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Edward Weston e il realismo che oltrepassa la realtà, la mostra a Camera Torino

La mostra “Edward Weston. La materia delle forme” per la prima volta in Italia con 171 fotografie vintage del maestro americano

Chiara Scerba

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TORINO – Dopo un 2025 da record, Camera apre il nuovo anno espositivo con una mostra di rilievo internazionale.

Lo scorso ottobre lo spazio torinese ha celebrato i suoi dieci anni con la retrospettiva dedicata a Lee Miller, che ha registrato oltre 45 mila visitatori e un ampio consenso di pubblico e critica. Secondo i dati dell’Abbonamento Musei, nel 2025 Camera è stato il terzo spazio espositivo più visitato del Piemonte tra i possessori di tessera.

Dal 1° novembre la direzione è passata a François Hébel. Guiderà il centro in un 2026 che si configura come un anno di transizione e si apre con un progetto di grande spessore storico e curatoriale.

Edward Weston. La materia delle forme

Per la prima volta in Italia arriva a Torino “Edward Weston. La materia delle forme”, mostra realizzata in collaborazione con la Fundación MAPFRE, che da oltre vent’anni promuove e custodisce questo progetto espositivo.

Si tratta di 171 fotografie, quasi tutte stampe vintage in bianco e nero di straordinario valore, realizzate prevalentemente con fotocamera a grande formato, raccontano l’intero arco della carriera di uno dei maestri assoluti della fotografia del Novecento.

Curata da Sergio Mah, l’esposizione offre “una prospettiva unica sull’opera essenziale e inconfondibile del grande maestro americano – pioniere di una visione rigorosamente moderna – che ha contribuito a riconoscere e consolidare la fotografia come linguaggio poetico e intellettuale”. Weston, attivo tra il 1903 e il 1948, attraversa uno dei momenti cruciali della storia delle arti visive, quei primi decenni del Novecento, quando la fotografia cerca una propria autonomia rispetto alla pittura e insieme ne assorbe suggestioni e tensioni formali.

La sua iniziale adesione alle tendenze pittorialiste si traduce in una ricerca rigorosa della forma, della luce e della composizione. Ma il realismo westoniano non è mai mera registrazione del dato visivo, è un dispositivo percettivo che intensifica lo sguardo e conduce verso una dimensione quasi astratta. Conchiglie, peperoni, oggetti quotidiani, nudi e paesaggi diventano strutture formali che però trascendono il soggetto per interrogare la relazione tra luce e percezione.

Come suggerisce l’eco di Walt Whitman, a cui Weston si ispira, non è ciò che si vede a contare, ma come lo si vede. Le sue nature morte e i suoi nudi non chiedono uno sguardo superficiale, ma una disponibilità profonda da parte dell’osservatore: è nell’intensità di chi guarda che l’immagine si compie, aprendo uno spazio di compartecipazione e trasformazione.

Ed è proprio questa l’esperienza che la mostra si augura di far vivere.

Eventi del 2026

Accanto alla mostra di Weston, Camera presenta un programma 2026 articolato per stagioni con vari artisti italiani e internazionali. Da Harry Gruyaert, fotografo del colore e del rigore geometrico, a Werner Jeker, grafico noto per il suo lavoro sui manifesti, passando per Letizia Battaglia, con le sue celebri immagini sulla criminalità siciliana e non solo, e Davide Tranchina, autore bolognese attento alle ambiguità percettive dell’immagine fotografica moderna.

Tra il 9 aprile e il 2 giugno 2026 tornerà inoltre EXPOSED – Festival di fotografia, guidato da Camera, a conferma del ruolo centrale dell’istituzione nel panorama fotografico nazionale e internazionale.

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