: solidarietà, amicizia e servizio agli altri, senza cercare riflettori o medaglie.
In un mondo dove spesso si applaudono soltanto i record, Valter ci ricorda che senza i volontari — con il loro tempo, la loro dedizione, la loro umanità — i Giochi non sarebbero possibili.
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